• GUERRA

Libia, Sarraj offre una base agli Usa

Per fermare l'avanzata di Haftar, sostenuto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi, il governo di Tripoli dopo l'aiuto turco punta a portare dalla sua parte anche gli Stati Uniti con l'offerta di una base militare. Offerta difficilmente ricevibile.

Il premier di Tripoli al-Sarraj

Il governo di Tripoli, rinsaldato dall’intervento militare turco, cerca di portare dalla sua parte anche Donald Trump con un’offerta senza precedente rivolta gli Stati Uniti. Il ministro dell’interno del governo guidato da Fayez al-Sarraj, il misuratino legato al movimento dei Fratelli Musulmani Fathi Bashaga, ha offerto su un piatto d'argento al Pentagono una base militare da stabilire sul territorio della Libia, ovviamente quel poco rimasto oggi sotto il controllo del governo di accordo nazionale (GNA) che si estende lungo la costa della Tripolitania da Misurata a Tripoli, mentre il resto del territorio nazionale e delle coste è nelle mani dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) guidato dal generale Khalifa Haftar.

"La Libia è importante nel Mediterraneo. Ha ricchezze petrolifere, una costa di 1.900 chilometri e porti che consentono alla Russia di vederla come la porta verso l'Africa", ha spiegato Bashagha in un'intervista all'agenzia Bloomberg. "Speriamo che la ridistribuzione di Africom includa la Libia, in modo da non lasciare uno spazio che la Russia possa sfruttare" ha aggiunto il ministro proprio nei giorni in cui il comando militare americano per l’Africa (Africom) è impegnato con proprie unità nella grande esercitazione Flintlock che coinvolge i paesi del Sahel in attività anti-insurrezione e anti-terrorismo.

L'offerta di Bashaga da un lato evidenzia il ruolo russo nel sostegno all’LNA di Haftar che nel gennaio 2017 firmò un accordo di cooperazione militare con Mosca, che includerebbe l’uso del porto di Tobruk come base della flotta russa che nel Mediterraneo dispone oggi solo di quella siriana di Tartus. Dall’altro rafforza il tentativo di riavvicinamento politico attuato da Tripoli nei confronti degli USA e ben rappresentato anche dalla recente visita a Washington di Ahmed Maitig, vicepresidente del GNA e uomo forte di Misurata.
Gli USA avevano inviato forze speciali a Tripoli e a Misurata per combattere lo Stato Islamico a Sirte, ma hanno sempre riconosciuto ad Haftar (che è anche cittadino statunitense) il ruolo di fiero avversario del terrorismo islamico per le dure battaglie combattute e vinte contro movimenti qaedisti e jihadisti a Bengasi e Derna.

L’offerta di Bashaga di ospitare in Libia una base aerea e navale americana giunge inoltre nel momento in cui il segretario alla Difesa americano Mark Esper ha anticipato la volontà dell’Amministrazione Trump di ridurre la presenza militare degli Stati Uniti in Africa. Gli Stati Uniti schierano oggi circa 6.000 militari in Africa, per lo più a Gibuti e in Niger ma il numero include anche i marines posti a difesa delle strutture diplomatiche.

"Il ridispiegamento americano - ha detto Bashagha - non ci è chiaro", ma "se gli Stati Uniti chiedessero una base, come governo libico non ci dispiacerebbe per combattere il terrorismo, la criminalità organizzata e mantenere a distanza i Paesi stranieri che intervengono in Libia”, con un chiaro riferimento a Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti che sostengono direttamente lo sforzo bellico di Haftar, le cui avanguardie sono ad appena 5 chilometri dal centro di Tripoli. “Una base Usa porterebbe stabilità" ha affermato Bashaga aggiungendo che "i russi non sono in Libia solo per Haftar ma hanno una grande strategia in Libia e Africa".

Una frase che mira ad evidenziare come l’annunciato ridimensionamento delle forze americane in Africa coincida invece con il potenziamento della presenza di Mosca nel Continente Nero. "Un ritiro dall’Africa incoraggerebbe sicuramente anche la Russia e la Cina", ha affermato il senatore Lindsey Graham, molto vicino al Presidente Trump e che ha sempre seguito da vicino la crisi libica.

Gli Stati Uniti hanno già avuto una base aerea in Libia, quella di Wheelus Field, non lontano da Tripoli, impiegata insieme ai britannici dagli anni ’50 fino al 1970. Con l’avvento al potere di Muammar Gheddafi furono i sovietici ad avere accesso a basi aeree e navali in Libia.

Il fronte libico per gli USA resta un tema sensibile, soprattutto per la politica di disimpegno dai conflitti voluta da Trump e perché non è stato dimenticato, nel 2012, l’attacco jihadista al consolato degli Stati Uniti a Bengasi che costò la vita all'ambasciatore americano Christopher Stevens. Anche per questo una base militare in Libia verrebbe difficilmente approvata dal Congresso, sia valutando i rischi di esporre truppe e mezzi ad attacchi terroristici e all’instabilità dell’ex colonia italiana, sia perché in termini militari il Pentagono non ne ha bisogno per controllare la presenza russa nel Mediterraneo, potendo già contare su numerose basi in Italia e Grecia.

Per fermare l’offensiva di Haftar su Tripoli il GNA dovrà per ora accontentarsi del consistente aiuto militare turco. "In Libia abbiamo rovesciato la situazione, che" - prima dell'arrivo della Turchia - "era a favore di Haftar", ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov ha invece denunciato ieri il trasferimento in Libia di guerriglieri stranieri con il sostegno della Turchia. Un chiaro riferimento ai 3200 mercenari siriani delle milizie jihadiste arruolati da Ankara per stabilizzare il fronte a difesa di Tripoli. Milizie che avrebbero già subito qualche decina di caduti, che sono armate e equipaggiate con armi e mezzi turchi e affiancate da soldati e consiglieri militari dell’esercito turco che in Libia ha subito anch'esso le prime perdite. Due soldati turchi sono rimasti infatti uccisi in Libia, secondo quanto annunciato il 25 febbraio dallo stesso Erdogan, che non ha però fornito dettagli sulle circostanze delle morti, né su quando sono avvenute.