• IL LIBRO

L'attacco del diavolo alla madre è l'attacco ai suoi figli

L’attacco che la madre subisce nella storia, va di pari passo con un feroce attacco ai figli, ai più piccoli e indifesi. Ma la salvezza, come in altri episodi biblici, verrà dalle donne. Il libro della vaticanista Debora Donnini offre un quadro della battaglia scatenata contro la donna e la madre. 

«Il diavolo odia la donna e continuamente le muove battaglia perché la donna ha in sé la fabbrica della vita». Così nelle sue catechesi Carmen Hernández, co-iniziatrice del cammino neocatecumenale, morta nel luglio del 2016, sottolineava il grave compito della donna nella società: quello di proteggere e conservare la vita in un contesto ostile, minacciata da più parti. Una minaccia che ha radici profonde e di cui le Sacre Scritture, fin dalla prima pagina, ne mostrano il carattere escatologico. «Per questo – ripeteva continuamente – dalla prima pagina della Genesi fino al finale dell’Apocalisse il demonio perseguita sempre la donna».

Consapevole di questa straordinaria e drammatica missione affidata alla donna e raccogliendo l’eredità della tradizione giudaica, la Chiesa – che è madre ed ha a cuore i suoi figli – ha sempre difeso e onorato la donna di fronte alle minacce e le violenze di cui è vittima. L’Antico Testamento narra le vicende di grandi figure femminili che si presentano come eroine o veicolo di messaggi divini per il popolo di Israele: Miriam, Giuditta, Ester e Debora sono alcuni esempi eclatanti. Proprio dalla storia biblica di Debora (Giudici cap. 4-5) è tratto il titolo del libro della vaticanista Debora Donnini, giornalista di Vatican News. Il saggio "Finche sorsi come madre" (Chirico-Cantagalli 2020) offre un quadro della battaglia scatenata contro la donna e la madre. 

Ai tempi di Iabin, re di Canaan e del suo condottiero Sisara Isaele aveva abbandonato il Signore, preferendovi le divinità straniere. Sorse dunque Debora, profetessa e giudice, con la missione di incoraggiare Barak a combattere contro Sisara. La salvezza, come in altri episodi biblici, verrà dalle donne: grazie a Debora e a Giaele Israele trionferà e umilierà il nemico che imponeva un pesante giogo al popolo eletto. Debora sorge “come una madre”, una madre per Israele, una madre che cura, protegge e combatte per i suoi figli. 

Fin dalle prime pagine l’autrice chiarisce come l’attacco che la madre subisce nella storia, vada di pari passo con un feroce attacco ai figli, ai più piccoli e indifesi: «Va considerato che la linea di confine fra la violenza nelle donne e quella nei confronti dei bambini è molto sottile e non difficilmente da una si passa all’altra». I drammi dell’aborto e dell’utero in affitto – che oltre a uccidere e mercificare la vita dei bambini sviliscono e banalizzano la maternità, ferendo la donna nel suo corpo – mettono in evidenza come madri e figli siano continuamente minacciati. Eppure il legame tra madre e figlio è alla base della crescita e dello sviluppo dell’essere umano così come dell’intera vita sociale. 

Da parte sua la Chiesa è consapevole che i figli sono il futuro dell’umanità (per questo la denatalità è un dramma e non una soluzione ecologica ed ecocompatibile) e che una società che perde il rispetto per la madre diventa orfana e lascia spazio a violenze, soprusi e ingiustizie. Il dramma degli abusi sessuali scuote continuamente la società e in questi ultimi anni la Chiesa ha rafforzato ulteriormente il suo impegno per combattere questi orribili crimini anche all’interno delle sue strutture. L’inscindibile nesso tra madre e figlio fa si che non si possano difendere e proteggere i bambini senza custodire la donna e la madre, la sua dignità e la sua missione. 

Per questo papa Francesco, seguendo le orme dei suoi predecessori in particolare del magistero di Giovanni Paolo II (con Mulieris Dignitatem e la Lettera alle donne del 1995), ha più volte focalizzato il suo sguardo sulle donne e sulle madri. Lo ha fatto con parole e gesti che l’Autrice raccoglie ed elenca per mostrare la particolare cura con cui il Pontefice è sceso in campo in difesa delle donne denunciando violenze e discriminazioni e richiamando ad un rinnovato impegno verso la questione femminile. 

Donnini elenca anche i dati e le statistiche dell’attacco alla donna nella società: si passa dalle situazioni più eclatanti di schiavitù e violenza, di stupri e mutilazioni, alla prostituzione, alla dilagante piaga della pornografia, alle ugualmente drammatiche violenze fisiche e psicologiche che spesso hanno origine tra le mura domestiche e nei luoghi di lavoro. Ripensare il lavoro  (anche dopo la crisi provocata dalla pandemia da covid-19) in modo da favorire le necessità delle madri senza costringerle a scegliere tra la carriera e il figlio è uno dei grandi temi che la politica non riesce a risolvere schiacciando di fatti molte donne di fronte ad scelte obbligate. Un clima di «criminalizzazione della madre che si sta diffondendo con conseguenze che saranno nefaste sotto tanti punti di vista».

Riscoprire la bellezza e l’urgenza dell’alleanza uomo-donna, nell’orizzonte dell’amore e del dono reciproco (radicale, come insegna San Paolo) è la chiave per leggere le rivendicazioni delle donne, non come esigenze di un vecchio femminismo ma come il giusto cammino da percorrere per costruire un futuro di pace. 

Tuttavia la piena alleanza uomo e donna non può venire imposta dall’esterno, tramite leggi, decreti o progetti politici. Queste misure possono certamente difendere e tutelare la realtà femminile ma realizzare l’auspicio di una svolta radicale sul tema della donna richiederà un altro tipo di cambiamento. Una volta richiamata l’attenzione sul problema nei suoi aspetti più drammatici e sottolineata la posizione della Chiesa (troppo spesso ingiustamente accusata di misoginia) resta aperta la questione sul come, concretamente, possa attivarsi il necessario cambio di mentalità, come sia possibile generare un “nuovo sguardo” che valorizzi la donna e la madre superando la dialettica delle sterili contrapposizioni ideologiche del femminismo e del maschilismo. La figura della Vergine Maria, esempio eccelso di donna e madre, ci mostra la strada: accogliere Cristo dentro di sé per riconoscerlo nell’altro – donna o uomo, bianco o nero che sia – è la chiave per un futuro di pace, per un nuovo umanesimo cristiano e per guarire le ferite della nostra società dominata da ingiustizie e violenze di cui spesso i più deboli, donne e i bambini, sono vittime privilegiate.