a cura di Stefano Fontana
  • UN PUNTO CHIARIFICATORE

Magistero o privato cittadino? Elementi per comprendere

Nella Dottrina sociale della Chiesa i Pontefici mettono in gioco il loro ruolo di successori di Pietro e quindi quanto insegnano è vincolante per i fedeli. Ma è tutto vincolante? Il prof. George J. Woodall, che insegna al Regina Apostolorum e all’Angelicum, fa chiarezza sul punto nel suo ultimo manuale di dottrina sociale della Chiesa di cui ho già parlato (vedi qui). Senza mezze parole egli dice: “Occorre distinguere molto bene la dottrina sociale vera e propria dalle semplici opinioni personali di un pontefice  sulla portata di certi sviluppi storici e da affermazioni di stampo scientifico-tecnico, due realtà che restano nettamente al di fuori della competenza del Magistero della Chiesa, che si limita a dottrina o insegnamenti de rebus fidei et morum. Dunque le riflessioni di Giovanni Paolo II sul significato dell’anno 1989, anno del crollo del comunismo e del socialismo reale nell’Europa orientale, non fanno parte della Dottrina sociale della Chiesa, come egli stesso riconobbe. Altrettanto estranee a questa dottrina sono le affermazioni che sembrano constatare una ‘conferma papale’ del riscaldamento climatico, che invece è un fenomeno da verificare in base a studi scientifico-tecnologici seri e che di per sé non è di competenza del Magistero della Chiesa” (p. 20).

Così posta, la questione è di chiarezza cristallina. Però ci si chiede allora perché Papa Francesco esprima così largamente le proprie opinioni su questioni sociali, economiche e politiche contingenti. Perché si dedichi così spesso ad interviste a quotidiani e a settimanali. Perché esprima valutazioni su questioni complesse di ordine storico e profano nel giro di una battuta di poche parole. E ciò che sto dicendo per il Papa si potrebbe dire anche di tanti cardinali e vescovi. Certamente, il Papa non deve parlare solo in forma solenne e si comprende che molti suoi interventi di tipo pastorale sono resi necessari dalle relazioni che gli intrattiene, però forse dovrebbero essere più contenuti per non correre il rischio che il fedele prenda per insegnamento pontificio un giudizio su Trump o una valutazione su Lula. La cosa produce solo confusione.

La questione, però, diventa ancora più spinosa quando si prendono in esame non le libere esternazioni del Papa come privato cittadino, ma i suoi documenti ufficiali e specialmente le sue encicliche. Mentre la risposta ad un giornalista non si presenta come magistero, una enciclica sì. Se prendiamo per esempio la Laudato si’ si nota la presenza di pagine e pagine a descrivere e valutare il fenomeno del cosiddetto “riscaldamento climatico”, con espressioni e modalità largamente dipendenti da alcune correnti di pensiero sociologico e scientifico sull’argomento che, in questo modo, vengono indebitamente avvalorate rispetto ad altre che sono con esse in competizione. Il punto è che a partire da queste ricostruzioni sociologiche il Papa conduce poi delle riflessioni anche di tipo teologico, che però poggiano su un fondamento inadeguato. Non è da pensare che l’esposizione della situazione del riscaldamento globale rimanga a se stante, perché altrimenti sarebbe inutile farla, essa invece si inserisce organicamente nel complesso dell’enciclica e fornisce il “punto di vista” ermeneutico che si incrocia con quello dottrinale, condizionandolo.

Segnalando questo grave problema, il prof. Woodall non indica solo una questione di metodo ma anche di contenuto. Il metodo di partire dalla situazione influenza infatti anche il contenuto diun’enciclica. Del resto, è Papa Francesco stesso che ci dice di leggere le sue encicliche come un tutt’uno, ma come possiamo farlo se una parte di esse dipende dalle correnti ideologiche del momento e non è magistero?