• UN'ESCALATION PREOCCUPANTE

In Spagna la Chiesa non può più criticare la legge

Ci risiamo. Questa volta a finire in procura saranno non uno, ma tre vescovi. Il reato? hanno definito la legge dell'assemblea autonoma di Madrid sull'educazione gender obbligatoria a scuola «un attacco alla libertà di religione e di coscienza» e fanno appello «a genitori e clero a lottare contro la menzogna».

Cristina Cifuentes (PP) estensore della legge

Ci risiamo. Questa volta a finire nel registro degli indagati saranno non uno, ma ben tre vescovi. E non per un’omelia, ma per aver esercitato il loro diritto di espressione criticando la recente legge emanata dall’assemblea autonoma di Madrid sull'educazione gender obbligatoria nelle scuole. In Spagna tornano i “taglialingua” riuniti sotto una delle tante sigle dell’apparato Lgbt e incuranti della recente archiviazione nei confronti del vescovo di Valencia Cañizares rispolverano la via giudiziaria. Certi che è la goccia che scava la pietra.

E’ successo nei giorni scorsi ad opera dell’Osservatorio Spagnolo contro la “Lgbtfobia” che ha denunciato davanti alla procura di Madrid il vescovo di Getafe Joaquín López de Andújar, il suo Ausiliare José Rico Pavés e il titolare della diocesi di Alcalà Juan Antonio Reig Pla. Quest’ultimo non è la prima volta che finisce sotto la lente della “gestapo gay”, ma la procura aveva sempre archiviato il caso. Come è accaduto recentemente per il titolare di Valencia. Ma la strategia delle lobby gay è quella radicale: a forza di insistere si troverà un giudice compiacente che condannerà i prelati.

Così per mettere in opera la strategia hanno aspettato che i tre pastori intervenissero contro la nuova legge dell’assemblea autonoma di Madrid che impone nelle scuole l’indottrinamento Lgbt e altre misure a favore della gender theory e contro l’omofobia che ora è stata estesa attraverso un neologismo inquietante: “Lgbtfobia”.

L’Osservatorio ha denunciato i vescovi per incitamento a disobbedire ad una legge oltre che per discriminazione. Reati penali che ora un procuratore si prenderà la briga di esaminare. Con questa mossa in Spagna criticare una legge potrebbe diventare molto pericoloso.

Ma che cosa avevano fatto i tre pastori? Subito dopo l’approvazione della legge, il 14 luglio scorso hanno pubblicato una nota nella quale definivano la legge, approvata da un’assemblea dove la maggioranza è detenuta da Cristina Cifuentes del Partito Popolare, un "attacco alla libertà religiosa e di coscienza”. I vescovi sono partiti dal fatto che la legge è “ispirata da un’antropologia non adeguata e che nega la differenza sessuale maschio-femmina e l’unità della persona come corpo e spirito”. Secondo i tre “si tratta di una legge in contraddizione con la morale naturale in accordo con la retta ragione e che pretende di distruggere l’insegnamento pubblico della Bibbia, del Catechismo della Chiesa e del Magistero.

"Una legge arbitraria - avevano detto – che non contempla neppure l’obiezione di coscienza e che i partiti, i sindacati, i mezzi di comunicazione e le grandi industrie vogliono imporre attraverso un pensiero unico che annulla la verità sull’uomo”.

Ma a dare maggiore fastidio alle lobby gay è stata questa frase: “Tra le vittime reali della dittatura del relativismo ci sono coloro che soffrono la confusione sulla propria identità, una confusione che con leggi come questa sarà ancor più aggravata”.

Infine, dopo aver fatto appello al diritto dei padri e delle madri di educare i propri figli hanno concluso con un rimando evangelico: “Se tacessimo noi parlerebbero le pietre” non prima di chiedere ai cattolici delle loro diocesi “impegnati nella politica, nella sanità e nell’educazione, così come gli sposi e i padri di famiglia, i sacerdoti di lottare per l’edificazione di una cultura che vinca la menzogna dell’ideologia e si apra alla verità della creazione e della persona umana, garanzia ineludibile per la libertà”.

L’intervento dei vescovi era stato giustificato anche a seguito delle recenti parole di Papa Francesco contro la dittatura gay, ribadite anche durante l’ultimo incontro a porte chiuse con i vescovi polacchi.

Ma in Spagna questo potrebbe essere considerato un delitto di odio, di quelli da investire l’ufficio apposito della procura che adesso dovrà investigare sul documento episcopale. Si registra, ancora una volta il silenzio da parte della Conferenza Episcopale Spagnola. Ma il popolo sta con loro. In pochi giorni un sito specializzato in campagne online ha raccolto già 17mila firme a difesa della libertà di coscienza.