• COSA DICONO LE INDAGINI

Membro dei Blm arrestato per le rivolte di Capitol Hill

Appena si sono verificati i fatti di Capitol Hill, i media e la politica internazionali hanno immediatamente attribuito la colpa dei disordini a Trump. Le indagini in corso rilevano però diverse anomalie nella gestione della sicurezza e la presenza di nemici di Trump, come membri di Black Lives Matter, travestiti da suoi supporter che aizzavano le folle.

Appena si sono verificati i fatti di Capitol Hill, i media e la politica internazionali insieme ai padroni delle grandi aziende dell’informazione mondiale hanno immediatamente attribuito la colpa dei disordini a Trump e al suo discorso, per poi censurare il suo richiamo della folla all’ordine perché “siamo il partito della legge e dell’ordine”, come ha ripetuto per mesi mentre gli Antifa e i Black Lives Matter distruggevano chiese, statue sacre e storiche, vetrine, tribunali e piazze di tutta America, ferendo e uccidendo.

Trump, alla sua prima apparizione pubblica, si è discolpato sottolineando che nel suo discorso del 6 gennaio non c’era alcun incitamento ai disordini. Ma appunto, in barba all’etica professionale che avrebbe almeno richiesto di analizzare i fatti (date le diverse testimonianze e voci di infiltrazioni degli Antifa all’interno del corteo trumpiano), i media si sono schierati contro il presidente uscente. Naturalmente dando del "complottista" a chiunque sollevasse un dubbio in merito.

Ora però che le indagini sono cominciate si inizia a comprendere che quei sospetti non erano poi così infondati. Fra i presenti a Capitol Hill era stato visto un ragazzo di colore, successivamente intervistato dalla Cnn come un testimone imparziale dei fatti, che molti di coloro che sono stati definiti complottisti e censurati sui social media avevano riconosciuto come uno dei leader dei Black Lives Matter (alcune foto lo ritraevano mentre guidava le proteste contro Trump dei mesi scorsi). Bene, quel giovane, John Sullivan, è stato arrestato per quanto accaduto al Congresso.

Sullivan è il fondatore di Insurgence Usa, un gruppo di sinistra creato dopo la morte di George Floyd che cerca di “porre fine alla brutalità della polizia”. Lo scorso agosto l’uomo aveva tenuto un discorso durante un raduno dei Black Lives Matter a Washington, richiamando i presenti alla “rivoluzione” per “bruciare la mer*a” e “fott*mente scacciare Trump dal suo incarico e tirarlo fott*mente fuori da quella mer*a (la Casa Bianca)”.

L’uomo ha continuato a sostenere di essere volato a Washington dallo Utah, Stato in cui risiede, solo per documentare le rivolte. E ovviamente sorge spontanea la domanda su come Sullivan potesse sapere che ci sarebbero state delle rivolte, dato che non ha nulla a che fare con i supporter di Trump.

Le risposte possibili sono diverse, ma ulteriori quesiti si sollevano di fronte al video, analizzato da Masako Ganaha, giornalista giapponese che mostra che Sullivan è l’uomo che ha filmato l’omicidio di Ashli Babbitt in diretta. Prima dello sparo si vede un uomo con un elmetto (più tardi viene ripreso all’interno dell’edificio mentre pare nascondere gli oggetti con cui ha colpito la porta) che aizza la folla e che spacca i vetri dell’ingresso di Capitol Hill mentre parla e si consiglia con un altro uomo. A quel punto un agente dall’interno, e non la polizia all’esterno che blocca l’ingresso, spara. Appena la donna cade a terra, invece che chinarsi su di lei, Sullivan, come non aspettasse altro, comincia a gridare alla folla: “È morta, è morta, continuavo a dirlo che questi (la polizia, ndr) ci uccidono così”. Poi, gridando in faccia alla polizia che cerca di soccorrere la donna, continua: “Voi sapete solo sparare a tutti. Voi sparerete a tutti!... è colpa vostra”. Ad un certo punto si sente qualcuno dire che lo sparo non viene dalla polizia ma dall’interno dell’edificio, ma Sullivan continua: “Sono tutti insieme, sono tutte le stesse persone... Spareranno a ogni persona che passa di qui”. In un'immagine (in alto) si vede anche Sullivan che indossa un cappellino a favore di Trump, da lui insultato pubblicamente solo pochi mesi prima.

Restano ancora oltre 150 persone indagate dalla polizia per comprendere le responsabilità di quanti hanno partecipato all’irruzione e restano diversi interrogativi dato che i membri del Congresso erano stati avvisati della possibilità di disordini, motivo per cui alcuni di loro, come Tim Ryan, avevano esplicitamente domandato ai responsabili della sicurezza del palazzo se fossero preparati ad ogni eventualità: “Il capo della polizia mi assicurò che era stata presa ogni precauzione”. Come mai allora gli agenti di Capitol Hill hanno aperto le transenne per far passare i manifestanti verso il Congresso? E perché, come spiegato dall’Associated Press, la polizia nei giorni precedenti alla manifestazione aveva rifiutato l’aiuto di rinforzi da parte del Pentagono e in un secondo tempo anche da parte dell’Fbi?

Non solo, quando uno dei contestatori di Biden al Senato, Josh Hawley, aveva denunciato due giorni prima delle rivolte la presenza di un gruppo dell’Antifa che aveva vandalizzato la sua casa vicina a Washington, al cui interno c’erano la moglie e i figli (uno neonato), i media avevano parlato di manifestanti “pacifici” che avevano solo commesso l’errore di entrare nella sua proprietà privata senza fare del male a nessuno. Hawley ha poi giustamente domandato che tipo di veglia pacifica sia quella in cui, di notte, “si batte la porta” all’interno di una proprietà “vandalizzata” con una donna e dei bambini che ti chiedono di essere lasciati in pace e a cui “è stato gridato contro”.

Ganaha ha dichiarato che è una vergogna che i suoi colleghi non cerchino di analizzare fatti e immagini prima di decidere di chi sia la responsabilità dei disordini e di capire le falle del sistema, aggiungendo che la tattica di sobillare la folla nemica è tipica del suo paese. Con i media complici che “dicono solo quello che dicono (i sobillatori) in modo che il mondo non sappia la verità”.