a cura di Riccardo Cascioli
  • Animali a rischio di estinzione

In Africa stanno scomparendo gli asini

In Kenya dieci anni fa gli asini erano 1,8 milioni. Ne restano circa 600.000 e il governo ha deciso di correre ai ripari. Come? Il ministro dell’agricoltura, Peter Munya, ha stabilito che a partire dal mese di aprile i mattatoi non potranno più ucciderli per commercializzarne pelle e carne. Si stima che ogni giorno nel paese si macellino in media almeno 1.000 animali. La vendita è stata legalizzata a partire dal 2012 per rispondere alla crescente richiesta del mercato cinese. Dalla pelle d’asino bollita i cinesi ricavano infatti una gelatina chiamata “ejiao” molto pregiata. Sciolta nell’acqua la usano come cibo, bevanda e crema per il viso. Ritengono inoltre che abbia grandi proprietà terapeutiche e con essa confezionano medicine per curare la pressione alta, l’anemia, l’insonnia, il mal di testa, la tosse. Le attribuiscono inoltre proprietà afrodisiache. Il suo prezzo può arrivare a 388 dollari al chilogrammo. Nel 1990 si stima che in Cina ci fossero 11 milioni di asini. Oggi ne restano tre milioni. Quindi da una decina di anni per rispondere alla domanda – in media dieci milioni di capi all’anno -  i commercianti si sono rivolti ai paesi africani dove subito si sono moltiplicati i macelli specializzati e si è sviluppato anche un redditizio mercato nero di capi rubati, uccisi ed esportati illegalmente. Solo di recente alcuni governi si sono resi conto del rischio che la specie si estingua, in questo anche sollecitati dalla popolazione rurale che degli asini si serve per il trasporto soprattutto di acqua e legna da ardere per il fabbisogno domestico quotidiano. Il 24 febbraio un gruppo di agricoltori provenienti da varie parte del Kenya hanno organizzato una manifestazione di protesta davanti al ministero dell’agricoltura, nella capitale Nairobi. Su un cartello dei dimostranti c’era scritto: “quando gli asini vengono rubati o uccisi, le donne diventano asini”. In effetti se mancano mezzi di trasporto sono le donne a farne le spese perché gli uomini per tradizione non svolgono questo come altri lavori, rigorosamente assegnati alle donne. Il ministro Munya ha confermato ai mass media che i mattatoi autorizzati a macellare gli asini hanno un mese di tempo per riconvertirsi oppure verranno chiusi. “La politica di macellare gli asini per la loro carne non è stata ponderata bene – ha spiegato – i benefici che derivano dagli impieghi tradizionali degli asini sono di gran lunga maggiori di quelli che si ricavano uccidendoli, per tanto che possano valere la loro pelle e la loro carne”. Uganda, Tanzania, Botswana, Niger, Burkina Faso, Mali e Senegal hanno già proibito a loro volta l’esportazione di asini in Cina.