• L'ANTIDOTO

LO SQUADRISMO RISORGIMENTALE

Nel 1876 a Bologna ci fu il terzo congresso cattolico italiano. Ma alla fine della prima seduta, una folla eccitata assalì tutti i convenuti con sputi e insulti. Beffarda la decisione del prefetto in linea con la classe dirigente liberal-risorgimentale...

Risorgimento

Il 9 ottobre 1876 a Bologna, nella chiesa della SS. Trinità, si adunò il terzo congresso cattolico italiano: «appena alla fine della prima seduta, una folla eccitata assalì tutti i convenuti (in numero di un migliaio) senza distinzione fra porporati e laici e rivolse sputi e beffe all’arcivescovo di Bologna mons. Morichini e all’arcivescovo di Perugia, mons. Pecci (il futuro Leone XIII, ndr), che lo accompagnava, e gratificò tutti di minacce e improperi e di grida di morte e abbasso, e si portò infine sotto lo stesso palazzo arcivescovile e sotto gli alberghi dove erano alloggiati i congressisti.

Il prefetto, per ragioni di ordine pubblico, non esitò a proibire la riunione e invano il duca Scipione Salviati, presidente del congresso e magna pars dell’Opera (dei Congressi, ndr), indirizzava un messaggio di protesta alle autorità locali, obiettando che poche settimane prima era stata permessa una riunione di internazionalisti, “avversari di ogni istituzione religiosa e politica”, e che ciò rendeva tanto più assurdo e insolente il divieto opposto ai cattolici, abbandonando gli indifesi alle furie della folla e poi rendendoli responsabili degli incidenti occorsi. Il prefetto mantenne il no e forse, fra gli argomenti della sua decisione, non poté aggiungere quello risolutivo e cioè, che sotto sotto l’oligarchia di governo, la classe dirigente liberale temeva i clericali ancor più degli internazionalisti. Per la stessa intrepida e conseguente logica del Risorgimento. Socialisti e anarchici erano legati da un vincolo sotterraneo, ma profondo, alla soluzione risorgimentale» (cfr. Giovanni Spadolini, L’opposizione cattolica, Mondadori 1994, p. 106).