• PER RISORGERE

Il miracolo di Gazzaniga, tra Maria e il sangue del Figlio

Era il 5 agosto 1666, festa della Madonna della Neve, quando i fratelli Peracchi videro fuoriuscire del sangue da una pagnotta. Pentiti di aver lavorato in giorno festivo, fecero erigere una cappella. Quel miracolo, dalla forte simbologia eucaristico-mariana, è segno di speranza per un’area molto colpita dal Covid e dovrebbe essere più onorato in tutta la Diocesi di Bergamo. Specie nel mese di luglio, dedicato al Preziosissimo Sangue.

Gazzaniga è una cittadina di circa cinquemila abitanti della Media Valle Seriana. Vicinissima a Nembro e ad Alzano Lombardo, anch’essa ha duramente sofferto delle conseguenze della pandemia di Covid-19: se consideriamo il numero complessivo di decessi, tra il 1° marzo e il 7 aprile 2020 si è infatti registrato un totale di 71 persone decedute, rispetto alle 7 nello stesso periodo dell’anno precedente, con un aumento del 914%. Il caso più doloroso è stato quello della famiglia Ravasio, nella quale su cinque fratelli e sorelle, tutti avanti negli anni, quattro sono deceduti a causa del Covid-19.

Nonostante questo duro colpo, Gazzaniga e l’intera bergamasca possono risorgere se ritroveranno la fede che anche in questa terra negli ultimi anni si è drammaticamente affievolita.

I segni della presenza divina non mancano. Nella vicina Albino vi sono due santuari costruiti a ricordo di apparizioni della Beata Vergine Maria: in località Desenzano vi è quello della Madonna del Miracolo (detto popolarmente Madonna della Gamba), che sorge nel punto in cui nel 1440 la Madonna apparve a una giovinetta di nome Ventura in pericolo di vita a causa di una gamba in cancrena, le fasciò la gamba malata e la guarì. In località Vallalta, invece, vi è il santuario della Madonna di Altino, nel luogo dove nel 1496 la Madonna apparve sul monte omonimo a Quinto Foglia, che nella calura estiva rischiava di morire di sete insieme ai suoi due figli, indicandogli il punto dove avrebbe dovuto scavare per trovare l’acqua.

Nella stessa Gazzaniga, nella cui chiesa parrocchiale vengono conservati i resti mortali del martire sant’Ippolito, prima della sua conversione carceriere di san Lorenzo, è avvenuto un evento miracoloso che merita di essere conosciuto.

Salendo i tornanti della strada provinciale numero 41 che unisce Gazzaniga alla frazione di Orezzo lungo le pendici del monte Cedrina, in località Masserini, a poche centinaia di metri dopo il cimitero, sul lato sinistro della strada, oggi via Sandro Pertini, si trova una cappellina dedicata alla Madóna de la Schisciada (in italiano Madonna della Pagnotta). È una cappellina semplice con campanile, cui si giunge salendo per alcuni gradini dal livello della strada; è coperta da un tetto ma aperta su tre lati, con un’inferriata che divide il piccolo presbiterio, dove si trova una pala d’altare raffigurante il miracolo, dall’area destinata ai fedeli dove si trovano alcune file di banchi con inginocchiatoio.

Questa semplice cappella reca testimonianza di un fatto miracoloso avvenuto nel lontano 1666. Era il 5 agosto, festa della Madonna della Neve, e i tre fratelli Luigi, Lorenzo e Santo Peracchi si recarono a lavorare nei loro campi che si trovavano su quel pendio. Le campane della chiesa parrocchiale di Gazzaniga annunciarono il mezzogiorno, quindi essi lasciarono il lavoro, pregarono devotamente l’Angelus e si sedettero per riposarsi e ristorarsi mangiando la pagnotta che avevano portato con sé da casa.

