• LIBERTÀ RELIGIOSA

Jack il pasticciere passa al contrattacco

Un tribunale distrettuale federale ha emesso un’ordinanza che consente a Jack Phillips, il pasticciere americano che da sei anni e mezzo viene perseguitato per aver anteposto la sua fede all’ideologia omo-transessualista, di continuare la sua causa legale contro lo stato del Colorado per l’ostilità mostrata verso di lui e le sue credenze religiose.

Jack Phillips, il pasticciere del Colorado che da sei anni e mezzo viene perseguitato per la sua fede ed è stato costretto a trascorrere una consistente parte del suo tempo tra avvocati e tribunali, ha deciso di passare al contrattacco. Come riferisce Alliance defending freedom (Adf), il gruppo per la libertà religiosa che si sta occupando della difesa di Jack, il 4 gennaio un tribunale distrettuale federale ha emesso un’ordinanza che consente al pasticciere americano di continuare la sua causa legale contro lo stato del Colorado per l’ostilità mostrata verso di lui e le sue credenze religiose. Stavolta le parti si sono insomma invertite e il perché il buon Jack, di confessione protestante, abbia deciso di giocare in contropiede sta nel fatto che i suoi persecutori hanno continuato a tirare la corda.

Per essere liberato dall’ostilità della fetta d’America più radicale, irriducibile nel portare avanti l’agenda Lgbt, al proprietario di Masterpiece Cakeshop non è infatti bastata la sentenza del 4 giugno 2018 della Corte suprema, che con un voto di 7-2 ha stabilito che Jack aveva il diritto di rifiutarsi di preparare la torta “nuziale” personalizzata richiestagli nel luglio 2012 dalla coppia gay David Mullins e Charlie Craig e che doveva essere appunto intesa a celebrare il loro pseudo-matrimonio: il suo rifiuto, lo ricordiamo, era motivato dai suoi principi religiosi e giustamente non riguardava le singole persone con tendenza omosessuale (ha sempre detto di essere ben felice di servirle) bensì il messaggio - la pretesa normalità delle «nozze gay» - che Mullins e Craig (e altri dopo di loro) intendevano veicolare servendosi della manodopera di Jack.

La Corte suprema aveva condannato il comportamento persecutorio della Commissione per i diritti civili del Colorado, spiegando che la trattazione del caso di Jack fatto dallo stesso organo «presenta alcuni elementi di ostilità, chiari e inammissibili, nei confronti delle credenze religiose, espresse con sincerità, che hanno motivato la sua obiezione». Ma la stessa sentenza conteneva, e contiene, elementi tali da non lasciare tranquilli, come scriveva Tommaso Scandroglio nel commentarla su questo quotidiano, in primis la sottolineatura da parte dei giudici che il verdetto fosse valido solo per il caso in questione e poi perché mostrava di non saper collegare libertà e verità.

Infatti, alcuni giorni dopo la decisione della Corte suprema che aveva chiuso la prima lunga battaglia legale, lo stato del Colorado - infiltrato dalla lobby Lgbt - è tornato alla carica, iniziando una seconda procedura contro il pasticciere, stavolta in merito al suo rifiuto di celebrare l’ideologia transessualista. Questa seconda procedura è conseguenza di una telefonata ricevuta dalla moglie di Jack il 26 giugno 2017, cioè proprio il giorno in cui la Corte suprema aveva reso pubblico che avrebbe analizzato il ricorso del pasticciere (respinto nei precedenti gradi di giudizio), telefonata in cui l’avvocato e attivista “Autumn” Scardina, un uomo che si considera donna, aveva chiesto una torta celebrativa del settimo anniversario della sua cosiddetta “transizione” sessuale e che a tal fine doveva essere azzurra all’esterno e rosa all’interno.

Già questi due fatti fanno capire che Jack, per aver anteposto la sua fede a qualunque individualismo e compromesso con una cultura malvagia, è divenuto un bersaglio. Lo confermano pure altri tentativi di condizionarlo, provocarlo e tormentarlo nell’esercizio della sua professione. Da quando il suo nome è divenuto di pubblico dominio Jack ha ricevuto, come riporta ancora l’Adf, «richieste di torte raffiguranti l’uso di droghe, torte mostranti materiali sessualmente espliciti, perfino torte che celebravano Satana o raffiguravano simboli satanici. Almeno una di queste richieste (per una torta celebrante Satana) proveniva dallo stesso avvocato che ha richiesto la torta rosa e azzurra per la transizione di genere». Jack ha sempre rifiutato queste e altre richieste simili, come quelle di usare la sua arte pasticciera per veicolare contenuti razzisti od offendere persone che si identificano come Lgbt: in tutti questi casi il negoziante cristiano ha sempre detto no, perché ognuna di queste torte su misura sarebbe andata contro la sua fede e coscienza.

Per evitare altri attacchi mirati l’uomo ha alla fine deciso di rinunciare a produrre torte personalizzate, che costituivano circa il 40% delle sue entrate, dunque non una rinuncia economicamente indolore bensì tale da far rischiare la chiusura di molte attività. Alla luce di tutto questo è normale considerare Jack un simbolo della libertà religiosa, che il mondo che rigetta la morale naturale (e quindi Dio) vuole negare. E si capisce perché Jack abbia deciso di non limitarsi più alla mera difesa legale di un diritto che dovrebbe essere scontato, ma di denunciare questa nuova persecuzione dello stato del Colorado.

Come spiega Jim Campbell, consulente legale di Adf, «la stessa agenzia che la Corte suprema ha strigliato perché ostile a Jack è rimasta impegnata a trattarlo in modo iniquo e forzarlo a esprimere messaggi che violano le sue convinzioni religiose». Campbell è esplicito nel dire che «il Colorado sta agendo in malafede e con un pregiudizio verso Jack. Non vediamo l’ora di andare avanti con questa causa per assicurare che Jack non sia costretto a creare torte personalizzate che esprimano messaggi in conflitto con la sua fede».

La Catholic News Agency riferisce che la più grande organizzazione Lgbt operante nello stato americano, One Colorado, ha cercato di bloccare l’iniziativa di Jack, ma appunto il 4 gennaio il giudice Wiley Y. Daniel ha autorizzato la prosecuzione della causa intentata dal pasticciere sulla base dell’ingiusto trattamento riservatogli dalla Commissione per i diritti civili del Colorado che discrimina Jack mentre consente ad altri di rifiutare torte «che esprimono messaggi che loro ritengono detestabili». Secondo il giudice distrettuale il «diverso trattamento» attuato dalla Commissione mostra «l’ostilità nei confronti di [Jack] Phillips, che è sufficiente per stabilire che stanno avanzando le accuse di discriminazione contro Phillips in malafede», per ripicca verso la sua religione.

Insomma, il caso di Jack, come del resto molti altri che si stanno verificando in questi anni a danno di diverse categorie di lavoratori (dai fiorai ai fotografi, dagli ufficiali dello stato civile fino a noti accademici, vedi per esempio la recente richiesta di alcuni studenti di rimuovere il filosofo John Finnis dall’Università di Oxford), dimostra in tutta evidenza la vera faccia dell’ideologia del love is love e quanto sia falsa l’idea implicita nella domanda «a te cosa cambia?» a proposito dei «nuovi diritti» gay, che contraddicono il disegno di Dio sull’uomo e allo stesso tempo - inevitabilmente - ne comprimono la libertà.