a cura di Anna Bono
  • Richiedenti asilo

L’Unhcr chiude un centro profughi a Tripoli

Il sovraffollato centro per profughi allestito a Tripoli, la capitale libica, dall’Unhcr è ingestibile. Lo ha annunciato il 10 dicembre l’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi. Il Gathering and Departure Facility, GDF, un progetto costato ai donatori internazionali 6 milioni di dollari, era nato per offrire residenza temporanea a piccoli numeri di profughi le cui richieste d’asilo erano già state esaminate dall’Unhcr e per i quali era prevista l’espulsione oppure la riallocazione in altri paesi. Per un po’ è stato considerato un rifugio sicuro. Poi però la situazione è degenerata. Adesso ci vivono circa 1.150 persone, un numero molto superiore alla sua capacità di ricezione. La maggior parte degli ospiti sono arrivati negli ultimi otto mesi per sfuggire ai combattimenti. Secondo l’Unhcr ben 900 sono entrati “informalmente”, alcuni anche corrompendo i responsabili del centro per farsi ammettere. Per convincere chi è entrato senza autorizzazione ad andarsene l’Unhcr a fine novembre ha incominciato a distribuire dei volantini in cui promette cibo, denaro, cure mediche di base a chi accetta di lasciare il centro. “Se rimanete, non sarete presi in considerazione né per il rimpatrio né per la riallocazione” spiegano i volantini. Ma finora sono un centinaio di persone hanno accettato di andarsene e altre nel frattempo sono arrivate. Non mancano le critiche alla decisione dell’Unhcr. Non si può negare il diritto di chiedere asilo a qualcuno solo perché si trova nel GDF, si obietta. L’agenzia Onu replica che in Libia ci sono solo due centri, entrambi nell’area di Tripoli, in cui si può inoltrare la richiesta di asilo e il GDF non è uno di questi. Dato lo stato di affollamento del centro – sostiene l’inviato speciale dell’Unhcr per il Mediterraneo centrale Vincent Cochtel – “riteniamo che siano più al sicuro in città” tanto più che l’agenzia offre diversi servizi a Tripoli dove abita la gran parte degli emigranti. Inoltre, secondo un portavoce dell’Unhcr, il GDF non è adesso e non è mai stato sotto mandato dell’Onu, bensì del Ministero dell’interno libico che permette all’Unhcr e all’ong locale LibAid di fornire servizi quali cibo e cure mediche. Tuttavia è stata proprio l’agenzia per i rifugiati a proporre il progetto e il comunicato rilasciato all’apertura del centro nel 2018 diceva chiaramente che era “amministrato dal Ministero dell’interno libico, dall’Unhcr e da LibAId.