a cura di Benedetta Frigerio
  • Islam

In Pakistan una associazione islamica riserva la Zakat ai soli fedeli

Anche in Pakistan come in altri paesi le restrizioni ai movimenti adottate per contrastare il diffondersi del Covid-19 hanno lasciato senza lavoro molte persone che svolgevano attività stagionali o precarie e che vanno ad aggiungersi, insieme ai loro famigliari, al già elevato numero dei poveri. Da un giorno all’altro si sono infatti trovate prive di mezzi di sussistenza. Molte organizzazioni governative e non si sono subito attivate per distribuire pasti e generi di prima necessità. Tra queste c’è anche la Saylani Welfare International Trust, una associazione fondata nel 1999 per interrompere il ciclo della povertà – si legge sulla sua pagina web – per alleviare i problemi finanziari dei poveri, per dare alle persone la possibilità di una vita dignitosa e felice: “ogni giorno diamo da mangiare a migliaia di persone affamate, restituiamo la speranza fornendo cure mediche a centinaia di persone, molti grazie a noi ricevono un’istruzione per diventare un giorno dei leader e a tante diamo la possibilità di diventare autosufficienti”. Ma l’associazione, che oggi conta 125 sedi nelle principali città pakistane, sembra che sia diventata selettiva nella realizzazione della sua missione. L’agenzia di stampa AsiaNews è stata infatti informata che a Karachi il 28 marzo la Saylani Welfare International Trust ha rifiutato di consegnare ai cristiani e agli indù le tessere alimentari che stava distribuendo. Ai poveri che disperati imploravano aiuto, ha spiegato che solo i musulmani ne avevano diritto perché Maometto ha prescritto che l’elemosina, la Zakat che è uno dei cinque pilastri dell’Islam, è riservata ai fedeli musulmani.