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Matrimonio, la lezione di san Giovanni Paolo II

Il matrimonio è il «sacramento primordiale», prototipo di tutti gli altri sacramenti. È la lezione di san Giovanni Paolo II illustrata ieri da monsignor Jean Laffitte, segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia, al Colloquio internazionale sulla complementarietà tra uomo e donna.

Pur senza sminuire il valore naturale del matrimonio, la comprensione vera dell’amore tra un uomo e una donna è possibile solo alla luce del mistero divino. È quanto ha spiegato ieri il vescovo e teologo francese Jean Laffitte (segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia) intervenendo al Colloquio internazionale interreligioso sulla complementarietà tra uomo e donna. Nel Colloquio, aperto ieri mattina da papa Francesco (di cui riferiamo a parte), monsignor Laffitte ha presentato la posizione cattolica, ripercorrendo l’insegnamento di san Giovanni Paolo II sulla “Sacramentalità dell’amore umano”.

«Anche se è necessario approfondire la dimensione naturale del matrimonio – ha detto Laffitte – la Chiesa è chiamata anzitutto a svolgere la sua missione che è specificatamente di natura teologica, e si riferisce alla salvezza dell’uomo». Il mistero sacramentale dell’unione degli sposi, infatti, trova la sua sorgente nell’amore che unisce Cristo alla Chiesa. Per questo, ha ricordato monsignor Laffitte, il matrimonio è stato descritto da San Giovanni Paolo II come un «sacramento primordiale» nel quale tutti i sacramenti trovano il loro «prototipo».

L’unione tra l’uomo e la donna si comprende solo come un dono che ciascuno dei due sposi fa all’altro, nel quale il corpo di ciascuno è considerato nella sua differenziazione sessuale: maschile e femminile. Il relatore ha insistito sul nesso che San Giovanni Paolo II pone tra la comunione degli sposi e la creazione dell’uomo e della donna ad immagine di Dio. Infine il Vescovo ha sottolineato la dimensione nuziale e sacrificale del dono dell’Eucaristia che il Cristo Sposo fa alla sua Sposa, la Chiesa.

Nella loro condizione umana ferita dal peccato originale, il dono reciproco degli sposi ha bisogno di una continua purificazione. Per questa ragione San Giovanni Paolo II usava dire che “l’ethos del dono” diventava, grazie al Sacrificio del Signore, “un ethosdella Redenzione”. Alla luce di questo insegnamento del Papa polacco, il teologo Laffitte ha potuto concludere affermando che tutta la questione dell’indissolubilità del matrimonio cristiano può essere formulata sulla base di ciò che esso è chiamato ad esprimere: un amore senza pentimenti, il dono di Cristo a tutti gli uomini. Questo fatto è unico come unico è il dono che un uomo e una donna fanno di stessi nel matrimonio sacramentale.