• CRISI DI GOVERNO

La democrazia è ben altro che la conta dei voti

Il voto in Parlamento, con la caccia ai "responsabili" per poter mantenere il governo, dimostra che l'Italia è tenuta ostaggio dalle cosiddette regole democratiche. In realtà tale situazione dimostra tutta l'inconsistenza del nostro sistema democratico.

La maggioranza esulta dopo il voto al Senato

Ci sarà chi sostiene che la discussione in parlamento e il voto di fiducia a Conte sono stati una vittoria della nostra democrazia. Si è discusso, si è votato e ci si è contati: in questo consisterebbe la vera democrazia. Per di più con un garante della correttezza delle procedure contabili, ossia con la sorveglianza di Mattarella. Però molti italiani, soprattutto assistendo in tv alla votazione in Senato di ieri sera, si saranno chiesti se una democrazia che si riduca ad una conta numerica sia veramente valida e sostenibile.

Tutta la lunga cerimonia a Palazzo Madama è stata incentrata sulla scelta di un pugno di parlamentari di farsi contare da una parte piuttosto che dall’altra. Se gli italiani avessero avuto  o meno un governo, se ci fosse stato o meno un cambiamento di guardia sulle politiche d’emergenza dipendeva da un piccolissimo numero di parlamentari che avesse scelto di farsi contare in un modo piuttosto che in un altro.
Una democrazia che si fondi semplicemente su questo può cantare vittoria? Può considerarsi forte e solida una democrazia dell’abaco?  Il problema non riguarda solo la situazione di minoranza del governo Conte, certamente colpito anche se non affondato, ma quella del sistema democratico stesso.

Ieri al Senato e il giorno precedente alla Camera gli italiani hanno sperimentato di essere ostaggio delle loro stesse regole democratiche. Rousseau diceva che in questo consiste la libertà, nell’obbedire alle regole che noi stessi ci si è dati. Ma quando le regole sono vuote, rimane vuota anche la libertà. Ora, le regole che si basano solo sulla quantità, sono vuote.
Il pugno di parlamentari che si sperava uscissero dal loro gruppo e votassero a favore di chi fino al giorno prima era il loro avversario politico lo avrebbe fatto per motivi che a tutti rimarranno ignoti e che per la democrazia dei numeri nemmeno hanno importanza.

Non ha nessuna importanza per la nostra democrazia se uno passa di campo per convinzione politica, per partecipare ad un nuovo progetto, per aderire ad un nuovo programma, oppure se lo ha fatto a seguito di promesse, o di scambi, o per tentare una nuova carriera, o per evitare un declino politico e riciclarsi. Non importa nulla alla nostra democrazia se si fa la caccia al voto in parlamento e se qualche parlamentare si lasci cacciare. Ciò che alla fine importa è avere i numeri. Il governo ha retto pur se azzoppato e periclitante al Senato ma non sa perché e non è minimamente richiesto dalle regole democratiche che lo sappia. Il governo cercava i numeri e, in fondo, li ha avuti. La cosa basta, per il momento, anche al Presidente Mattarella che ha mandato Conte in aula per vedere se ha i numeri perché in democrazia – si dice -  è la somma a governare.

Però da questa semplice conta numerica dipendeva la vita di una nazione, ostaggio quindi delle regole democratiche che essa stessa si è data. Una nazione che non sa da dove sia venuta l’epidemia, non sa perché il Commissario Arcuri non abbia provveduto ad accrescere il numero dei posti letto in terapia intensiva, non sa perché non sia stata attivata una assistenza domiciliare ai malati di Covid, non sa perché molte terapie promettenti siano state abbandonate o nemmeno esaminate, non sa perché gli studenti non possano andare a scuola nonostante i banchi a rotelle comperati dal Ministero della pubblica istruzione, non sa dove siano andate a finire le varie task-force nominate dal presidente Conte, non sa perché sia ancora obbligatoria la mascherina all’esterno se la probabilità di essere infettati all’aperto è minima, non sa se il numero dei morti per Covid sia esatto o gonfiato … una nazione al buio che ora deve accettare la conferma di un governo al buio, sopravissuto perché alcuni parlamentari – non si sa perché e le regole non pretendono che essi lo spieghino – ha deciso di farsi contare da un’altra parte rispetto a prima.

C’è una sproporzione enorme tra la posta in gioco – il futuro della nazione in un’epoca di forte crisi – e il metodo adoperato per decidere sulla posta in gioco, ossia quello della conta e della caccia a qualche numero in più in parlamento. Caccia che, stante la situazione emersa, dovrà pure continuare in Senato per l’approvazione della legislazione ordinaria. Nel frattempo l’Italia si sta indebitando e impoverendo; settori produttivi sono al crollo verticale; le file alle mense caritas aumentano; nevrosi e depressioni dei confinati in casa crescono; come anche l’insofferenza alle limitazioni cervellotiche del governo. Questa Italia è tenuta in ostaggio, impaurita, congelata nel freezer, non interpellata tramite elezioni, cristallizzata nel suo non poter fare nulla, tristemente rassegnata … e tutto ciò per una manciata di parlamentari contati di qua anziché di là.

Piuttosto che vantarsi di sé, in questa occasione la democrazia italiana dovrebbe fare un esame di coscienza. La gravità dell’oggi e i pericoli per il futuro avrebbero richiesto di non accontentarsi di una semplice (e per di più risicata e periclitante) somma numerica e a pensare invece a scongelare il popolo italiano dal suo attuale congelamento in frigorifero.