• L’ANNIVERSARIO/1

Mascagni, tra musica sacra e Cavalleria rusticana

Il 2 agosto di 75 anni fa moriva Pietro Mascagni, che acquisì fama mondiale grazie a Cavalleria rusticana, ispirata all’omonima novella di Giovanni Verga. Per la sua opera più famosa usò anche materiale di un brano scritto due anni prima, la Messa di Gloria. Singolare la sua amicizia con don Lorenzo Perosi, compositore che stimava.

Come italiani, dobbiamo essere lieti di essere il Paese dell’opera lirica, ma pure essere consci che questo repertorio ha in un certo senso limitato lo sviluppo della nostra musica in senso più ampio. Cioè, mentre nel nostro Paese imperversava l’opera in tutte le sue forme, la musica strumentale, dopo la gloriosa parentesi dell’epoca barocca, certamente ne risentì. Insomma, mentre guadagnavamo da una parte, perdevamo dall’altra. Ma nell’opera abbiamo avuto nomi gloriosissimi. Basta pensare a Giuseppe Verdi, Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti, per citare solo i più noti. E in tempi più recenti anche Pietro Mascagni (1863-1945), morto a Roma il 2 agosto di 75 anni fa, all’Hotel Plaza, in via del Corso, dove il compositore solitamente risiedeva.

Avviato alla musica da giovane, si produsse anche in lavori su testi sacri, come un Ave Maria e un Pater Noster. Ma soprattutto va ricordata la sua Messa di Gloria:

«Il brano venne scritto nel 1888 a Cerignola (FG), cittadina dove Mascagni era giunto nel 1886, in qualità di direttore d’orchestra della compagnia d’operette Maresca, che stava portando avanti una tournée in quella zona. Quello che doveva essere un breve passaggio, si trasformò in un lungo soggiorno, che sarebbe andato avanti fino al 1895, in quanto il sindaco locale, colpito dalla bravura del compositore, lo volle a capo della neonata Filarmonica. Questo spiega perché la “prima” della Messa di Gloria si tenne nella chiesa di S. Antonio, situata nella cittadina pugliese, e fu eseguita dai giovani musicisti del luogo, sotto la direzione dello stesso Mascagni. L’esordio riscontrò pareri piuttosto negativi fra i critici, in quanto venne sottolineata l’eccessiva povertà strutturale dell’insieme. Obiezioni in parte condivisibili, che però ignoravano, forse volutamente, che Mascagni aveva dovuto adeguare la musica al livello raggiunto dalla compagine a sua disposizione» (criticaclassica.wordpress.com).


Siamo, dunque, nel 1888: un anno importante perché - pochi mesi dopo la prima della Messa di Gloria - Mascagni userà materiale della stessa per un’opera in un atto che vincerà un concorso indetto da Sonzogno Editore. Quest’opera era Cavalleria rusticana, un successo clamoroso e ancora oggi fra i lavori più eseguiti nei teatri di tutto il mondo. Mascagni fu autore di altre opere, tra cui L’amico FritzLe maschere Iris, ma nessuna di queste, per quanto interessanti e innovative, gli darà il successo garantito dal suo fortunato esordio ispirato alla novella di Giovanni Verga (che gli farà pure causa per avere più diritti d’autore).

Fu amico di don Lorenzo Perosi, per il quale aveva grande stima, e di don Eugenio Pacelli, futuro papa Pio XII. In un articolo-intervista di Marcello Filotei sull’Osservatore Romano leggiamo questa testimonianza di Arcangelo Paglialunga (†2011), vaticanista di lungo corso:

«[Perosi] conosceva tutti e con alcuni i rapporti erano frequenti. Pietro Mascagni, ad esempio, gli telefonava spesso, lo stimava e promosse l’esecuzione di due Salmi. Era anche presente alla prima esecuzione assoluta dell’oratorio La Risurrezione di Cristo il 13 dicembre 1898 nella chiesa dei Santi Apostoli. “Alla fine del concerto - mi raccontò il maestro - prima di salire sull’altare per raccogliere gli applausi del pubblico, salutai tredici cardinali, ma il sangue mi si gelò quando vidi che in quarta fila era seduto Mascagni”, già popolarissimo per la Cavalleria rusticana. Col tempo i due diventarono amici. Perosi stette molto vicino a Mascagni in occasione di un lutto, in Vaticano sono ancora conservate le lettere che si scambiarono. Don Lorenzo si divertiva molto ascoltando Mascagni raccontare le due udienze che Pio XII gli aveva concesso. Il Papa, raccontava il compositore, un giorno lamentò “un certo calo dell’ispirazione in alcuni punti della Cavalleria rusticana”. Mascagni, riportando l’appunto a Perosi, ricordava di avere annuito, ma senza esserne per niente convinto. Le battute tra i due erano continue e le telefonate, soprattutto, erano divertenti. Una delle tre sorelle di don Lorenzo mi raccontava che Mascagni chiamò una volta Perosi chiedendogli la partitura del Giudizio universale, che avrebbe voluto studiare. “Mi interessa molto - disse - anche se è un Giudizio senza giudicati”. “Con tutti quegli ammazzamenti che ci sono mi sembra che anche la tua Cavalleria sia senza cavalieri”, gli rispose Perosi» (L’Osservatore Romano, 10 gennaio 2008).

Mascagni scrisse anche lavori di ispirazione religiosa. Il suo ultimo lavoro fu O Roma felix. Era certamente compositore di grande talento, melodista nella più pura tradizione italiana che con lui si imbeveva di atmosfere veriste. Fu anche didatta e concertista ricercato, grazie alla fama che gli arrise nel suo fortunatissimo esordio.