• USA

Kamala Harris e l'immigrazione: i messaggi contraddittori

Nel viaggio in Guatemala e Messico, la vicepresidente Usa Kamala Harris si è ritrovata a dover pronunciare parole "di destra". Ed era visibilmente in difficoltà quando qualcuno le chiedeva come risolvere il problema al confine. Il fatto è che per l'immigrazione dal Sud non esiste una soluzione "di sinistra", nonostante la retorica degli ultimi anni.

Kamala Harris

Kamala Harris, vicepresidente degli Stati Uniti, definisce “un successo” il suo viaggio all’estero, in visita ufficiale del Guatemala e del Messico, per affrontare lo spinoso tema dell’immigrazione incontrollata al confine meridionale. Ha fatto scalpore la sua (almeno apparente) conversione alla causa anti-immigrazione clandestina, nel suo discorso in Messico. Ma sono molti gli aspetti che rendono quantomeno difficile definire “un successo” il viaggio della vicepresidente.

La Harris, secondo gli osservatori politici della National Review, ma anche di media più simpatetici come la Cnn e il Washington Post, non ha saputo tenere testa alle domande più ficcanti sulla crisi dell’immigrazione, in tutte e due le conferenze stampa principali. Non ha mai dato risposte dirette alle domande su come risolvere l’ingorgo di richiedenti asilo negli Stati del Sud. Non ha risposto alle accuse dei politici locali che continuano da mesi, senza successo, ad invitarla nel proprio Stato per toccare con mano cosa voglia dire il flusso di immigrati senza documenti dal Messico. La tesi di fondo era sempre una: «Sentite, io sono già stata al confine (degli Usa, ndr). Ci andrò ancora. Ma visto che sono in Guatemala, ad affrontare le radici del problema, penso che sia meglio parlare di quel che sta accadendo in Guatemala». Come sempre quando si parla di “radici” di un problema, la risposta è ideologica. Le cause profonde dell’emigrazione dall’America Latina sarebbero, secondo quanto espresso dall’amministrazione Biden sin dall’inaugurazione, la violenza, la povertà e il cambiamento climatico.

In Guatemala ha fatto notizia (e scandalo, nella sinistra del Partito Democratico) la sua dichiarazione: «Voglio essere chiara con i popoli di questa regione del mondo che pensano di intraprendere il pericoloso cammino per il confine fra Usa e Messico: non venite. Gli Stati Uniti continueranno ad applicare le leggi e a rendere sicuro il confine. Quale nostra priorità, scoraggeremo l’immigrazione illegale. E penso che se voi arriverete fino al nostro confine, sarete rimandati indietro». Ocasio Cortez, la più progressista fra i Democratici, ha reagito con sdegno, twittando che una persona che chiede asilo politico al confine non è un “clandestino”, perché la procedura è legale. La Cortez rispolvera anche la retorica terzomondista classica, affermando che quello dell’accoglienza sia un dovere dopo “le operazioni di cambio di regime” praticate dagli Usa negli Stati dell’America Latina.

Che le parole della Harris facciano scandalo è comprensibile, alla luce di quel che la stessa senatrice Harris diceva fino a poco più di un anno fa. «Il problema di come stiamo trattando i nostri immigrati, in particolar modo quelli senza documenti, è uno dei più gravi che il nostro Paese sta affrontando. Non saremo mai quel che diciamo di essere, come Paese, se continuiamo ad aggredire i membri delle nostre comunità, i nostri vicini, i nostri colleghi» (Kamala Harris, 2016). «Un immigrato senza documenti non è un criminale» (2017). «Le espulsioni di massa sono crudeli e violano i nostri valori. Mentre questo presidente fa a pezzi le famiglie, ricordiamoci che la storia ci ha già insegnato cosa succede quando un governo inizia a deportare la gente a seconda della loro appartenenza etnica. Sarebbe una macchia vergognosa per il nostro Paese» (2019).

Ad essere confusi dal linguaggio della nuova amministrazione, non è solo la sinistra del Partito Democratico, ma anche lo stesso presidente del Guatemala, Alejandro Giammattei. Il quale, ad aprile, prima della visita della Harris, aveva già detto: «Credo che nelle prima settimane dell’amministrazione Biden, il messaggio fosse confuso. Erano parole di compassione che sono state intese, dalla nostra gente, specialmente dai passatori, come un messaggio alle famiglie: “accetteremo i bambini”». Alla vigilia della visita della Harris, ha ribadito il concetto: al cambio dell’amministrazione, «È cambiato anche il messaggio, in “riuniremo le famiglie, riuniremo i bambini”».

Dalle “porte aperte” alle “porte chiuse”, poche soluzioni al confine, dove regna ancora il caos, vaghe promesse di risolvere il grande problema dell’emigrazione di massa “alla radice”. Da quel che si vede, la sinistra americana non ha una soluzione. Dopo aver sbattuto contro la realtà, deve ricorrere a una retorica che, in bocca a un presidente di destra, verrebbe bollata come razzista o quantomeno nativista. Perché, al di là della retorica (che non costa nulla se si è all'opposizione) non esiste una soluzione "di sinistra".