• IDEOLOGIA

Green Deal e Covid-19, quante contraddizioni per l’Europa

L’annuncio della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, di stanziare 25 miliardi per fronteggiare la crisi da coronavirus, è una vergogna se paragonata ai 100 miliardi annui stanziati per il Green Deal. Inoltre, il denaro per l’epidemia verrà preso in parte dagli Stati e in parte dai fondi strutturali, che servono allo sviluppo dei singoli Paesi. Insomma, un altro segno della distanza tra Bruxelles e popoli.

Il mito e la religione ambientalista europea non si smentisce, nemmeno davanti alla tragedia dell’epidemia, la nuova peste che ha colpito l’Europa e in particolare l’Italia. Non ne avevamo dubbi. Tutta la messa in scena dell’ultimo anno, il “gretinismo d’accatto”, gli scioperi per l’ambiente e finanche la pantomima di accogliere la scorsa settimana Greta Thunberg nel cuore delle istituzioni europee, nel bel mezzo dell’epidemia da coronavirus, dimostrano l’assoluta distanza che si misura tra i bisogni dei popoli europei e le sue istituzioni.

Se ci permettiamo di alzare la voce, non è per mancanza di rispetto verso quel desiderio di felicità che mosse i padri fondatori europei ad impegnarsi per un futuro di pace e prosperità per noi e i nostri figli. Alziamo la voce perché siamo fieri di loro e non possiamo tacere la vergogna e l’inadeguatezza con la quale gli attuali leader europei ci stanno trascinando verso la più disperata delle catastrofi. Avremo altre occasioni di stigmatizzare il razzismo che il Governo italiano sta dimostrando verso le regioni e le popolazioni del Nord Italia.

Il Green Deal, con i suoi 100 miliardi di euro all’anno per i prossimi 7 anni, deve essere rimandato e sospeso, senza che si alzi una sola voce di dissenso. Quei soldi, almeno per il primo triennio, 2020-2023 devono essere messi subito a disposizione dei Paesi che stanno combattendo, sulla pelle dei loro malati e con molti morti, la buona battaglia per sconfiggere l’epidemia e frenare il contagio europeo. Il Nord Italia e in particolare Lombardia, Veneto e alcune provincie di Piemonte ed Emilia Romagna, sono gli avamposti europei, sono le truppe scelte dalla Provvidenza per rallentare l’avanzata della più terribile delle armate, la nuova pestilenza che potrebbe trasformare l’Europa in un’ecatombe. Non ci vuole molto a capirlo, certamente non sfugge alla Commissione Europea né ai capi di Stato e di Governo che stanno solo fingendo di non comprendere il sacrificio di costi e vite umane che il Nord Italia sta compiendo per il bene di tutti.

In questi giorni ci è stata presentata come una vittoria la decisione, spuntata dal Governo italiano in Europa, di poter far più deficit. Quale vittoria? È invece una cocente sconfitta, sia per l’Italia che dovrà ripagarsi il deficit aggiuntivo, sia per l’Europa che non ha capito nulla di ciò che sta accadendo.

La decisione di martedì sera, annunciata dalla presidente Ursula von der Leyen di stanziare 25 miliardi per un fondo speciale per fronteggiare la crisi da coronavirus, è una vergogna se la paragoniamo ai 100 miliardi che ancora sono stanziati per il Green Deal. Com’è possibile paragonare il benessere dei castori e delle marmotte, delle api e delle farfalle con il pericolo di vita di decine di migliaia di europei? Come paragonare la pulizia dell’aria sopra il continente europeo e il benessere di fringuelli e passerotti, con la moria quotidiana di piccole e medie imprese, partite IVA, piccoli commercianti che proprio nelle regioni del Nord Italia stanno chiudendo le proprie saracinesche per sempre?

Eppure l’ipocrisia europea non dà segni di ripensamento. Alle dichiarazioni del presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, secondo cui “la salute dei nostri concittadini è la prima priorità”, non sta seguendo nessuna decisione pratica. Il “Fondo Coronavirus” verrà prelevato e in parte co-finanziato dai singoli Stati (7,5 miliardi), dai fondi strutturali europei (17,5 miliardi), fondi che comunque servirebbero allo sviluppo delle politiche europee e dei singoli Paesi. Non un parola che possa far sperare nel blocco o nella sospensione della follia verde. Non c’è coscienza di essere di fronte ad un ‘monsone’, si pensa ancora di ripararsi al meglio dal temporale di stagione. Tante belle parole, qualche promessa insufficiente e sberleffo inaccettabile dall’Europa, che invece di prediligere la salute e l’intrapresa dei propri cittadini umani, dimostra senza mezzi termini di seguitare ad adorare inumana natura.

Dopo gli anni passati, in cui prima Barroso e poi Junker hanno dimostrato una totale inadeguatezza nel rispondere ai bisogni urgenti dei popoli europei a seguito della crisi provocata dalle speculazioni finanziarie, dopo i primi cento giorni di insediamento della nuova Commissione von der Leyen, le cose non sono cambiate: anzi sono peggiorate. In questi stessi giorni, in cui contiamo le decine di morti in Italia e si inizia la conta nel resto dei Paesi europei, la Commissione ridente ed eccitata ha dato l’avvio a grandi progetti per la produzione di energia elettrica eolica nei mari, nuove batterie all’idrogeno e si prepara ridente ad uno sforzo erculeo per centrare i risultati del Green Deal.

Una follia totale. Se le incapacità e superficialità di Barroso e Junker hanno fomentato la nascita e lo sviluppo di populismi anti europeisti, la direzione presa dalla von der Leyen ci porterà a un’esplosione di proteste inimmaginabili e alla definitiva distruzione di quell’Europa per la quale i nostri padri hanno sacrificato la vita e le speranze.

Si è festeggiato nei mesi scorsi il potere delle donne, esaltando con la von der Leyen anche la nomina di Christine Lagarde, finzione su finzione. Vogliamo paragonare la responsabilità dimostrata da Draghi, il suo coraggio e la sua consapevolezza negli scorsi anni con l’attuale “incapacità di reazione” e inadeguata difesa dei milioni di piccoli risparmiatori europei dimostrata dalla Lagarde? Non andiamo oltre per pietà. Ma sia chiaro che non saremo complici della strage europea che si sta compiendo.