• AVVOCATI IN MISSIONE

«La CEI esiga dal governo il libero accesso alle chiese»

Il decreto legge del 25 marzo e la Nota del ministero dell'Interno sulla possibilità di recarsi in chiesa violano gravemente la libertà religiosa e di culto. Lo scrive l'associazione "Avvocatura in missione" in una lettera al presidente della CEI, in cui si spronano i vescovi a difendere la libertà della Chiesa.

«Lo Stato dimentica il diritto fondamentale costituzionalmente garantito della libertà di culto e non contempla, fra i motivi di necessità che legittimano il movimento, quello di esercizio della propria religione». È quanto scrive il presidente dell’associazione “Avvocatura in missione”, Anna Egidia Catenaro, in una lettera al presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), cardinale Gualtiero Bassetti, in cui si chiede di intervenire con forza presso il governo italiano affinché la libertà religiosa e di culto venga rispettata. Il riferimento è al decreto legge 19 del 25 marzo scorso e alla Nota del ministero dell’Interno del successivo 27 marzo, che la Nuova Bussola Quotidiana ha già abbondantemente commentato.

Secondo “Avvocatura in missione”, il decreto legge 19 viola gli articoli 7 e 8 della Costituzione. Il primo sancisce che “lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi”; e il secondo che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge“. Sebbene anche i parlamentari siano stati sollecitati, «è pur vero – dice la lettera - che qui la parte lesa, che deve far sentire la sua voce, è la Chiesa in persona dei suoi rappresentanti».

«Siamo in piena violazione della libertà religiosa – scrive la Catenaro - laddove non si contempla la possibilità di accedere presso le chiese o per fare visita al sacramento o per ricevere il sacramento della confessione o della Eucarestia. Nessuno vuole violare la regola del divieto di assembramento per evitare il contagio ma ammettere come necessarie tante attività, escludendo quella religiosa come se il governo avesse il potere su essa, questo giuridicamente non è ammissibile e a livello spirituale noi cattolici non lo possiamo tollerare».

La Cei, insiste ancora “Avvocatura in missione”, deve «far sentire al governo» che «la Chiesa deve poter continuare a svolgere la sua funzione di salus animarum, motivo per cui fu fondata da Cristo, e che la Chiesa stessa sarà ligia nel far rispettare le norme dello Stato che prevedono non assembramenti di persone e distanziamento fra esse».

Nella lettera al cardinale Bassetti si chiede anche che, pur in mancanza di messe con popolo, venga amministrata la comunione ai fedeli secondo quanto stabilito dall’articolo 918 del Codice di Diritto Canonico. «Le modalità – prosegue la lettera - sarà la Chiesa a stabilirle, e sicuramente si farà attenzione ad assicurare maggior protezione per i sacerdoti che saranno forniti di mascherine e/o anche di camici protettivi come i medici, e il sacramento dell’eucarestia o confessione potrebbe essere donato fuori della porta, sul sagrato, magari per chi può in ginocchio, così vi sarebbe maggiore distanza tra i visi delle persone».

Prima di questo però, nella lettera si spinge la Cei a chiedere con forza al governo «la modifica del modulo di autocertificazione dove si dovrà chiaramente scrivere che è consentito l’accesso ai luoghi di culto, al fine di evitare ulteriori abusi di potere a danno di sacerdoti che si son visti bloccare nelle loro cerimonie o fedeli impediti di accedere a luoghi di culto perché sprovvisti di modulo chiaro».