• SCOZIA

Mostri gender, vietato dire "vi dichiaro marito e moglie"

La Chiesa Presbiteriana di Scozia si prepara ad abolire dalle celebrazioni del matrimonio le parole “marito e moglie”, per non discriminare le unioni dello stesso sesso e transgender. Siamo all’ultima tappa di un percorso iniziato nel 2018, quando l'assemblea annuale della Chiesa aveva votato a favore dell’idea di adeguare i propri riti per favorire i 'matrimoni' omosessuali.
- PRETI ARRESTATI: "IL COVID USATO CONTRO LA FEDE", di Benedetta Frigerio

Gli uomini in gonnella non ci hanno mai convinto. In Scozia, dopo il censimento (senza richiesta di sesso biologico) e proposte per l’abolizione della blasfemia (che prevedono invece l’innalzamento delle pene per chiunque dissenta dai dogmi LGBTI), ci si avvia verso altre implementazioni del principio di non discriminazione. Tutte scelte liberticide e discriminatorie a cui potrebbe portare anche la nostrana Legge Zan (ove fosse approvata).

Solo negli ultimi giorni emergono tre fatti che dovrebbero tutti farci riflettere.

Il primo, la Chiesa Presbiteriana di Scozia sta preparandosi ad abolire dalle celebrazioni del matrimonio le parole “marito e moglie”, un modo come un altro per abolire l'insegnamento biblico sul matrimonio.  Alla fine di questo mese di maggio, l'Assemblea Generale della Chiesa scozzese prenderà in considerazione la rimozione dei riferimenti a “marito e moglie”, al fine di non discriminare le unioni dello stesso sesso e transgender. Siamo all’ultima tappa di un percorso iniziato nel 2018, quando l'assemblea annuale della Chiesa aveva votato (345-170) a favore dell’idea di adeguare i propri riti per favorire i matrimoni omosessuali.

La formulazione attuale dice: «Le parti si alleano insieme per prendersi come marito e moglie fino alla fine della loro vita, successivamente il Ministro della Parola (sacerdote) dichiara che le parti sono marito e moglie». La nuova formulazione proposta dice: «Le parti si alleano insieme per prendersi in matrimonio finché entrambi vivranno e il Ministro della Parola o diacono dichiara che le parti sono sposate».

Semplice, un piccolo taglio apparentemente insignificante alla Bibbia ed al Vangelo. L’obiezione di coscienza, di sacerdoti e ministranti, potrebbe non esser rispettata. Un parere legale sulla riforma in discussione spiega bene che il potenziale conflitto "tra l'obiezione basata sulla coscienza e i diritti di coloro che desiderano sposarsi ad un certo punto, dovrà esser superata". Se la modifica, ovvero abolizione del rifermento biblico, venisse approvata a fine mese, il nuovo rito dovrà essere oggetto di consultazioni sino al prossimo 31 dicembre, data ultima per inviare osservazioni e passare alla definitiva approvazione.

Affermare che due (un maschio ed una femminina) si uniscono in matrimonio e diventano marito e moglie, rispettando i sacri testi biblici e cristiani, non può significare essere “omofobi”.

Il secondo episodio: un maschio biologico, autodefinitosi donna, lo scorso tre maggio è stato nominato nuovo amministratore delegato del centro di aiuto contro le violenze e rapimenti femminili della capitale scozzese di Edimburgo. Il massimo della contraddizione a cui si giunge nel massimo rispetto della antidiscriminazione e lotta alla omo-transfobia.  Mridul Wadhwa, questo è il nome del nuovo capo del Centro di aiuto contro le violenze di Edimburgo, viene descritto/a comeun'appassionata attivista e sostenitrice di tutte le donne, comprese le donne trans, si unisce al Centro in un momento emozionante, mentre cerchiamo di aumentare il sostegno per le sopravvissute a tutte le forme di violenza di genere".

A quella nomina avrebbe potuto accedere solo una donna, ma in Scozia non si può cedere alla “transfobia”… nemmeno davanti alla evidenza naturale e alla mancanza di certificazione amministrativa del “cambio di genere sessuale” di Mridul Wadhawa.

Sconcerto e disappunto si è diffuso rapidamente sulle reti social dopo l’annuncio, tra i commenti riportati dal portale web Binary.com  c’è quello di Abigail Elizabeth Rowland, una vittima di violenza da bambina che si dice inorridita dalla decisione e protesta, scrivendo: «La mia vita è stata così segnata da ciò che mi è successo cinquant'anni fa che l'unico modo in cui sono stata in grado di dare un senso a tutto ciò è stato parlare delle mie esperienze e sperare e credere che le donne e le ragazze siano aiutate meglio ora di quanto lo fossero allora. C'è motivo di vergogna in questa decisione e spero sinceramente che vi venga fatta sentire tutta la forza della giusta rabbia delle donne». Non c’erano donne capaci di ricoprire l’incarico?

Il terzo fatto, stavolta positivo, è il parere legale che il “Christian Institute” inglese ha predisposto, con l’aiuto di uno dei più prestigiosi avvocati esperti di diritti umani, per chiedere l’abolizione delle leggi scozzesi che vorrebbero imporre  i programmi LGBTI nelle scuole di ogni ordine e grado da questo mese di maggio. Le scuole scozzesi che affermano l'identità transgender di un bambino senza informare i genitori potrebbero violare la legge, afferma il parere legale, Aidan O'Neill.

Pubblicato per la prima volta nel 2017, il programma educativo scolastico nazionale  "Supporting Transgender Young People”, creato da “LGBT Youth Scotland” era stato originariamente approvato dal governo scozzese. Tuttavia, la guida consiglia ancora alle scuole di incoraggiare gli insegnanti a sostenere un bambino che desidera “cambiare genere”, non informare i genitori se il loro bambino ha iniziato a identificarsi come transgender ed anzi informare le autorità locali se ci sono genitori che si oppongono all'identità transgender del loro bambino.

Il parere dell’Avvocato O'Neill è stato richiesto da una madre in Scozia dopo aver scoperto che sua figlia è stata “sostenuta” dalle scuole nel desiderio di essere un ragazzo, senza che la madre stessa ne fosse informata. Secondo il parere legale, "il governo scozzese sta agendo contro la legge sui diritti umani nel sostenere e promuovere questa guida per l'uso nelle scuole scozzesi…in particolare per quanto riguarda il ruolo e i diritti dei genitori di determinare le questioni relative al benessere e all'educazione del bambino. L'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani stabilisce il diritto di un bambino alla privacy «all'interno della sua famiglia e della sua casa, non dalla sua famiglia e dalla sua casa, i genitori hanno il diritto di essere tenuti informati dalle scuole su questioni relative allo sviluppo e al benessere del loro bambino».

Per ora il pericolo di indottrinamento infantile ai dogmi LGBTI è parzialmente scampato, il Governo prosegue nella diffusione (facoltativa e non obbligatoria) del programma, ma i genitori sono in perenne allerta. Tutti esiti nefasti e liberticidi che ci troveremmo a vivere anche noi in Italia, negli anni seguenti alla approvazione della Legge Zan. Non ci illudiamo, la strada sarebbe tracciata.