• ETEROLOGA A PAGAMENTO

Il Corriere lancia la "fecondazione equa e solidale"

In Italia non c'è una cultura della donazione, per questo la fecondazione eterologa è destinata a fallire. Lo scrive il Corriere della Sera che lancia l'allarme sulla mancanza di donatori. L'alternativa? Pagare i donatori o incentivare le forme di scambio riproduttivo "equo e solidale". Come il social egg freezing o l'egg sharing. 

La prima pagina del Corriere della Sera

Arriverà anche in Italia il social egg freezing, il frigorifero degli “ovuli equi e solidali”? E sarà mai possibile per le future mamme in attesa (artificiale) scegliere in un campionario di ovociti illimitati e a basso costo? Si sa, nel settore della fecondazione eterologa il gioco della domanda e dell’offerta risulta sballato: la prima c’è, ed è grande, l’altra manca del tutto. Dunque, bisogna intervenire per ristabilire le regole del mercato, eliminare le storture dello scambio ineguale e ristabilire le priorità dei diritti e dei desideri.

Traduciamo così, con un po’ di fantasia e libertà di interpretazione, gli angosciosi interrogativi che occhieggiano dalla prima pagina del Corriere della Sera. Titolo: “L’Italia senza donatrici per l’eterologa”. Svolgimento: a sette mesi dalla sentenza della Corte Costituzionale, la fecondazione eterologa è al punto zero. Le cause? Mancano le donatrici di ovociti perché la legge proibisce di pagarle. Le donne italiane sono tra le più tirchie ed egoiste d’Europa e le regole sulla donazione gratuita le scoraggiano ancora di più. Dunque, se vogliamo che la sentenza della Consulta abbia seguito, occorre incentivare la cessione degli ovuli pagandoli, come fanno in alcuni Stati europei. Magari con i soldi dello Stato, per evitare odiose discriminazioni, introducendo la fecondazione assistita nei Lea, i “Livelli essenziali di assistenza” a carico del Servizio sanitario nazionale.

Ecco, dopo mesi di caccia senza quartiere ai cattivi boicottatori degli ovuli liberi e gratuiti per tutte (nell’ordine: il ministro Lorenzin, il governo, il governatore della Lombardia Maroni, i cattolici oscurantisti e le lobby pro life), il Corriere ha finalmente scovato il grande nemico: l’egoismo ovarico delle italiane, alimentato dall’avarizia di Stato. Lo fa dire a tal Guido Pennings, docente di bioetica alla Ghent University del Belgio. Il quale, senza tanti giri di parole, sentenzia: «L’altruismo è il fattore più importante nella donazione di ovociti, ma il compenso finanziario è una ragione convincente». E la cronista del Corriere, chiosa con altrettanta chiarezza: «Bene. Noi siamo in alto mare su entrambi i fronti. Senza campagne di sensibilizzazione, le donne non sono messe nella condizione di donare le proprie cellule riproduttive. L’idea di proporre un compenso, poi, anche a titolo di rimborso spese, è ben lontana dalla mentalità corrente».

Nel passaggio, non si capisce a chi appartenga questa “mentalità corrente”: se alle donatrici o allo sconosciuto ufficiale pagatore. Così come la giornalista non spiega perché mai una donna dovrebbe sottoporsi a una tecnica di “trapianto” invasiva e rischiosa, senza neppure avere un adeguato ritorno economico. Brutale, ma le cose stanno così. Del resto, il fatto che il Corriere vada a pescare il professor Pennings, luminare in materia, ma sconosciuto ai più, ha una sua precisa ragione. Il professore, infatti, è un entusiasta sostenitore del cosiddetto “turismo riproduttivo”, cioè quello praticato da mote coppie che si recano nei Paesi in cui la normativa che disciplina la fecondazione è meno restrittiva. I preferiti sono i centri dell’Europa orientale, per il fatto che hanno costi più contenuti. Anche la Spagna sta attraendo più persone, in quanto la legge consente il pagamento per la donazione degli ovuli. Pennings è un dichiarato fan della déregulation etica e legislativa e in diverse occasioni ha criticato la disciplina restrittiva approvata in Italia. L’incontro con un grande quotidiano liberal come il Corriere darà certamente i suoi frutti. 

Senza lo stipendio alle donatrici di ovuli, non resta che rivolgersi ai centri di riproduzione esteri, una soluzione, ci informa il Corriere «che va per la maggiore, anche tra i privati (come il Demetra, tra i più importanti della Toscana, pronto alla firma di un contratto a giorni)». L’ospedale fiorentino di Careggi ha bandito una gara per comprare gameti dall’estero: la presentazione delle candidature scade il 16 novembre. Ma la Toscana, non era la Regione che aveva promesso la fecondazione eterologa immediata e senza ticket? Sì, che lo era, ma mentiva sapendo di mentire. A oggi, nessun ospedale pubblico italiano, salvo in un solo caso, ha cominciato il trattamento: i soldi per garantire gratis l’eterologa non ci sono e non tutte le donne che ne hanno fatto richiesta potranno mai accedervi, nemmeno a pagamento. Escluse le over 43: oltre quell’età le chance di aver un figlio sono troppo scarse.

Che fare allora? La soluzione l’ha suggerisce il Corriere: l'egg freezing in versione social e solidale. É una tecnica di crioconservazione degli ovociti che permette il congelamento dei gameti femminili prelevati in età fertile, in attesa che le condizioni, sociali, economiche oppure di salute le consentano di progettare una gravidanza consapevole. É quello che ha proposto la Apple alle sue dipendenti come benefit aziendale. Conservare gli ovuli in freezer costa dai 3 ai 5mila euro, ma il congelamento verrebbe regalato a quelle giovani donne disponibili a donarne la metà alle coppie infertili. A Milano il San Raffaele s’è detto già pronto allo scambio solidale. Per i più esigenti, invece, ci sono: il gametes crossing, l’incrocio di gameti donati gratuitamente e in modo anonimo, o anche l’egg sharing: la condivisione degli ovociti, come si fa con le macchine per risparmiare benzina e abbattere lo smog. 

«Sono tutte soluzioni messe in campo per aggirare il vero problema: non abbiamo una cultura della donazione». Tocca alla ginecologa Alessandra Vucetich, della Casa dei Diritti di Milano, raffreddare gli entusiasmi per cantare il solito ritornello degli italiani ingrati ed egoisti. Ma la signora si sbaglia: in Italia ci sono quasi 2 milioni di donatori di sangue “regolari” (cioè, non occasionali), e da anni è stata raggiunta l’autosufficienza. C’è una sensibilità in crescita anche per i trapianti d’organo e di midollo, l’Italia è terza in Europa per numero di trapianti effettuati (dopo Spagna e Francia) e registra una media superiore a quella europea. La cultura della donazione c’è ed è ben radicata. Semmai, è selettiva perché sa distinguere tra i diritti per tutti e i desideri ch sono soltanto di una minoranza. Non ritiene l’impossibilità della maternità una malattia e non mette il figlio a ogni costo tra i diritti. Ma questo è un altro discorso, che a certi grandi giornali proprio non piace.