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In Inghilterra operano 85 tribunali islamici

Il timore di essere considerati islamofobi impedisce alle autorità britanniche di intervenire sull'operato delle corti islamiche riconosciute dal governo, sebbene un voluminoso rapporto parli di legittimazione della violenza contro le donne e della poligamia. 

Tribunale islamico in Inghilterra

Da culla del diritto e della libertà individuale a tempio del politically correct. Del caso della bambina cristiana affidata a una famiglia islamica integralista si è già detto (clicca qui). Sebbene non sappiamo di preciso quali siano state le ragioni che hanno spinto gli assistenti sociali inglesi a questa scelta ma il timore che si sia trattato di una forma di ossequio alla “religione” del politicamente corretto è piuttosto fondato. Anche perché, tempo fa, sempre i servizi sociali inglesi sono stati protagonisti di un fatto ancor più grave, certamente ricollegabile a questo principio.

Come riporta il Daily Mail (clicca qui), nel 2007 “una coppia omosessuale è stata lasciata libera di abusare sessualmente ragazzi vuolnerabili sotto la loro custodia dal momento che gli assistenti sociali temevano di essere accusati di discriminazione”. Nonostante le ripetute segnalazioni da parte dei genitori cui era stato tolto l'affido, nessuno ha mosso un dito e Craig Faunch e Ian Wathey, la prima coppia gay affidataria del Wakefield (West Yorkshire), ha ottenuto l'affido di ben 18 bambini in appena 15 mesi. Un numero impressionante così come il numero degli abusi: almeno quattro quelli accertati, su minori di età compresa fra gli 8 e i 14 anni. Secondo la charity Kidscapes gli assistenti sociali avrebbero permesso al politically correct di sorpassare il “common sense”. Frasi che trovano perfetta corrispondenza con le dichiarazioni di un pentito membro della commissione che si era occupata delle adozioni: “Continuavo a pensare: sono omofobo? Ho pregiudizi? […] invece di pormi questa semplice domanda: “Stanno davvero abusando dei bambini?” (clicca qui). Secondo la commissione d'inchiesta, infatti, i servizi sociali avrebbero fatto di Faunch e Wathey una “coppia trofeo”.

La stessa sottomissione al politically correct si nota nella questione delle corti islamiche che applicano la Sharia. Un articolo sul Daily Mail  (clicca qui) riporta numerose inquietanti storie di donne, come quella di una ragazza ventenne il cui marito viaggia spesso in Tunisia dove ha diverse altre mogli e che – rivoltasi al ministro del culto Suhaib Hasan – non ha ottenuto altro che una grassa risata. Oppure quella di una donna trentenne il cui marito è fuggito in Bangladesh per sposare un'altra donna, sottraendole 38mila sterline. La reazione del tribunale religioso? Un elogio della poligamia.

E sono solo due dei moltissimi casi citati nero su bianco in un rapporto di 200 pagine (dal titolo Choosing Sharia, scegliere la Sharia) della studiosa olandese Machteld Zee che nel 2013 ha avuto accesso per tre giorni a due delle 85 corti islamiche del Regno Unito, generalmente adiacenti alle rispettive moschee. Uno di questi giudici, Sheikh Haitham Al Haddad, ha dichiarato pubblicamente che “non si può mettere in discussione un uomo che picchia la moglie, perché è una cosa che riguarda il loro rapporto di coppia”. Lo stesso giudice, in un articolo su un blog radicale (clicca qui), di Osama Bin Laden ha scritto: “È morto come un musulmano e come stabilisce la nostra fede entrerà in paradiso come tutti gli islamici, al contrario degli infedeli”.

Per queste dichiarazioni pubbliche nessuna azione giudiziaria è stata presa nei suoi confronti e i tribunali della Sharia continuano ad operare come strumento parallelo ai tribunali civili riconosciuti dalla legge. Ciò accade nonostante le proteste di numerose sigle per i diritti umani e femminili e l'interessamento diretto dell'allora Ministro dell'Interno, oggi Primo Ministro, Theresa May che aveva promesso la revisione dei tribunali islamici per assicurarsi che rispettassero i “valori britannici”. L'unico risultato è stata un'indagine della Camera dei Comuni, condotta nel novembre 2016, che non ha però portato ad alcun cambiamento concreto. Troppo grande, forse anche per i parlamentari, la paura di essere giudicati islamofobi dai teologi del politicamente corretto.