a cura di Riccardo Cascioli
  • Demografia

Nuove ipotesi sugli andamenti demografici mondiali

Il 14 luglio la rivista scientifica The Lancet ha pubblicato i risultati di uno studio realizzato dai ricercatori dell’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington e finanziato dalla Bill & Melinda Gates Foundation. Utilizzando complessi modelli, lo studio prova a delineare gli andamenti demografici di 195 stati e territori fino al 2100. Va tenuto conto che si tratta di proiezioni, con tutti i limiti che questo strumento comporta perché le variabili indipendenti sono tante e il periodo considerato è piuttosto lungo. Tuttavia i modelli usati sono più completi di quelli finora adottati dalle Nazioni Unite e portano a una sorprendente conclusione, vale a dire che la popolazione mondiale continuerà a crescere fino al 2064, ma poi inizierà una inversione di tendenza costante perché il tasso di fecondità diventerà inferiore a 2,1, soglia al di sotto della quale la popolazione diminuisce. Nel 1950 il tasso di fecondità mondiale era 4,7, nel 2017 era sceso a 2,4. Nel 2100 in media le donne avranno 1,7 figli e gli abitanti della Terra saranno circa 8,8 miliardi e non 11 come previsto dalle proiezioni dell’Onu. Secondo i ricercatori dell’Università di Washington il Brasile, ad esempio, presenta già un tasso di fecondità di 1,7. I suoi abitanti passeranno dagli attuali 211 milioni a circa 164 nel 2100. Più drastico ancora sarà il declino demografico della Cina la cui popolazione dimezzerà riducendosi a 732 milioni, mentre quella dell’India scenderà meno, riducendosi tuttavia a 1,1 miliardi rispetto agli attuali 1,3 miliardi.  In controtendenza, la popolazione dell’Africa sub-sahariana triplicherà e supererà i tre miliardi. La Nigeria in particolare, con 791 milioni di abitanti (attualmente ne conta 195) diventerà il secondo più popoloso paese del mondo. Diminuirà la popolazione e aumenteranno i vecchi. Gli ultra ottantenni erano 141 milioni nel 2017. Nel 2100 saranno 866 milioni. I bambini sotto i cinque anni passeranno dai 681 milioni del 2017 a 401 milioni soltanto. Secondo lo studio due sono i principali fattori che hanno portato alla riduzione del tasso di fecondità mondiale e che continueranno a determinarla: l’accesso delle donne all’istruzione scolastica e alla contraccezione.