• EGITTO

La primavera è già diventata inverno

Da settimane dilaga la protesta contro il “nuovo faraone”, il presidente Morsi che a forza di colpi di mano si è attribuito pieni poteri e va verso una "dittatura bianca". Ma il ministro Riccardi va al Cairo ed esalta la "democrazia" egiziana.

proteste Egitto nov2012

Valide solo fino all’entrata in vigore della nuova Costituzione e rese necessarie dalla preoccupazione di difendere dalle “forze oscure” del passato regime la “rivoluzione” che l’11 febbraio 2011 ha portato alla caduta del presidente Mubarak: così il presidente egiziano Mohamed Morsi ha giustificato le modifiche costituzionali con cui il 22 novembre ha ampliato i propri poteri attribuendosi il controllo degli organi legislativi, esecutivi e giudiziari.

Le “disposizioni provvisorie” rendono le sue decisioni esecutive senza dover ricevere l’approvazione del parlamento e senza facoltà di appello né di modifica da parte delle autorità giudiziarie e gli assegnano tra l’altro il compito di nominare il procuratore generale e l’autorità di decidere lo scioglimento dell’Assemblea incaricata di redigere appunto la costituzione del paese.

Le dichiarazioni del presidente Morsi non sono valse a rassicurare chi in Egitto e nel mondo considera queste modifiche costituzionali un nuovo passo verso l’instaurazione di un regime dominato dai Fratelli Musulmani e guidato dalla shari’a, la legge coranica. Centinaia di migliaia di persone in tutto il paese protestano da giorni contro il “nuovo faraone” – così è stato soprannominato Morsi in piazza Tahrir, al Cairo – e in molte città i manifestanti hanno preso di mira le sedi di Libertà e Giustizia, il partito dei Fratelli Musulmani che detiene la maggioranza parlamentare.

Fonti missionarie dell’agenzia di stampa Misna, che hanno chiesto di restare anonime – il che la dice lunga sul clima che si respira nel paese – commentano che la decisione di Morsi “è incoerente e ricorda, nel voler giustificare un colpo di mano antidemocratico con un criterio di emergenza, le strategie del passato regime”. Le stesse fonti sembrano farsi poche illusioni sul futuro: “di certo i Fratelli Musulmani non applicheranno un regime di tirannia violenta, ma una sorta di ‘dittatura bianca’, prendendo man mano il controllo dei poteri dello stato”. 

Altre manifestazioni sono in corso, ma di sostegno a Morsi e alla Fratellanza. Mostrano quanto l’Egitto sia diviso tanto più ora che l’Assemblea costituente ha a dir poco accelerato i lavori, dopo mesi di stallo e inattività, riuscendo nella notte del 29 novembre, nel giro di 16 ore, ad approvare tutti i 245 articoli della costituzione. Il testo è stato quindi consegnato al presidente che, dopo averne preso visione, ha disposto che il 15 dicembre si svolgerà il referendum tramite il quale la popolazione deciderà se accettare o respingere la nuova carta fondamentale.

La ragione di tanta premura è che il 2 dicembre era previsto che l’Alta Corte costituzionale si pronunciasse sulla legittimità dell’Assemblea che già aveva sospeso ad aprile, dopo soltanto due settimane di attività, in considerazione della marcata prevalenza degli islamisti tra i suoi 100 membri, poi ridottisi a 85 per la decisione dei pochi componenti laici di ritirarsi. Benché esautorata, l’Alta Corte ha espresso l’intenzione di riunirsi e in effetti ha tentato di farlo, ma è stata costretta a rinviare la seduta perché migliaia di sostenitori del presidente Morsi e dei Fratelli Musulmani ne ha circondato la sede per impedire ai giudici di entrare. Ha quindi deciso di sospendere le attività a tempo indeterminato.
 
Il timore più che fondato è che la costituzione legittimi una svolta autoritaria. Di certo la fretta con cui è stata redatta fa sì che difetti in coerenza e chiarezza. È senz’altro positivo che almeno alle religioni monoteiste sia consentita libertà di credo e anche che non sia stata accolta la richiesta dei salafiti di adottare la shari’a come legge nazionale, lasciando invariato l’articolo 2 che la pone come fonte primaria e fondamentale del diritto. D’altra parte proprio dal rispetto dei principi della legge coranica possono derivare discriminazioni e limitazioni delle libertà, ad esempio nei confronti delle donne.

Inoltre, benché adesso tocchi agli egiziani decidere il futuro del paese, la data del 15 dicembre è troppo vicina perché la popolazione possa conoscere e valutare i contenuti della bozza di costituzione e decidere consapevolmente se approvarla oppure no. Questo accresce il pessimismo di chi già era scettico in proposito. Intervistato nei giorni scorsi dall’agenzia di stampa AsiaNews, padre Rafic Greiche, capo ufficio stampa della Chiesa cattolica in Egitto, aveva commentato: “il 40% della popolazione è povera e vive in aree rurali dove gli islamisti raccolgono la maggioranza dei consensi perché comprano i voti dando in cambio sacchi di grano, carne e riso”.

Nel mondo libero l’allarme è pressoché unanime. Fa clamorosamente eccezione, dispiace constatarlo, il ministro italiano della cooperazione, nonché fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi. Parlando all’università di Al-Azhar il 27 novembre, in occasione di una visita ufficiale al Cairo, il ministro si è detto molto contento “che oggi ci sia un Egitto democratico, forte non solo del prestigio della sua storia millenaria e del suo posto tra le nazioni, ma anche del prestigio della libertà. L’Egitto ha una storia di tolleranza. Ma oggi questi aspetti della vita sociale e della storia sono maturati e realizzati in un regime pienamente democratico con istituzioni parlamentari ed elettive. Questa democrazia è nuova ma, d’altra parte, ha radici antiche. In particolare si nota in Egitto e nel mondo arabo un forte rapporto tra la politica democratica e l’islam”.

 - Nella Costituzione spunta la legge anti-blasfemia, di Giorgio Bernardelli