• MALMÖ

In Svezia c'è un problema islamico, ma non si dice

La Svezia, patria del multiculturalismo, ha un grave problema. A Malmö, mani ignote continuano a tirare bombe a mano, fortunatamente senza far morti, ma aumentando il senso di paura e insicurezza. La stampa punta il dito su mafie ed estrema destra. Ma esiste un problema di radicalizzazione dell'islam svedese.

Malmö, polizia di fronte a una moschea

Raramente pensiamo alla Svezia come ad un paese a rischio di conflitto. Eppure a Malmö, la terza città della nazione, volano bombe a mano. Non hanno provocato morti, ma tantissima paura e un generale senso di insicurezza.

Il numero di attacchi è molto alto: 30 esplosioni dall’inizio dell’anno. L’ultima, il 10 agosto, ha colpito una fermata d’autobus vuota, in piena notte. Nessun morto o ferito, almeno 30 finestre distrutte e ancora tanta paura. Malmö non è nuova a questo tipo di attacchi: nel 2014 ci sono stati 24 casi di granate lanciate da ignoti, contro bersagli apparentemente casuali, come parcheggi, uffici vuoti, strade. La polizia segue soprattutto le tracce del contrabbando di armi. Tutti gli ordigni trovati arrivano dai Balcani e l’insorgere di questi episodi coincide con l’aumento dell’importazione illegale di armi dalla Danimarca. Malmö, porta d’accesso della Svezia per chi arriva dall’Europa centrale, è dunque l’area di smistamento principale. 

Solo in un caso di attentato, quest’anno, è possibile individuare un movente razziale e religioso, quando un ordigno è stato lanciato (sempre senza provocare vittime) contro una casa di preghiera in cui si celebrava il Ramadan. Di qui, l’interpretazione corrente della stampa svedese: anche se non tutti questi micro-attentati sono attribuibili all’estrema destra, il senso di insicurezza che generano viene sfruttato politicamente dai partiti anti-immigrazione, come il Partito dei Democratici Svedesi. Il giornalista Joakim Palmkvist, autore del libro Mafia Wars lo dice nella sua recente intervista rilasciata all’agenzia Reuters: “Questi attacchi stanno creando un clima di terrore e fanno il gioco dell’estrema destra. L’effetto finale è quello di spaventare la gente a livelli finora sconosciuti”. Malmö è anche la città che ospita la più vasta minoranza di immigrati islamici in tutto il paese, pari a più di un quinto della sua popolazione. E’ dunque facile pensare ad uno scenario di tensione etnica e religiosa e la maggior responsabilità è imputata, oltre che ai mafiosi trafficanti d’armi, anche all’estrema destra. La Svezia, tuttavia, ha già dimostrato molte volte quanto sia abile a celare il suo problema islamico. Eppure un problema islamico c’è, anche se è addirittura vietato formulare statistiche in cui compaiono etnia e religione di chi commette un crimine, onde evitare ogni pregiudizio.

Un problema islamico c’è e lo veniamo a sapere da un blogger, Torbjörn Jerlerup: lo scorso giugno riferiva che uno svedese convertito all’islam, Mikael Skråmo (non un immigrato, da notare, ma un islamico radicale svedese nato in Svezia), andato a combattere nelle file dell’Isis in Siria, stesse lanciando proclami di questo genere sul suo profilo Facebook, all’inizio di giugno: “I musulmani in Svezia diverranno sempre più emarginati, dunque, invece di limitarvi a indossare una maglietta e di andare nei luoghi che Allah odia di più, solo per fare proseliti, dovete andarci con una bomba. Scaricatevi Inspire (la rivista online di Al Qaeda, dove si possono trovare tutte le istruzione su come organizzare attentati, ndr) e iniziate a costruirvi bombe con materiale semplice, che potete trovare ovunque nei supermercati Ica e Coop. Ora è tempo di mostrare a chi appartiene questo mondo!”. Forse qualcuna delle granate di contrabbando è finita nelle mani “giuste” di qualche jihadista fai-da-te, che ha preso alla lettera l’invito di questo convertito e non ha neppure avuto bisogno di assemblare un ordigno in casa. Il rischio c'è, per lo meno, ed è molto forte.

Se non altro perché Skråmo non è affatto l’unico predicatore di odio in Svezia. Secondo Aje Carlbom, professore associate di Antropologia Sociale al Malmö College, “I giovani attivi nei gruppi salafiti (integralisti sunniti, ndr) considerano l’ambiente che li circonda come una terra da islamizzare”, usando prima di tutto tecniche pacifiche di proselitismo, come “diffondere l’islam imparando specifiche tecniche di vendita, che mirano al controllo della conversazione e ad evitare situazioni difficili”. Ma come afferma un esperto dell’islam in Europa, Haras Rafiq, presidente della Quilliam Foundation, “La Svezia, molto più che altri paesi, permette ai predicatori di odio di entrare nel paese e di tenere discorsi per diffondere il loro messaggio”.

In una conferenza tenutasi l’8 maggio scorso presso l’Istituto di Politica Estera di Stoccolma, esponenti del Servizi di Sicurezza hanno affermato che il reclutamento di giovani svedesi in gruppi jihadisti sta procedendo a un ritmo tale da poter saturare le capacità delle forze dell’ordine. Il Servizio di Sicurezza svedese afferma di conoscere l’identità e di tracciare almeno 300 persone che sono andate a combattere nelle file dei jihadisti in Siria e in Iraq, dei quali 35 o 40 sono morti in azione, ma più di 100 sono tornati in Svezia, anche dopo aver ricevuto ordini e istruzioni di condurre attentati in patria. Il Servizio di Sicurezza ammette che gli jihadisti possano infiltrarsi nascondendosi dietro all’identità di “rifugiati”, considerando che il 90% dei richiedenti asilo politico ottengono la residenza permanente. In casi sempre crescenti di numero, si nascondono letteralmente dietro ai “bambini”: solo in giugno sono 1500 i minorenni che hanno chiesto asilo in Svezia. Dietro ai minorenni arrivano le loro famiglie di maggiorenni e spesso e volentieri i “minorenni” non sono tali. Ci sono casi di truffe riscontrate in cui il 16enne in questione si rivela un 20enne, ma lo status di rifugiato politico viene ottenuto più celermente ancora rispetto agli accertamenti sull’età.

La televisione araba Al Aan, nel maggio scorso, ha rivelato che lo Stato Islamico si sia impossessato di un gran numero di passaporti occidentali, soprattutto svedesi. E anche qui, il passaporto svedese è una garanzia di transito perfetta, perché sono pochi i paesi che applicano restrizioni sul visto a chi arriva dal paese scandinavo. E, secondo i calcoli della polizia svedese, sono almeno 60mila i passaporti che mancano all’appello.

Eppure la Svezia non finisce mai di sbalordirci per le contromisure che adotta. Non solo il governo censura le statistiche su etnia e religione dei criminali, ma ora il ministero dell’Istruzione pare abbia trovato il metodo migliore per prevenire la radicalizzazione dei giovani musulmani: vietare l’uso della bandiera svedese nelle aule scolastiche, se non nei giorni delle ricorrenze ufficiali (e in alcuni casi neppure in quelli). In effetti la bandiera, una croce gialla in campo blu, è un simbolo troppo cristiano e potrebbe offendere i musulmani. Inoltre è un simbolo “nazionalista” e potrebbe far sentire emarginati gli studenti stranieri. Anche in Svezia sono in pista proposte per emendare l’inno nazionale dai suoi passi “troppo imperialisti” e comunque lo studente che va in classe con la maglietta con i colori nazionali rischia una nota di demerito e l’espulsione.