• ROYAL WEDDING

Nozze reali, nostalgia di un mondo ordinato

Il matrimonio blasonato di William
e Kate mobilita i mass-media e ci fa assaporare la nostalgia di un mondo sacralmente ordinato.

nozze reali

Cosa sognano le commesse? Il principe azzurro. Cosa sognano le principesse? Lo stalliere grigio. Dunque, nozze principesche sempre più borghesi, come Felipe di Spagna e ora William d’Inghilterra. Un tempo le nozze reali servivano a impedire guerre e a suggellare alleanze. Oggi ciò non serve più, per cui sono state anch’esse liberalizzate. Oggi non più spose che portano in dote intere contee, ori, argenti e diamanti. Oggi si incassa col turismo.

Il primo a intuirlo fu Ranieri di Monaco, che impalmò un’attrice famosa. E chiuse un occhio sulle avventure e i plurimatrimoni delle figlie. Tutto gossip, rotocalchi, foto e, dunque, propaganda. Con le nozze in cui uno dei due nubendi è un reale ci si può fare un sacco di soldi e la corte inglese, da questo punto di vista, è il top. Infatti, oltre a essere una delle corone più antiche rimaste, “regna” su tutto il mondo anglofono. Come a dire tre quarti del pianeta. Ora, più un matrimonio reale è “chiacchierato” e meglio è.

Dunque, i matrimoni inglesi sono sempre stati al centro dell’attenzione, da Enrico VIII in poi. Cominciò lui, con i suoi sei matrimoni. Proseguì la figlia, Elisabetta I, che tenne per decenni il mondo col fiato sospeso in attesa che si decidesse a impalmare qualcuno. Non lo fece, ma il risultato propagandistico fu lo stesso: ancora oggi la sua è detta «golden age». La seconda e ultima Elisabetta fu una brava moglie e madre, e i riflettori si riaccesero sulla sua famiglia solo con l’avvento di Diana Spencer, che diede a suo marito il Principe di Galles due maschi che le somigliavano sputati. Poi, carattere cancerino, non sopportò più l’etichetta di corte. La quale prevede, da sempre, che quando la coppia non va d’accordo lui ha il diritto di farsi tutte le amanti ufficiose che vuole.

Infatti, da quando Carlo di Windsor si è risposato con una con cui non litigava, i riflettori si sono spenti. Diana, com’è noto, divenne la star dei rotocalchi, contribuendo, sia pure indirettamente, a mantenere un cono di luce sulla monarchia britannica. Il cui complicato cerimoniale ancora oggi colpisce talmente la fantasia popolare da aver meritato addirittura la riflessione di un pensatore cattolicissimo e serio come Plinio Corrêa de Oliveira, il quale a suo tempo paragonò il rituale britannico all’insediamento, plebeo quant’altri mai, del presidente degli Usa: rigido protocollo, passi millenari, etichetta soprannaturalmente simbolica nell’uno; corteo con coriandoli e majorettes, Miss America in bikini, cowboys a cavallo che prendono il nuovo presidente al lazo nell’altra. Il cerimoniale di corte britannico, il più antico e complicato, colpisce, si è detto, la fantasia.

Ma solo quella? No, c’è anche la nostalgia per un mondo sacralmente ordinato, quando il Re era l’Unto del Signore e, letteralmente, guariva i malati imponendo loro le mani (si rileggano le significative pagine di Marc Bloch al proposito), quella nostalgia che fece scrivere a Leone XIII, nell’enciclica Immortale Dei, che «fu già un tempo in cui l’Impero e il Sacerdozio, avventurosamente uniti…». Nostalgia dei secoli cristianissimi, nei quali ognuno e ogni cosa avevano il proprio, giusto, posto nell’ordine del Creato. Una nostalgia che spiega il successo, da oltre quarant’anni, della saga di «Guerre Stellari», con i suoi imperatori e principesse, coi suoi cavalieri e una Forza soprannaturale che tutto regge. Non lo sappiamo più, ma quando guarderemo alla tivù le nozze di William e Kate resteremo affascinati proprio a causa di questa ignota nostalgia. Della quale quelle nozze in mondovisione, pur con i loro gadget di dubbio gusto e la partecipazione altrettale di Elton John, sono l’ultimo, confuso, rimasuglio.