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Le follie della provetta

Creare embrioni a scopo terapeutico dalle cellule staminali. E' soltanto l'ultima delle mostruosità che si vuole rendere realtà, figlie della fecondazione in vitro, il cui "padre", Robert Edwards, è morto ieri all’età di 87 anni.

Edwards

Robert Edwards, medico celebre per i suo studi pionieristici sulla fecondazione in vitro, è morto ieri all’età di 87 anni. Edwards è considerato il padre di Louise Brown, oggi trentacinquenne, primo essere umano nato dopo concepimento in provetta.
Immediatamente dalla comunità scientifica – non dimentichiamo che a Edwards fu assegnato il Nobel per la medicina nel 2010 proprio in virtù dei suoi studi sulla fecondazione – si sono levati commenti sullo scienziato che «ha reso migliore la vita di milioni di persone», dando loro un figlio. Ma creare esseri umani in laboratorio è un male di per sé: la scissione dell’atto procreativo da quello unitivo e l’abortività intrinseca della provetta (mediamente un solo embrione su dieci vede la luce tra quelli concepiti artificialmente) sono due aspetti inevitabilmente legati a tale tipo di pratica che rendono il ricorso alla fecondazione in vitro moralmente inaccettabile.

Molte altre sono poi le tentazioni a portata di mano dei dottor Frankenstein dei giorni nostri che rendono la fecondazione artificiale una vera e propria mostruosità. Una delle ultime novità in tal senso ha trovato ampio spazio in una pubblicazione sul Journal of Medical Ethics dello scorso 4 aprile. Molti ricorderanno che fu lo stesso JME a pubblicare il discusso articolo degli italiani Francesca Minerva e Alberto Giubilini sul cosiddetto aborto post-nascita, che nient’altro è se non infanticidio.
A distanza di poco più di un anno da quella pubblicazione, è Robert Sparrow, filosofo e bioeticista della Monash University in Australia, a scrivere sul JME il contributo dal titolo «Eugenetica in vitro». L’argomento non è certo nuovo: nella sua versione oramai collaudata, l’eugenetica è messa in atto, nelle cliniche dei Paesi dove è legale, grazie alla diagnosi preimpianto, con la quale si individuano gli embrioni difettosi destinati a finire la loro esistenza tra gli scarti di laboratorio. Nuova è piuttosto la tecnica con cui Sparrow propone alla comunità scientifica di realizzare la specie umana geneticamente perfetta. Considerando che sono in stato avanzato le ricerche per ottenere gameti maschili e femminili a partire da cellule staminali, il professore della Monash University auspica che in un futuro non troppo lontano, una volta ottenuti risultati positivi in tale ambito, essi siano utilizzati iterativamente per raggiungere diversi scopi.

In sintesi, il bioeticista australiano propone di generare embrioni unendo gameti ottenuti da cellule staminali e poi, da questi stessi embrioni, estrarre nuove cellule per creare ancora gameti e ripetere il processo fino a ottenere quello che viene definito «potenziamento umano». Una generazione multipla in laboratorio che, nei piani di Sparrow, consentirebbe quindi non solo di poter condurre studi sull’ereditarietà di malattie genetiche e di produrre cellule col solo scopo di destinarle ad usi medici e scientifici, ma anche di creare in provetta l’uomo col patrimonio genetico senza difetti.
L’autore dell’articolo non nasconde che esistono ostacoli per applicare questo tipo di tecnica. Quelli pratici vengono individuati nell’impossibilità attuale di prevedere quali potrebbero essere i frutti di un concepimento ottenuto con sperma e ovuli creati da cellule staminali, dubbi amplificati dalle numerose ripetizioni del processo proposto da Sparrow. Un ostacolo del genere, afferma l’autore, potrà essere superato solo quando la scienza raggiungerà risultati in merito alla produzione di gameti da staminali.

Ma, dice il bioeticista, esistono anche ostacoli di natura etica. Gli embrioni sono «entità» (così li definisce Sparrow) la cui natura è oggetto di aspre discussioni e inevitabilmente la gametogenesi iterativa proposta dallo studioso implica la loro creazione con l’unico scopo di distruggerli per ottenerne sperma e ovuli. Inoltre, in una nota a margine dell’articolo, l’autore ricorda che gli embrioni che in futuro siano generati attraverso gameti ottenuti da staminali embrionali sarebbero «orfani al concepimento».
Qualora si arrivasse ad ottenere un essere umano attraverso le iterazioni immaginate da Sparrow, tale soggetto non solo non avrebbe genitori, ma neppure nonni o bisnonni e il legame tra l’embrione creato e il suo avo più prossimo realmente vissuto sarebbe tanto più debole quanto più alto il numero di gametogenesi utilizzate.

L’invito del docente australiano è quello a discutere di questa particolare applicazione dell’eugenetica: pur essendo ad oggi remota una sua realizzazione concreta ed affidabile, conclude Sparrow, è bene iniziare a parlarne da un punto di vista etico, per non farsi trovare impreparati qualora dovessero verificarsi i primi successi.
Insomma: discutiamone oggi affinché domani, quando potremo usare embrioni creati esclusivamente come serbatoi di cellule, non si presentino i soliti difensori della vita dal concepimento a rallentare la marcia verso un mondo in cui non esisterà neppure un gene fuori posto. E non azzardatevi a tirar fuori il solito paragone con l’eugenetica nazista. La semplicità con cui tali mostruosità sono trattate da un punto di vista etico è disarmante.

In «Beneficenza procreativa e gametogenesi in vitro», pubblicato nel settembre del 2012 su Monash bioethics review e tra i cui autori spicca Julian Savulescu, guru di una bioetica agli antipodi di quella cristiana, si sottolineano «le differenze tra il perseguimento di beneficenza procreativa attraverso la gametogenesi e i programmi eugenetici chiaramente discutibili condotti in passato, ad esempio, nella Germania nazista».
Allora, coercizione e uccisione di individui innocenti costituivano mezzi errati per un fine, quello eugenetico, «che di per sé non è necessariamente un male».
Oggi, invece, il desiderio dei genitori di dare al proprio figlio una vita esente da malattie genetiche è un desiderio buono, che può trovare realizzazione senza alcun tipo di costrizione e con esperimenti al microscopio. Gli embrioni eliminati, per fortuna, non si possono lamentare. E allora, dottor Sparrow, di cosa vogliamo discutere?