a cura di Benedetta Frigerio
  • Comunismo

Laos. Cristiani cacciati da un villaggio per aver rifiutato di abiurare

Si può essere perseguitati a causa della propria fede dalle leggi di uno stato o a causa di pregiudizi radicati nella popolazione di un paese. Nel Laos, paese comunista a maggioranza buddista, la libertà di religione e i diritti della minoranza cristiana sono tutelati da una legge approvata nel dicembre del 2019 che consente ai fedeli di svolgere servizi religiosi e predicare. Ma per decenni la propaganda governativa ha dipinto il Cristianesimo come al servizio del capitalismo e dell’imperialismo occidentale e questo ha fatto sì che i cristiani fossero guardati con diffidenza e risentimento. Se nei grandi centri urbani le comunità cristiane sono tutto sommato accettate, nelle aree rurali sono frequenti gli episodi di intolleranza e violenza, spesso avallati dalle autorità locali. I più minacciati e indifesi sono i cristiani di etnia Hmong sui quali pesa l’accusa di traditori per aver collaborato con gli Stati Uniti durante la guerra di Indocina. Un recente caso di persecuzioni è stato registrato nella provincia meridionale di Saravan. Le vittime sono sette cristiani, membri di due famiglie, che sono stati espulsi dalle autorità di Pasing-Kang, il loro villaggio, dopo che hanno rifiutato di abiurare. È successo il 10 ottobre e da allora vivono nelle foreste circostanti. A corto di cibo e senza abiti oltre a quelli che indossavano al momento della cacciata da casa, vivono in una capanna e non sanno a chi rivolgersi per aiuto. Dei testimoni sotto anonimato hanno riferito a Radio Free Asia che i loro parenti e altri cristiani stanno cercando il modo di aiutarli. Ma le autorità non li autorizzano a prestare soccorso e hanno paura di essere cacciati a loro volta se disobbediscono agli ordini. La Chiesa evangelica laotiana sta seguendo la situazione e sta cercando di trovare al più presto una via d’uscita perché la situazione dei cristiani espulsi si fa sempre più difficile. All’inizio del 2020 altre tre famiglie erano state espulse nel villaggio di Tine Doi per la stessa ragione.