• IL BELLO DELLA LITURGIA

Natività di Maria, la prima di tutte le feste

L'icona di Novgorod (fine XV-inizio XVI secolo) presenta diversi tratti della nascita di Maria: dall'atteggiamento contemplativo della madre Anna alla espressione della santità della "Madre di Dio", dalla allusione battesimale alla gioia adorante del padre Gioacchino.

Natività di Maria, Icona di Novgorod

Celebriamo con gioia
la Natività della beata Vergine Maria:
da lei è sorto il sole di giustizia, Cristo, nostro Dio.

(Dalla liturgia della festa della Nascita di Maria)

 

La Natività di Maria è una festa di origine orientale: la prima di tutte le feste, diceva Sant’Andrea di Creta. Si celebra l’8 settembre, il mese che per il mondo bizantino segna l’inizio dell’anno civile mentre il numero 8 indica qualcosa di nuovo. La data, comunque, fu scelta per ricordare la dedicazione alla Vergine della basilica di Sant'Anna a Gerusalemme, nel luogo dove, secondo la tradizione, sorgeva la casa dei genitori di Maria.

Di norma, le icone che raffigurano l’episodio mariano mostrano un’analoga impostazione compositiva e sono tutte ricche di dettagli. E’ anche il caso dell’icona di Novgorod, che risale a un periodo compreso tra la fine del XV secolo e l’inizio del successivo. Come sempre la prospettiva è rovesciata, coincidendo il punto di fuga con lo sguardo del fedele osservatore. Un espediente, questo, che consente di aprire lo spazio e di conferire alla scena un valore cosmico, accentuato dal manto rosso che collega i due edifici qui rappresentati e che segnala l’accadere di un fatto prodigioso, un miracolo divino.

Eccola, dunque, Anna, ormai anziana, adagiata sul letto, simbolo dell’amore coniugale, che occupa la parte centrale dell’icona. Ha appena partorito ma è ritratta in una posizione composta e in un atteggiamento di contemplazione: il Signore ha davvero compiuto con lei meraviglie. Tre ancelle le vengono incontro dall’interno della casa e ciascuna le porta, rispettivamente, una coppa, un ventaglio per rinfrescarla e un vassoio con delle uova, simbolo di rinascita e fecondità.   

La piccola Maria compare più volte, già dotata di nimbo perché già santa, come esplicitamente dicono anche le scritte liturgiche che sempre l’accompagnano e che significano “Madre di Dio”. La vediamo, in fasce, tra le braccia della levatrice che con gesto molto realistico testa con la mano la temperatura dell’acqua del catino predisposto per il primo bagno, allusione battesimale. E, ancora, compare sorvegliata da due ancelle, adagiata in un lettino preziosamente decorato. Del resto la tradizione vuole che Gioacchino fosse uomo particolarmente facoltoso.

E’ una casa ricca, infatti, quella in cui sta nascendo Maria; lo notiamo dai tappeti, dai dettagli ornamentali, dai capitelli della torre da cui si affaccia proprio lui, Gioacchino. L’iconografo sembra destinargli una posizione marginale, relegandolo nella stanza più alta dalla cui finestra osserva, timoroso, la scena. In realtà è un padre che aspetta la nascita di sua figlia. Ed è anche un uomo consapevole di assistere a un miracolo, quindi in adorazione, quasi prostrato davanti a tanta grandezza. E, per questo, allo stesso tempo è pieno di una gioia che lo fa quasi fuoriuscire dallo spazio in cui è collocato. Lo immaginiamo, come fece il retore bizantino Niceta il Paflagone, mentre recita i versi del profeta Isaia:

“Signore mio Dio, ti loderò; glorificherò il tuo santo nome, ‘perché hai eseguito progetti meravigliosi, concepiti da lungo tempo, fedeli e veri".