Quando uno di loro spezzò il pane, rimasero impietriti notando che dal pane fuoriusciva un liquido di colore rosso: era sangue! Essi compresero subito che si trattava di un segno divino, tuttavia lo considerarono come un avvertimento contro di loro, una sorta di punizione per aver lavorato in quella giornata festiva. Pentiti, fecero voto di riparare a questo peccato e costruirono una cappella nello stesso luogo dove era avvenuto tale segno. Se analizziamo la simbologia di questo miracolo, possiamo concludere che si tratta di un miracolo con simbologia eucaristico-mariana.

Va detto anzitutto che il 5 agosto 1666 non era domenica, bensì giovedì, né la festa della Madonna della Neve è mai stata una festa di precetto nel calendario liturgico. Tuttavia, si trattava di una festa della Madonna molto sentita, ed è assai probabile che il clero locale avesse raccomandato ai contadini del luogo di non lavorare in questo giorno (da qui il timore dei fratelli Peracchi di aver compiuto un atto che avesse offeso Dio). Del resto, che nel passato non si lavorasse, soprattutto nei campi, nei giorni delle maggiori feste liturgiche - anche se non di precetto - è testimoniato dalle cronache dei primi giorni delle apparizioni di Medjugorje, dalle quali si osserva che i contadini del luogo non lavorarono nei campi né il 24 giugno, solennità della nascita di san Giovanni Battista, né il 29 giugno, solennità dei santi Pietro e Paolo, bensì erano andati a Messa come se fosse domenica.

La simbologia eucaristica è più che evidente nel pane spezzato e nel sangue fuoriuscito da quella pagnotta; inoltre è presente una forte impronta mariana, essendo tale miracolo avvenuto il giorno della festa della Madonna della Neve - non un giorno qualsiasi, poiché secondo la testimonianza dei veggenti di Medjugorje la Madonna avrebbe detto loro che appunto il 5 agosto è la sua reale data di nascita - e subito dopo la preghiera dell’Angelus.

Ma se Maria Santissima è presente in modo così forte in un miracolo caratterizzato da una simbologia eucaristica, ciò non può che significare la profonda compartecipazione di Maria al mistero eucaristico e alla Redenzione dell’uomo attuata da Nostro Signore attraverso la Sua Passione e Morte sulla Croce. Né possiamo sorvolare sul fatto che questo segno è avvenuto su un monte, nelle Sacre Scritture luogo simbolo dell’incontro con Dio. Allo stesso modo, su un monte, il Calvario, Gesù ha offerto il sommo Sacrificio redentivo che si rende presente in modo incruento sugli altari durante la Santa Messa. Un incontro, quindi, quello con Dio fatto uomo e morto sulla Croce per la nostra salvezza, che non può avvenire se non con la mediazione di Maria Santissima.

Il fatto avvenuto il 5 agosto 1666 ha quindi un significato spirituale assai profondo e trasmette un messaggio destinato a tutti gli uomini di tutti i tempi e di ogni luogo, quello della penitenza e della conversione, tanto più necessari in tempi calamitosi come questi e in quelli ancora più dolorosi che si annunciano per il futuro, poiché solamente con una vita santa e affidandoci totalmente a Dio per il tramite di Maria Santissima, Madre di Gesù e Madre nostra, possiamo avere il cuore aperto a Dio e meritare la Sua benedizione e protezione. Offrire la nostra vita a Dio come Maria, ai piedi della Croce, essere una vivente eucaristia, versare il nostro sangue per la salvezza delle anime, in modo incruento attraverso l’offerta delle croci quotidiane, ma anche cruento, se il Signore lo riterrà necessario. A questo il Signore ci chiama poiché questa è l’unica via attraverso la quale l’umanità può purificarsi e tornare a Dio.

Non è quindi sufficiente celebrare questo miracolo con una festa paesana, bensì è auspicabile che soprattutto nel mese di luglio, mese dedicato alla devozione al Preziosissimo Sangue di Gesù, la Diocesi di Bergamo e la parrocchia di Gazzaniga diano un maggiore impulso alla preghiera in questo luogo organizzando pellegrinaggi, preghiere e penitenze collegati al messaggio che il Signore ha voluto darci con il miracolo del sangue fuoriuscito dalla pagnotta dei tre fratelli Peracchi.