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In coma per un'operazione la moglie: "Stacco la spina"

A Catania un uomo in fin di vita per un banale intervento al dente. Senza assistenza, la moglie, esasperata, chiede che venga lasciato morire.

Fine vita

Un anno fa, a Catania, il giovane architetto Giuseppe Marletta venne ricoverato in ospedale per farsi togliere un paio di punti da un dente. Soffriva di sinusite e all’ospedale pubblico gli avevano detto che la colpa era di quelle graffette in bocca. Roba da niente, un’operazioncina di routine, come si dice.

Invece, il quarantaduenne non si è più svegliato e da allora è in coma. La moglie quarantenne, Irene Sampognaro (insegnante, due figli piccoli), esasperata, ha detto di capire adesso il caso Englaro e di voler staccare la spina al marito. Ma, a ben guardare, non si tratta di un’ideologia, bensì di un atto di disperata provocazione. «Da un anno chiedo che le istituzioni intervengano per assistere adeguatamente mio marito col ricovero in una clinica dei risvegli all’estero», ha detto. «Lo Stato, responsabile di questa tragedia, si faccia almeno carico della cura e dell’assistenza ai massimi livelli». Invece la donna deve far assistere il marito da una struttura convenzionata, dove deve farsi carico di una parte dei costi. Cioè, di quasi tutto il suo stipendio. E il marito, ovviamente, non può lavorare.

Come non darle ragione? La signora si è rivolta a tutti, dal ministro all’assessore alla sanità, ma non ha visto ispettori, nemmeno il sequestro della cartella clinica. Così, da oggi protesta clamorosamente davanti ai cancelli dell’ospedale dove è avvenuto il fattaccio. Commento: ecco, uno legge una cosa del genere e si arrabbia. Siamo nel Terzo Millennio, nell’era elettronica, in un Paese del G8, e un cittadino deve essere costretto a fare i salti mortali per “bucare il video”, come si usa dire? Deve mettersi un gran cartello al collo, magari incatenarsi ai cancelli del luogo del misfatto? Deve cioè, mettersi a gridare per attirare l’attenzione, come il Cieco di Gerico del vangelo?

I politici, si sa, vengono a romperti le scatole fino in casa per un pugno di voti, poi, ottenutili, tanti saluti. Per quanto riguarda i magistrati, si sa com’è: si vede che a Catania non c’è una Ruby Rubacuori. E poi dice che uno si butta a sinistra! (come esclamava spazientito Totò). Anche se l’esperienza ci insegna che non cambia niente nemmeno così. La signora siciliana dà una lezione a quanti si riempiono la bocca di «sì alla vita» e poi non passano dalle parole ai fatti. Questo di Catania non è un nuovo «caso Englaro», perché la povera Eluana era assistita dalle suore e la «spina» le è stata «staccata» per meri motivi ideologici. La signora Sampognaro non vuole l’eutanasia, vuole quel che le spetta: giustizia e aiuto.

Certe volte, di fronte a robe così, si avrebbe voglia di avere davvero «la patente» pirandelliana, quella di jettatore, perché certuni facciano esperienza del dolore umano. Già altra volta, in Sicilia, i congiunti di un uomo in coma, Salvatore Crisafulli, hanno dovuto minacciare l’eutanasia perché qualcuno si muovesse. Era un grido di disperazione, come quello della Sampognaro. Una disperazione che potrebbe aggredire chiunque, è bene ricordarlo.

Ma questo è un quotidiano cattolico e il male non lo augura a nessuno. Però, proprio perché cattolico, ha il dovere di rammentare che c’è una giustizia superiore, una Giustizia che non lascerà passare neanche un moscerino. E’ scritto chiaro e tondo nel vangelo, in uno di quei pochi passi in cui Cristo si arrabbia davvero: andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, perché ero malato e ve ne siete fregati. Visto che siamo su internet, invito i lettori a cercare un nome, Gloria Polo, e una storia; una storia, coincidenza, di una dentista. Colpita da un fulmine è finita in coma, coma senza speranza. Grazie a una sorella medico non le fu staccata la spina. Adesso passa la vita a raccontare a tutti, tra le lacrime, che l’Inferno esiste. Esiste anche se i sondaggi d’opinione dicono il contrario. Anche se i preti, per quieto vivere, non ne parlano più.