• COSA CHIEDE L'EUROPA

Oltre gli aiuti, la contropartita Ue saranno le riforme

All'euforia per gli aiuti a fondo perduto Ue dovrebbe essere affiancato un sano realismo circa la necessità di impiegare bene le somme, che arriveranno a rate, non subito e in base alle scelte socio-economiche e fiscali che faremo. Tra le riforme strutturali che l’Europa ci chiede ci sono giustizia e burocrazia. Difficile in un parlamento a maggioranza 5 Stelle. 

Ursula von der Leyen

E’ comprensibile la soddisfazione del Governo italiano per l’apertura dell’Unione europea all’erogazione di aiuti per aiutare la ripartenza italiana dopo il lockdown.

Le cifre non mentono. Dovrebbero arrivare da Bruxelles 82 miliardi di euro a fondo perduto e 90 miliardi come prestiti, ma a tassi irrisori e da restituire fra oltre trent’anni. In tutto 172 miliardi, pari al doppio delle maximanovre sin qui fatte dal premier Giuseppe Conte e dai suoi alleati. Queste somme costituiscono il 22% del Recovery Fund; all’Italia, in base alla consistenza della sua economia nella graduatoria dell’Unione, ne spetterebbero il 10%, ma in considerazione del fatto che il nostro è stato tra i Paesi più colpiti al mondo dalla pandemia, l’Ue ha acconsentito ad allargare maggiormente i cordoni della borsa.

Inoltre potrebbero arrivarci 20 miliardi del Fondo per la cassa integrazione (Sure), 20 per le garanzie dei crediti alle imprese e i 36 del Mes, questi ultimi da destinare alle spese sanitarie. Si supererebbero, quindi, i 240 miliardi, pari a tre volte le manovre di Palazzo Chigi.

Ma alla comprensibile euforia per questi aiuti dovrebbe essere affiancato un sano realismo circa la necessità di impiegare bene le somme che ci arriveranno, precisando che ci arriveranno a rate, non subito e in base alle scelte di politica socio-economica e fiscale che faremo. Ci saranno dei meccanismi di rendicontazione imprescindibili e l’Ue valuterà la nostra capacità di fare riforme strutturali in grado di rilanciare l’economia e di generare ricchezza per tutti gli italiani. La cosiddetta spesa pubblica improduttiva spezzerebbe la catena degli aiuti, che si interromperebbero, così come l’erogazione di sussidi a pioggia, tipo reddito di cittadinanza. Misure in grado di tamponare nell’immediato l’emergenza ma senza contribuire a stimolare in modo duraturo investimenti e consumi sono, dunque, da bandire.

Pertanto, al di là dell’arrivo della liquidità, che pure è urgentissima per scongiurare il rischio di altre chiusure di attività produttive e commerciali, occorrerà capire come verranno spesi tutti questi soldi. Il Governo Conte, per attingere al Recovery Fund, dovrà presentare un programma di spesa coerente con le raccomandazioni della Commissione Ue. Bisognerà puntare anzitutto su investimenti ecologici (isolamento degli edifici, riconversione di acciaierie come l’Ilva, auto elettriche, pannelli solari) e digitalizzazione delle attività (potenziamento banda larga).

In Italia tra i settori più in ginocchio ci sono i trasporti e il turismo. La riapertura delle frontiere tra le regioni e con il resto d’Europa dovrebbe vivacizzare i flussi di vacanzieri e rilanciare le attività di albergatori, titolari di stabilimenti balneari, baristi e ristoratori. Le compagnie aeree e gli operatori del settore ferroviario hanno ricominciato a viaggiare in sicurezza, ma avranno bisogno di aiuti economici massicci per evitare di dover licenziare lavoratori.

Ma tra le riforme strutturali che l’Europa ci chiede v’è certamente quella della giustizia e della burocrazia. Fino a quando i tempi di una causa civile nel nostro Paese saranno biblici, ben difficilmente le imprese straniere verranno in Italia per investire risorse e avviare attività produttive in grado di assorbire manodopera e di rimpinguare le casse del fisco italiano. Occorre velocizzare al più presto la macchina giudiziaria, dando certezze ai cittadini e alle imprese, affinchè i diritti vengano tutelati ma evitando la paralisi connessa alle lungaggini dei processi.

C’è anche l’annoso tema del terrore che hanno gli amministratori locali nel firmare qualunque atto amministrativo, qualunque provvedimento o delibera per paura di essere chiamati a rispondere di cose delle quali non sono assolutamente responsabili. Di qui la necessità di riformare al più presto il reato di abuso d’ufficio, per velocizzare i processi decisionali e consentire agli amministratori locali di spendere celermente le risorse a disposizione, finanziando grandi opere e iniziative in grado di produrre reddito e di riavviare la macchina economica.

Occorre dunque incidere sul funzionamento della pubblica amministrazione per rendere il sistema Paese più competitivo. Le riforme strutturali sono indispensabili per consentire all’Italia di recuperare quei 13 punti di Pil che il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha agitato come spauracchio nei giorni scorsi, parlando del rischio tracollo che incomberebbe sul nostro Paese.

Per realizzarle occorrerà stabilità politica e condivisione delle scelte anche con le opposizioni. Ma in Parlamento la maggioranza è dei Cinque Stelle, che hanno sempre proposto soluzioni ben diverse da quelle attualmente indispensabili, soprattutto nel campo della giustizia (abolizione della prescrizione, con inevitabile allungamento all’infinito dei processi). C’è da sperare che l’emergenza attuale porti i pentastellati ad abbandonare i catastrofici programmi di decrescita infelice coltivati fin qui.