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Le folli idee del professor Sartori

Affermazioni catastrofiste sul clima senza alcuna base scientifica, imputati la crescita della popolazione e - ovviamente - il Papa. E come rimedio l'eliminazione dei poveri. E' il solito Sartori, sul Corriere della Sera.

Giovanni Sartori

Il 15 agosto si può pensare che l’editoriale di Giovanni Sartori sia dovuto ad un colpo di sole, così anche il fatto che il Corriere della Sera ne condivida gli intendimenti. Ma perché rifilarci anche a novembre un nuovo editoriale che, facendo un minestrone un po’ di tutto,  finisce per dire che la colpa di quanto accade di brutto è del Papa e dell’aumento della popolazione? Anche stavolta la realtà viene stravolta al solo uso di far apparire condivisibili delle tristi e antiquate idee malthusiane senza capo né coda, che solo una società sempre meno sazia ma disperata come l’attuale può accettare.

Vale la pena riportare integralmente la parte centrale dell’editoriale pubblicato il 23 novembre 2013:

«Stiamo inquinando l’atmosfera, stiamo avvelenando l’aria che respiriamo e, al contempo, stiamo destabilizzando il clima. Sono notizie di questi giorni il ciclone senza precedenti che ha colpito le Filippine, e ora il diluvio, la bomba d’acqua anch’essa senza precedenti che si è abbattuta sulla Sardegna e che ancora la minaccia. Forse troveremo il modo di uscire dalla crisi economica (della quale portano la massima colpa gli economisti), ma come fermare l’impazzimento del clima, il progressivo riscaldamento, la crescita dei livelli del mare, l’erosione dei ghiacciai (che alimentano i fiumi) e, infine, la nuova probabile dislocazione delle piogge con la conseguente dislocazione delle zone aride? 

Il rimedio vero sarebbe una drastica riduzione delle nascite (specialmente in Africa) che ci restituirebbe un pianeta vivibile. A questo effetto le maggiori responsabilità sono della Chiesa cattolica (per l’Africa e anche parte dell’America Latina). Per ora papa Francesco si è limitato a carezzare molti bambini, stringere molte mani e a distribuire in piazza San Pietro la «Misericordina» che poi, aperta la scatolina, è un rosario. E la nostra televisione è inondata da appelli di soldi per salvare i bambini africani. A che pro? Le prospettive, restando le cose come sono, sono cicloni in autunno, piogge torrenziali in inverno, afa insopportabile d’estate. E d’estate non nevicherà più sui ghiacciai, il che implica che andranno a sparire. Di conseguenza i fiumi si prosciugheranno. 

Come dicevo di tutto questo non ci diamo pensiero perché prima di tutto bisogna mangiare. Vero. Ma è anche vero che ci sarà sempre meno da mangiare. Ripeto, l’unica cura ancora a nostra disposizione è di ridurre la popolazione e con essa ridurre l’emissione di gas serra e la conseguente concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera». 

Nulla di nuovo sotto il tifone; infatti dopo quello dell’aprile 1991 in Bangladesh, quando morirono più di 138mila persone, Jacques Cousteau, uno degli ambientalisti più famosi ed autorevoli del mondo, disse: «Non date la colpa al mare. La vera tragedia del Bangladesh sono gli uomini, una popolazione incontenibile.[...] Dovremmo essere in 700 milioni in tutto. Allora sì che la Terra diventerebbe paradisiaca». 

Eppure tutti dovrebbero ormai sapere che il cibo nel mondo è sufficiente; il vero scandalo è nella differenza con cui le varie popolazioni ne dispongono, nello spreco che se fa nei paesi ricchi specie nella catena di distribuzione, nel fatto che c’è chi ancora muore di fame. Però va notato che dagli anni ’90 ad oggi, mentre la popolazione cresceva, la percentuale di persone denutrite è scesa dal 23,2 al 14,9%, secondo i dati della Fao. L’attuale produzione mondiale di alimenti è in grado di sfamare il doppio della popolazione corrente, circa un terzo della produzione è in qualche modo non utilizzata per fini alimentari: o viene sprecata o utilizzata per altre finalità come i biocarburanti.   

Eppure tutti dovrebbero ormai sapere che tra riscaldamento globale e quanto accaduto sulle Filippine e in Sardegna non esiste alcun nesso di causalità dimostrato scientificamente. Inoltre sono tutti fenomeni eccezionali ma non unici nella storia.

L’aspetto che può invece sorprendere è che, ad agosto, lo stesso professor Sartori era stato meno catastrofista sulla destabilizzazione del clima.
«E come va il mondo, il pianeta Terra? Forse meglio. La buona notizia è che a detta dei climatologi il riscaldamento del nostro pianeta sembra che si sia fermato. Si intende, le previsioni sul clima non sono mai certe; sono, in verità, estrapolazioni ricavate da statistiche o da modelli matematici. Anche così, quali le possibili spiegazioni? Potrebbe essere che la crisi economica ha molto ridotto le emissioni di gas serra, pareggiando così il conto, e cioè pareggiando l'eccedenza di anidride carbonica che non veniva assorbita in precedenza dagli alberi e dal mare».

Cosa sarà successo in questi giorni a Sartori? Quando accadono eventi catastrofici, un’ideologia nichilista propone la stessa soluzione disumana che Lester R. Brown proponeva come rimedio contro la povertà: eliminare gli affamati. Così Sartori avrà pensato di riproporre che il rimedio contro le vittime degli eventi estremi  è eliminare le vittime. Ed il Corriere della Sera subito ha abbracciato questa linea.

Occorrerebbe, invece, in molti casi cambiare atteggiamento di fronte agli impatti di fenomeni meteorologici intensi, quando la meteorologia "è capricciosa". 

Gli antichi romani, ad esempio, di fronte alla siccità, alla crescita della popolazione e alle nuove esigenze di Roma costruirono decine di acquedotti; fu un modo fattivo di pensare alle future generazioni. Non si trattava di devastare il paesaggio o l'ambiente, ma l'idea del "bene comune" permetteva una umanizzazione del Pianeta. Oggi invece ci si aspetta che piova secondo la media tutti gli anni (possibilmente secondo le nostre esigenze, d'estate dovrebbe piovere solo di notte per non scontentare contemporaneamente contadini e turisti). Se ciò non accade allora dobbiamo mettere in atto azioni per "normalizzare" il tempo meteorologico.  

Oggi si afferma che risolvere il problema degli uragani, e più in generale del cambiamento climatico, corrisponde a risolvere i problemi dei paesi poveri. In realtà i poveri muoiono di fame, di sete, malattie, hanno bisogno di energia e di svilupparsi integralmente adesso, mentre i presunti benefici climatici dovuti ai protocolli, forse, ci saranno tra alcuni decenni. I problemi hanno scale di tempo e priorità diversi. E' come se al povero che al semaforo chiede i soldi per mangiare, rispondessimo soddisfatti che abbiamo investito nel catalizzatore della nostra auto per il bene dei suoi figli e di Gaia. 

Combattere la miseria e lottare contro gli effetti dei fenomeni meteorologici intensi, è promuovere, assieme al miglioramento delle condizioni di vita, il progresso umano e spirituale di tutti, e dunque il bene comune dell'umanità. La convivenza con l'insieme delle condizioni atmosferiche normali ed anormali che caratterizzano il clima, non si riduce all'equilibrio, sempre precario, delle concentrazioni di gas atmosferici. Essa si costruisce giorno dopo giorno, nel perseguimento d'un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini. "Lo sviluppo è il nuovo nome della Pace", anche in campo climatico-ambientale.