a cura di Benedetta Frigerio
  • Islam

In Egitto i musulmani potranno lavorare alla costruzione delle chiese

 

 

Ci sono notizie che aiutano a capire che cosa significa essere cristiani in un paese a maggioranza islamica, quanto possa essere difficile anche se il governo di quel paese si preoccupa di tutelarli e di sradicare nella popolazione i pregiudizi che alimentano intolleranza ed esclusione. Da qualche giorno in Egitto i cittadini musulmani potranno essere assunti per lavorare alla costruzione e al restauro di chiese, cosa finora proibita. Lo ha disposto il governo a seguito di una fatwa (sentenza) emessa il 24 gennaio dal Gran Mufti d’Egitto Shawki Allam che concede ai fedeli islamici di “lavorare o prendere parte alla costruzione di chiese in cambio di uno stipendio”. In concreto, adesso i musulmani potranno lavorare nei cantieri delle 44 chiese in costruzione e partecipare al restauro in corso di 16 chiese storiche. Nonostante l’autorevole parere del Gran Mufti e il via libera ufficiale dato dal governo, la notizia ha sconcertato molti musulmani che ritengono “anomala” la fatwa perché, come si legge nei commenti sui social, “il cristianesimo è blasfemia, il più grave peccato agli occhi di Allah” e quindi è impensabile aiutare i cristiani a costruire degli edifici di culto, sia dietro compenso che gratuitamente. Pur mettendo in conto le prevedibili resistenze, la fatwa e la conseguente autorizzazione ministeriale sono un importante passo avanti, che è stato accolto con gratitudine dai cristiani, e una ulteriore conferma che il governo egiziano intende proseguire sulla strada intrapresa in favore della consistente minoranza cristiana che rappresenta il 10 per cento circa della popolazione.