a cura di Anna Bono
  • Libia

I paesi del Nord Africa rifiutano di ospitare piattaforme in cui far confluire gli emigranti illegali

La Libia si oppone al progetto formulato lo scorso giugno dall’Unione Europea di creare in Nord Africa delle piattaforme regionali in cui far confluire gli emigranti illegali affidando alle Nazioni Unite e ad altri organismi il compito di verificare quali richieste di asilo sono giustificate e aiutare chi non ha diritto allo status di rifugiato a rientrare in patria. Tutti gli stati nord africani, Tunisia, Marocco, Algeria e Libia – ha precisato il ministro degli esteri libico Mohamed al-Taher Siala, intervistato dal quotidiano austriaco “Die Presse” – respingono questa proposta. Per quanto riguarda il suo paese, il ministro ha assicurato che il governo sta tentando di rafforzare i controlli lungo i confini meridionali tramite accordi con Ciad, Niger e Sudan. È alla frontiera meridionale della Libia – ha detto – “che inizia veramente il confine con l’Europa, non nel Mediterraneo”. L’UE dovrebbe quindi contribuire a proteggere quelle frontiere fornendo supporti tecnici come, ad esempio, mezzi di pattugliamento, droni, elicotteri e magari anche armi leggere. Il ministro ritiene che attualmente siano circa 30.000 gli emigranti illegali trattenuti nei centri libici. La Libia – ha aggiunto – sta lavorando insieme all’UE per trasferirli nei paesi di origine, ma “sfortunatamente alcuni di questi paesi – soprattutto dell’Africa occidentale – rifiutano di riprenderli”.