a cura di Benedetta Frigerio
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I jihadisti dell’East Indonesia Mujahidin hanno ucciso quattro cristiani nel Sulawesi

Quattro cristiani sono stati uccisi a Lemban Tongoa, un villaggio del Sulawesi, Indonesia. È successo il 27 novembre in un avamposto della Chiesa dell’Esercito della salvezza. Le vittime sono quattro contadini: marito, moglie, una figlia della coppia e suo marito. Secondo alcune fonti tre di loro sono stati sgozzati, secondo altre due corpi sono stati mutilati e una delle vittime è stata decapitata. Gli autori dell’aggressione, che prima di darsi alla fuga hanno anche incendiato sette abitazioni, appartengono al gruppo jihadista East Indonesia Mujahidin il cui capo, Ali Ahmad, è ricercato dalla polizia da due anni. Il ministro indonesiano per la sicurezza, Mohammad Mafud, ha riferito che gli aggressori erano otto, guidati dal loro leader. Questo è il terzo attacco del gruppo in tre mesi. Polizia ed esercito hanno lanciato una caccia all’uomo nella quale sono impegnati 100 tra agenti e militari. Nel frattempo le altre 150 famiglie del villaggio sono state trasferite in un luogo più sicuro per evitare nuovi incidenti. L’East Indonesia Mujahidin agisce prevalentemente nel Sulawesi centrale ed è affiliato al gruppo jihadista transnazionale del sud est asiatico, Jemaah Islamiyah. Lo scorso agosto il gruppo ha teso una imboscata a un mezzo che trasportava degli operatori sanitari e li ha derubati. Successivamente ha rapito due contadini e ne ha ucciso uno. Il presidente del Sinodo cristiano protestante, il Pastore Gumar Gultom ha denunciato altri attacchi verificatisi di recente, tra cui l’incendi di sei cappelle, cosa che la polizia nega. Ormai il gruppo dovrebbe essere ridotto a circa una dozzina di componenti che si nascondono nel folto della giungla del Sulawesi centrale. Lo scorso gennaio la polizia ha avviato l’Operazione Tinobala per stanare gli ultimi terroristi.