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Morte di George Floyd, processo all'America "bianca"

Minneapolis, processo a Derek Chauvin, il poliziotto accusato di aver ucciso George Floyd, il 25 maggio 2020. L’uomo, un afro-americano, è morto mentre l’agente Chauvin gli schiacciava la gola col ginocchio, durante l’arresto. Si annuncia un processo molto politicizzato. Alla famiglia del defunto è già stato promesso il risarcimento più grande della storia.

Manifestazione di fronte al processo a Chauvin

Il processo del secolo ha avuto inizio a Minneapolis, lunedì 29 marzo. E’ il processo a Derek Chauvin, il poliziotto accusato di aver ucciso George Floyd, il 25 maggio 2020. L’uomo, un afro-americano, è morto mentre l’agente Chauvin gli schiacciava la gola col ginocchio, per tenerlo fermo, durante l’arresto.

Il processo stabilirà se sia stato un omicidio, un omicidio preterintenzionale o un omicidio volontario. Perché non è neppure detto che Floyd sia morto per causa dell'azione di Chauvin, per soffocamento. Ed è sicuramente da dimostrare che Chauvin volesse ucciderlo. Le piazze e i media hanno decretato già il loro verdetto il 25 maggio 2020. Immediatamente dopo che si sono diffuse le immagini della morte di Floyd, Black Lives Matter e gli Antifa hanno iniziato le loro manifestazioni e occupazioni, con una lunga coda di violenze contro le persone e le proprietà in tutte le città americane. E questo in un periodo già di per sé molto teso, con la campagna elettorale che entrava nel vivo e nel bel mezzo della pandemia di Covid.

L’accusa parte in netto vantaggio, nel tribunale di Minneapolis, sotto gli occhi dei cronisti di tutto il mondo. Il pubblico accusatore, Jerry Blackwell, ha iniziato la sua prima arringa invitando i giurati a “credere ai vostri occhi” e ha mostrato loro il video integrale della morte di Floyd, quei 9 minuti e 29 secondi in cui si dimena, soffoca muore, col ginocchio dell’agente Derek Chauvin che gli preme la gola, i testimoni (una quindicina) intimiditi e impotenti, i compagni di squadra di Chauvin che tengono alla larga la gente. Il video non mostra alcuna ragione dell’accusa e della difesa: non si sa il motivo dell’arresto e neppure quello della morte, ma è realtà nuda e cruda. Il poliziotto Chauvin “ha tradito il suo distintivo – prosegue l’accusa – per eccesso irragionevole di uso della forza contro la persona di George Floyd, nel momento in cui ha premuto col ginocchio sulla sua gola e sulle sue spalle, schiacciandolo fino all’ultimo respiro”.

La difesa, l’avvocato Eric Nelson, ha chiesto prima di tutto ai giurati di prendere in considerazione tutte le prove e non solo il singolo video, né tutta l’influenza del mondo esterno, prima di pronunciarsi. “In quest’aula non c’è una causa politica e sociale. Le prove vanno molto oltre quei 9 minuti e 29 secondi”. Del suo assistito, presente in aula, concentrato, silenzioso e intento a prendere appunti, l’avvocato dice: “Derek Chauvin ha fatto quello per cui è stato addestrato nei suoi 19 anni di carriera”. Secondo la linea della difesa, Chauvin non aveva alcuna intenzione di uccidere, ma di arrestare Floyd. Ricorda alla giuria che l’uomo era drogato, sotto effetto di metamfetamine e di fentanyl, il negozio in cui era entrato aveva chiamato la polizia vedendolo chiaramente alterato, poi si era addormentato nella sua auto finché non erano arrivati gli agenti. Fatto scendere dall’auto, aveva opposto una leggera resistenza, abbastanza da far scattare la procedura forzata di arresto. E’ sicuramente morto durante l’arresto, ma, secondo l’avvocato Nelson, sono le droghe che aveva in corpo che ne hanno provocato il decesso per arresto cardiaco. La mossa di Chauvin, per quanto brutale possa apparire, dunque, non sarebbe la causa della morte, non era pensata per uccidere. Ma: “Qui non c’è un attacco cardiaco”, è intervenuto Blackwell, “Non ci sono le prove per dimostrarlo”.

Particolarmente interessante, ripresa da tutti i media, la testimonianza di Donald Williams, allenatore di arti marziali, presente sulla scena del misfatto. A suo dire, Chauvin avrebbe cercato di fermare Floyd con una mossa che mira a stordire l’avversario frenandone la circolazione sanguigna. Si direbbe dunque che l’intento fosse sempre quello di arrestare, non di uccidere. Però i segni del soffocamento e della morte imminente c’erano tutti, a suo dire. Chauvin avrebbe potuto fermarsi prima. Williams descrive il momento della morte di Floyd come “un pesce appena pescato”, gli occhi a un certo punto si sono rovesciati e il sangue è colato dal naso prima che smettesse di parlare. Sul momento del decesso testimonia anche Genevieve Hanson, vigile del fuoco ed esperta paramedica. E’ stata la prima ad intervenire sulla scena, trovandosi sul posto per caso. Descrive una situazione di “tre uomini adulti che premono su una persona a terra con tutto il loro peso”, l’uomo a terra con “la faccia premuta sul terreno” e “non ci ho messo molto a capire che stava perdendo conoscenza”. La Hanson aggiunge anche che “siamo fortunati che tutto sia stato filmato”, perché le memorie sono meno affidabili dei video.

Il video più celebre, quello che ha fatto il giro del mondo, è stato girato da Darnella Frazer, una ragazza afro-americana che aveva 17 anni al momento della morte di Floyd. Sentita come testimone della difesa, in collegamento remoto, è scoppiata in lacrime rievocando l’evento e rammaricandosi di non aver fatto abbastanza per salvare la vita dell'uomo, che poteva benissimo essere suo padre. Ha assistito, e filmato, la sua morte in diretta. “Lo sentivo mentre diceva ‘non riesco a respirare’ ‘per favore, lasciatemi’, invocava sua mamma, stava soffrendo, era terrorizzato. Quello era un grido di aiuto”. Ricorda la gente attorno che gridava e pregava i poliziotti di smetterla. E l’agente Tou Thao che rispondeva a Floyd: “Puoi respirare, se riesci a parlare!”.

Quanto sarà equo, questo processo? Alla Casa Bianca, il presidente Joe Biden ha dichiarato che sta seguendo il processo attentamente. Ha proposto una nuova legge sulla responsabilità della polizia: la Legge George Floyd. Alla vittima è stata dedicata informalmente anche la piazza di Minneapolis in cui è stato ucciso. I militanti di Black Lives Matter, riuniti in occasione dell’inizio del processo, sostengono che sia “Un processo all’America bianca”. “Ci sollecitano ad aver fiducia nel sistema – risponde Terrence Floyd, fratello di George, agli intervistatori – Bene, questa è la vostra occasione per dimostrarci che possiamo aver fiducia in voi”.

La città di Minneapolis ha già annunciato un risarcimento per la famiglia Floyd di 27 milioni di dollari. E’ un’ammissione di colpa da parte dell’amministrazione democratica cittadina ed è una cifra immensa, la più grande che si ricordi in un caso simile. In un precedente analogo, i partenti di Justine Ruszczyk Damond una donna (bianca) uccisa da un poliziotto nel 2017, avevano ricevuto da Minneapolis un risarcimento di 20 milioni di dollari. I familiari di Jamar Clark, un altro afro-americano, ucciso da un poliziotto nel 2015 con un colpo di pistola alla testa, avevano ricevuto, invece, 200mila dollari. Quelle persone valevano meno?