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Libia, l'Italia sdogana Haftar e torna protagonista

Contatti fra il governo italiano e il generale Haftar sarebbero già in corso da settimane, nonostante il sostegno ufficiale di Roma al governo internazionalmente riconosciuto di al Sarraj. Sdoganare Haftar è ormai un imperativo, perché ha l'esercito più forte sul campo e perché mediando fra lui e il governo l'Italia torna protagonista.

Minniti e Haftar

Non mancano gli elementi che sembrano finalmente indicare i margini per un possibile accordo tra le due principali fazioni libiche: il governo di Tripoli riconosciuto dalla comunità internazionale e guidato da Fayez al-Sarraj e quello di Tobruk di Abdallah Thani che esprime anche l’unico parlamento riconosciuto e l’esercito guidato dal generale Khalifa Haftar.

I termini per un’intesa sono stati messi a punto a Tunisi in un vertice coordinato dall’inviato dell’Onu, Ghassan Salamé, per apportare alcuni emendamenti parziali dell'accordo di Skhirat, siglato in Marocco nel 2015 che diede vita al governo al-Sarraj. L'accordo che si profila sembrerebbe prevedere di affidare a Haftar il ruolo di "ministro della Difesa e comandante operativo delle forze armate" a patto che la carica di "comandante supremo" vada a un "Consiglio presidenziale tripartito" che “lottizzi” gli interessi delle tre macroregioni libiche; Tripolitania, Cirenaica e Fezzan.

Le trattative si sviluppano in un momento cruciale che vede scontrarsi a Sabrata, già “santuario” dell’Isis le milizie fedeli ad al-Sarraj (ora riconvertitesi a gendarmi contro l’immigrazione illegale) e quelle fedeli ad Haftar che sta avanzando in Tripolitania grazie alle forze delle milizie di Zintan. Il bilancio di due settimane di scontri è di almeno 26 morti e 170 feriti secondo il ministero della Salute di Tripoli.  A confrontarsi sono la “Sala operativa per la lotta all'organizzazione dello Stato islamico”, milizia considerata legata all’Esercito Nazionale Libico di Haftar, e la Brigata Anas al-Dabbashi, composta da ex trafficanti ma che ufficialmente dipende dal ministero della Difesa di al-Sarraj. Riuscire a fermare gli scontri tra le milizie costituirebbe il primo segnale di credibilità dei negoziati in corso. Del resto Sabrata si trova a circa 40 chilometri a ovest di Tripoli a conferma di come le forze di Haftar siano ormai vicine alla capitale e molto più vicine a Melitha, dove l’ENI gestisce un terminal con stazione di pompaggio che alimenta il gasdotto Greenstream.

Con le truppe del generale così vicine all’infrastruttura strategica della società italiana, Roma non poteva esimersi dall’allacciare uno stretto dialogo anche con Haftar, accolto nei giorni scorsi per una serie di incontri romani con il ministro degli Interni, Marco Minniti (che lo aveva incontrato segretamente a inizio settembre a Bengasi), il ministro della Difesa Roberta Pinotti oltre a colloqui  “tecnici” con il capo di stato maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano e i vertici dell’intelligence (Aise). Da quanto ha detto lo stesso Haftar in un’intervista al Corriere della Sera, agli italiani avrebbe presentato "un piano elaborato" per il contrasto all'immigrazione illegale in Libia che "comprende la necessità di trattare con i Paesi confinanti con la Libia da cui partono i migranti. Quanto al controllo delle frontiere Sud, le mie forze possono fornire manodopera, ma voi europei dovete inviare aiuti: droni, elicotteri, visori notturni, veicoli", ha aggiunto Haftar. Dettagli interessanti specie considerando che dal governo italiano nulla era trapelato circa i temi specifici dei colloqui con il generale libico anche perché le forniture di armi alla Libia sono ancora vietate dall'embargo posto dall’Onu nel 2011.

"Da tempo dico che tale embargo va cancellato nei riguardi del nostro Esercito Nazionale. Tutti i Paesi europei interessati a fermare i migranti dovrebbero revocarlo" ha detto il generale libico. Altro dettaglio importante rivelato da Haftar riguarda il fatto che "Il ministro Pinotti ha già accettato un programma di addestramento dei nostri soldati in Italia". Un programma che evidentemente si affiancherebbe all’addestramento che già l’Italia impartisce alla Guardia costiera di Tripoli. Esiste quindi il rischio che l’appoggio ad Haftar comporti frizioni con al-Sarraj che potrebbero ripercuotersi sui flussi di migranti verso l’Italia, al momento sensibilmente rallentato. Il recente accordo tra l'Italia e il governo di al-Sarraj per bloccare il traffico di migranti, viene giudicato da Haftar "un grande errore" perchè "il governo italiano non dovrebbe lasciarsi illudere dalle milizie. Pagarle significa cadere in un circolo vizioso: domani faranno la lotta fra loro per spartirsi il bottino e chiederanno più soldi”. Sarà un ricatto infinito ha insistito Haftar aggiungendo che "l’unica forza sovrana è il nostro esercito, che oltretutto non chiede neppure un soldo. Dove noi siamo presenti finiscono il traffico dei migranti e anche il contrabbando di petrolio o di armi. I flussi dei migranti sono diminuiti non grazie alle milizie, ma al nostro esercito che sta estendendo il dominio sul territorio".

“Sdoganare” Haftar nei negoziati di stabilizzazione della Libia è un imperativo non solo perché il generale dispone dell’esercito più forte, ma anche perché occorre impedire allo Stato islamico di riorganizzarsi come sta facendo a sud di Sirte e nel deserto ai confini con Egitto e Algeria. Nei giorni scorsi caccia e droni americani decollati da Sigonella hanno colpito in almeno due occasioni i campi dello Stato Islamico a sud est di Sirte, secondo quanto riferito da Africom, il comando che gestisce le operazioni militari statunitensi in Africa.

Sul piano politico la visita di Haftar a Roma archivia, come ha detto anche il generale, le dure critiche espresse nei confronti dell’accordo tra l’Italia e il governo di al-Sarraj. In ogni caso il dato rilevante è che l’Italia torna protagonista indiscussa nella gestione della crisi nella sua ex colonia riequilibrando la sua posizione e non è certo un caso che il riavvicinamento tra Haftar e l’Italia sia avvenuto dopo la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Roma e Il Cairo (principale supporter di Haftar).