• Cristianesimo e alimenti proibiti / 2

Il cannibalismo, un tabù per molti popoli e religioni

Gli assedi, le carestie e altre calamità sono tra le più frequenti cause che hanno indotto storicamente al cannibalismo. Il raccapriccio verso tale pratica è uguale in quasi tutte le religioni, con qualche eccezione. La Chiesa, eccetto che in stato di necessità, lo condanna. E come si spiega il fatto di nutrirsi del Corpo di Cristo secondo la dottrina, fondata sulla Bibbia, della transustanziazione? Con il comando del Signore e il fine della salvezza eterna.

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Siamo nel 73 d.C., alla fine della prima guerra ebraica. La città di Gerusalemme, accerchiata e attaccata dall’esercito romano guidato da Tito Flavio, figlio di Vespasiano, è stata totalmente distrutta già tre anni prima. La guerra era iniziata nel 66, quando in Palestina era esplosa la ribellione contro il potere di Roma. Solo una fortezza, Masada (in ebraico Metzada), resistette. Fino a quel pomeriggio del 73 d.C., quando anche Masada, roccaforte che sembrava inespugnabile, cadde.

Per sconfiggerla, Tito aveva usato una strategia crudele ma efficace e destinata ad avere successo: aveva lasciato entrare in città centinaia di pellegrini, per la consueta visita al Tempio, in occasione della festa di Pèsach, ma poi aveva impedito loro di uscirne. In questo modo la città era sovrappopolata ma senza i mezzi di sostentamento necessari per far fronte alle necessità di tutta quella gente. E così morirono in tanti, non per la guerra, ma di inedia. È forse un caso unico nella storia delle guerre, una battaglia persa non con le armi, ma per la fame. Bisogna specificare però che gran parte degli assediati, gli Zeloti, avevano fatto un suicidio di massa.

Ma ciò che è interessante per noi è il fatto che l’assedio della fortezza induce al cannibalismo una donna di nome Maria, che vedendo il figlio indebolito all'estremo dalla fame lo uccide e lo mangia. Questo episodio ci fa pensare alle punizioni bibliche che sono estremamente severe: Dio punisce il suo popolo per la disubbidienza di cui quest'ultimo fa prova, con carestia, assedio e morte. E nemmeno i figli vengono risparmiati, anzi subiscono qualcosa di tremendo: mangiati dai loro genitori! L’Elohim Yahweh, che la teologia definisce il vero Dio, infligge la punizione agli Israeliti perché non ascoltano la sua parola, i suoi precetti e offrono sacrifici ad altre divinità: “Se, nonostante tutto questo, non vorrete darmi ascolto, ma vi opporrete a me, anch’io mi opporrò a voi con furore e vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati. Mangerete perfino la carne dei vostri figli e mangerete la carne delle vostre figlie”. (Levitico 26:27-29).

Gli episodi di cannibalismo causati dagli assedi continuano anche per tutto il Medioevo e troviamo numerose fonti storiche che lo attestano. È il caso dell’assedio e conseguente sacco di Roma compiuto da Alarico nel 408-410, che causò pasti antropofagi consumati all’interno dell’Urbe assediata.

Un’altra causa del cannibalismo sono le carestie, spaventosi periodi che portano l‘essere umano a perdere la ragione, per la fame. Rodolfo il Glabro racconta la carestia del 1032-1033, che colpì molte parti d’Europa producendo caos e distruzione: «Come se ormai stesse diventando un fatto abituale il mangiare carni umane, un tale ne portò di cotte per metterle in vendita al mercato di Tournus, quasi si trattasse di comune carne animale. Arrestato, l’uomo non negò quella colpa; fu allora immobilizzato e bruciato sul rogo. La carne venne seppellita; ma un altro la dissotterrò di notte e la mangiò, finendo egli pure bruciato».

Come vediamo, il divieto di consumare carne umana era assoluto, imposto dalla Chiesa, dalla società e dalle leggi. E si tratta non solo di consumo diretto, ma anche indiretto. Facendo qualche passo indietro, vediamo che già Tertulliano (155 circa - 230 circa) parla del divieto riguardo all’abitudine di consumare le fiere dell’arena che avevano divorato carne umana: il pericolo è quello dell'antropofagia “indiretta”. Per la stessa ragione il re di Francia Giovanni II il Buono nel 1363 vieta di macellare animali che si fossero nutriti nelle residenze dei barbieri e dei chirurgi, dove avrebbero potuto ingerire sangue, capelli o unghie recise o, rispettivamente, fluidi umani e carni amputate.

Il raccapriccio che la pratica del cannibalismo induce è uguale in quasi tutte le religioni, con qualche eccezione. Ma non è nostra intenzione dilungarci su questa pratica dal punto di vista rituale oppure come malattia mentale. A noi interessa il cannibalismo che scaturisce da condizioni fuori dal comune, prodotte appunto da assedi e carestie. Sono condizioni estreme, che possono produrre reazioni estreme.

Sono perdonabili queste azioni? In qualche caso, benché la Chiesa condanni (e vieti) la pratica, si sono verificate delle assoluzioni di massa in popolazioni che avevano subito prolungati assedi, a seguito dei quali si erano create le condizioni per un'aberrazione come il cannibalismo.

In tempi più recenti, abbiamo diversi esempi di cannibalismo che scaturisce da condizioni estreme: la grande carestia in Russia nel 1921 oppure l’incidente aereo nelle Ande del 1972 in cui i membri di una squadra di rugby per sopravvivere mangiarono i compagni morti. Certo, è un atto riprovevole, condannato dalla Chiesa, sebbene la stessa consideri moralmente lecito cibarsi di carne umana in stato di necessità. Forse l’unico tabù fondamentale condiviso dalla maggior parte delle popolazioni e delle religioni al mondo è il divieto di mangiare carne umana.

Allora, come spieghiamo il fatto di mangiare il corpo di Cristo e bere il Suo sangue durante la Messa? «Gesù disse loro: “In verità, in verità, io vi dico, che se voi non mangiate la carne del Figlio dell’uomo, e non bevete il suo sangue, voi non avrete la vita in voi”». (Gv 6:53). Lo spieghiamo con la transustanziazione e il fine della salvezza eterna. Secondo il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, con la consacrazione si opera «la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del Suo Sangue. Questa conversione si attua nella preghiera eucaristica, mediante l’efficacia della parola di Cristo e dell’azione dello Spirito Santo. Tuttavia, le caratteristiche sensibili del pane e del vino, cioè le “specie eucaristiche”, rimangono inalterate».

Il primo ad utilizzare il termine transubstantiatio fu Rolando Bandinelli, futuro papa Alessandro III. Successivamente fu ripreso da Tommaso d’Aquino - in particolare nel De venerabili sacramento altaris -, e dalla Scolastica che ne delinearono con precisione il significato.

I protestanti non credono nella verità per cui la Santa Eucaristia è l’effettivo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo. I cattolici, invece, credono che a seguito della consacrazione durante la Santa Messa il Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, è veramente, realmente e sostanzialmente contenuto nella Santa Eucaristia sotto l'apparenza di pane e vino (Concilio di Trento, Decreto sulla Santa Eucaristia).

La visione cattolica della Santa Eucaristia e anche il suo supporto biblico è insormontabile e innegabile. Deo gratias.


* Per ovvie ragioni, nessuna ricetta illustrerà questo articolo.

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