• INTERVENTO

Il volto di Caterina e la memoria dei politici

Ora tutti stanno con Caterina e si può spiegare che la sperimentazione animale in medicina è indispensabile. Ma c'è una norma di due anni fa che la renderà impossibile. Poche ipocrisie, quella norma venga subito modificata.

Caterina Simonsen

“Io, Caterina S. ho 25 anni grazie alla vera ricerca, che include la sperimentazione animale. Senza la ricerca sarei morta a 9 anni. Mi avete regalato un futuro”. E’ il cavallo di battaglia di Caterina Simonsen, giovane studentessa di veterinaria colpita all’età di nove anni da un complesso di malattie genetiche degenerative, che ha dichiarato in rete di essere a favore dell’impiego di cavie da laboratorio laddove gli scienziati non abbiano alternative (La Nuova BQ ne ha già parlato nei giorni scorsi).

Questa l’immagine che sta prendendo piede e influenzando la pubblica opinione fino a far dire anche ai due nuovi Matteo della politica italiana “Io sto con Caterina”.
Oggi si riesce a dire che, senza una sperimentazione animale, approvata da un comitato bioetico, non si può far proseguire la ricerca. Le tre fasi, quelle destinate allo studio della minima dose letale (per valutare a che dosaggio un farmaco provoca la morte e quindi valutare i margini di maneggevolezza), all’analisi degli effetti sul feto (ricordiamo la talidomide e i bimbi focomelici causati da una assenza di valutazione sugli effetti del nascituro), a scoprire se il farmaco crea tumori, necessitano dell’utilizzo di cavie (non a caso previste dal primo documento di Norimberga).

Dal 2012, febbraio precisamente, con l’approvazione dell’art. 16 della Legge Comunitaria (la legge che recepisce nell'ordinamento italiano le direttive europee, ndr), questo non è più possibile. Si sa, gli effetti delle leggi approvate si vedono solo a distanza di tempo.
All’epoca votai contro ed intervenni per cercare di spiegare ad un’Aula sorda le conseguenze di quell’articolo.

Allora non ci fu né Renzi né Bersani. Il Pd votò a favore e quindi contro Caterina. Molti leghisti (anche se si lasciò libertà di voto), la Binetti, Argentin del Pd, Raisi e qualcun altro ebbero il coraggio di intervenire.

La Brambilla e i vari siti animalisti pubblicarono i nostri nomi tra i mostri che si opponevano alla chiusura di Green Hill (l'allevamento di cani per ricerca obiettivo di una violenta campagna animalista, ndr) ed erano favorevoli alla vivisezione. Ovviamente Green Hill non c’entrava un fico secco con la Comunitaria ma faceva prendere voti. Il risultato fu una sorta di linciaggio: persino la mia barista mi rifiutava il saluto.

Ma l’influenza sulla pubblica opinione si fa così ormai. Si pubblica una vittima (in quel caso i cagnolini di Green Hill), si propone una tesi non documentata o assurda (la vivisezione nella ricerca dei farmaci), si identifica un carnefice (l’industria e le università) e si criminalizza chiunque dissenta.

Ci voleva l’immagine di Caterina forse per dare giustizia alla ricerca e alla speranza di migliaia di malati.

Oggi è facile stare dalla sua parte. Quel volto, nel mio mestiere lo avevo già presente e per questo ho studiato. Era il volto di tanti bambini affetti da malattie rare o degenerative che sperano in una cura futura e per cui due topolini, un cane o un gatto si possono e si devono, a mio giudizio, sacrificare. Almeno oggi.

Ora la politica dia un segnale concreto, dopo due anni torni sui suoi passi e modifichi quello scellerato articolo 16. Lo faccia subito, prima di essere sommersi dal ridicolo o da un’altra immagine su Facebook. O prima che la memoria (questa si avrebbe bisogno di una cura) di giornalisti e politici evapori con le bollicine del primo spumante del Nuovo anno.

* Neuropsichiatra Infantile
   Deputato XVI legislatura