• IL CANDIDATO DEMOCRATICO

Joe Biden, cattolico che vuole i trans nell'esercito

Negli Stati Uniti in campagna elettorale, il candidato dei Democratici, Joe Biden, rilancia una battaglia dell'amministrazione Obama (di cui era vicepresidente): vuole ammettere i transgender nell'esercito. Trump aveva ripristinato il divieto, nel 2017, con argomenti ragionevoli e non discriminatori. Biden rilancia su basi ideologiche. Ed è lui il candidato cattolico.

LGBT Pride nell'esercito Usa

Il mondo e in particolare gli Stati Uniti sono ancora nel bel mezzo dell’emergenza sanitaria, con oltre 1 milione di contagi e quasi 60.000 morti, ma per il mondo progressista yankee le priorità, per così dire, restano quelle di sempre. Neppure la pandemia, infatti, è riuscita a scalfire un’agenda liberal che si conferma sostanzialmente agli antipodi della sensibilità popolare.

L’ultima conferma a tal riguardo viene da Joe Biden, l'ex vicepresidente ora candidato dei Democratici alla Casa Bianca, nel cui sito in vista delle elezioni viene ricordato che «nel giugno 2016 l’Ammnistrazione Obama-Biden aveva annullato il divieto di prestare servizio militare per le persone transgender». Una svolta che, di lì a pochi mesi, aveva trovato sulla sua strada un ostacolo decisamente tosto: Donald Trump.

Il nuovo presidente Usa, infatti, già nel luglio 2017 con un tweet aveva annunciato netta contrarietà alla novità obamiana. «I nostri militari devono concentrarsi sulla vittoria decisa e schiacciante», aveva spiegato Trump, «e non possono essere gravati dai tremendi costi medici e dai turbamenti che essere transgender comporterebbe». Ne era derivato un provvedimento restrittivo sulla presenza di persone trans nelle caserme che ha fatto molto discutere ma che, nel gennaio 2019, ha visto nientemeno che la Corte Suprema, che negli Usa è notoriamente l’organo giuridico più importante, dare il suo placet.

Sono trascorsi quasi tre anni da quella decisione di Trump, il pianeta è, come si diceva, nella morsa del coronavirus ma i liberal se la sono legata al dito ed oggi, appunto, è Joe Biden a rilanciare il tema sul proprio sito, giudicando il provvedimento trumpiano «discriminatorio» per «i patrioti transgender», oltre che «dannoso per la sicurezza nazionale». « Ogni americano qualificato e idoneo a prestare servizio militare dovrebbe essere messo nelle condizioni di farlo», è la tesi dell’ex vice di Obama, «indipendentemente dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere e senza nascondere chi egli sia».

Ora, è chiaro come nessuno intenda manifestare odio né porre in essere discriminazioni verso nessuno, a prescindere dall’orientamento sessuale. Ma l’esercito, e gli americani che sono la prima potenza militare del mondo lo sanno bene, non è un’attività come un’altra. Con la conseguenza che chi ne fa parte deve rispondere a determinati standard. È lo stesso motivo per cui - tanto per fare un esempio - non si è mai visto al seguito del presidente Mattarella un corazziere altro un metro e cinquanta; nulla di discriminatorio verso le persone basse: semplicemente, perché per prestare servizio al Quirinale, serve avere determinate qualità, in statura e non solo chiaramente.

Allo stesso modo, le persone transgender – non perché lo abbia detto Trump o qualche cattivo integralista – risultano molto più di altre esposte a disturbi di vario genere, mentali e non solo, che non di rado conducono, anche nei Paesi massimamente tolleranti come quelli del nord Europa, a gesti estremi come il suicidio. La decisione del tycoon, che beninteso non ha inventato nulla ma solo riportato le cose com’erano fino a quattro anni prima, rispondeva e risponde quindi alla logica secondo cui, se hai un’elevata probabilità di accusare certe criticità di salute, e i transgender la hanno, l’esercito non fa per te. Dov’è la discriminazione? Mistero. Non è affatto chiaro.

Ciò nonostante, Joe Biden, il quale oltretutto risulta essere pure cattolico – quindi dovrebbe avere un supplemento di prudenza nello sposare l’agenda Lgbt – pare intenzionato a promettere agli americani che si prenderà a cuore la questione. Quanto paghi questo elettoralmente, ovvio, è tutto da vedere, soprattutto se si pensa che il mondo liberal sono già anni che proprio per via della sua fissa con la retorica delle minoranze ha accusato un consistente arretramento nei sondaggi. Ma intanto già colpisce questa insistenza degna di miglior causa su temi poco sentiti fino a pochi mesi fa e che, dopo l’avvento della pandemia, si palesano una volta di più per ciò che davvero sono: priorità di pochissimi, utili solo all’indottrinamento collettivo.