a cura di Benedetta Frigerio
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In India dei giovani musulmani profanano una Croce

 

In India sono frequenti i casi di violenza e intolleranza nei confronti delle comunità cristiane compiuti e istigati dai nazionalisti indù. Ma di recente nello stato del Kerala, in due diocesi, sono stati dei giovani musulmani a profanare ripetutamente una Croce. Il caso che ha suscitato più dispiacere e sdegno si è verificato nella diocesi di Thamarassery dove è stata profanata la Croce della parrocchia cattolica di Poonjar. Un gruppo di giovani si sono fatti fotografare mentre ballavano sulla croce della chiesa e hanno poi diffuso le immagini sui social network. Alle persone intervenute per cercare di impedire che profanassero la Croce hanno risposto con modi offensivi. Si tratta di musulmani – riporta l’agenzia di stampa AsiaNews – che spesso provocano la comunità con comportamenti incivili e ne distruggono i raccolti. Il 26 ottobre varie comunità cristiane e organizzazioni della Chiesa hanno organizzato a Kurishumala una protesta alla quale ha partecipato monsignor Remigios Inchananiyil, vescovo di Thamarassery. In merito agli ultimi episodi di intolleranza è intervenuto monsignor Joseph Pamplani, vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Tellichery, per chiedere che le autorità intervengano con una azione legale e diano un segnale forte perché esiste la possibilità che nel Kerala si stiano reclutando dei sostenitori dell’Isis, lo Stato Islamico. “I giovani che hanno ballato sulla Croce – ha detto durante una conferenza stampa – stavano danzando sul petto di ogni cristiano”.  Monsignor Pamplani. Un segnale positivo è arrivato dall’iniziativa dei leader e delle autorità religiose musulmani di Eerattupetta Masjid, una cittadina a pochi chilometri da Poonjar. Il 26 ottobre hanno fatto visita a padre Mathew Kadookkunnel e ai suoi confratelli della parrocchia di Poonjar esprimendo rammarico per l'incidente. A nome della comunità islamica – riferisce AsiaNews – si sono scusati per le azioni offensive dei loro giovani e hanno assicurato di averli informati della gravità dell'errore commesso e di averli segnalati alla polizia.