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Ong nel business dei migranti, il "segreto" che tutti conoscevano

Ora non si può parlare solo di sospetti, ma emergono anche indizi e prove sul ruolo delle Ong nel business dell'emigrazione clandestina. La procura di Trapani indaga su esponenti di Ong, fra cui il leader no-global Luca Casarini. Sarebbe stato assiduo il contatto fra gli scafisti e le navi del volontariato del Mediterraneo. 

La nave Mediterranea

I sospetti e anche numerosi e corposi indizi ed elementi di prova erano ben visibili già da molti anni, ma solo oggi il business delle Ong nei flussi di immigrati clandestini diretti in Italia dalla Libia comincia a venire a galla e soprattutto a venire analizzato in profondità dalla giustizia italiana.

Mentre la nave Sea Watch 3 ha appena sbarcato in Sicilia 363 clandestini raccolti nelle acque libiche e la Sea Watch 4 ha ripreso il mare dopo sei mesi di fermo amministrativo nel porto di Palermo, una bufera giudiziaria si sta abbattendo su alcuni protagonisti del business dell’immigrazione illegale travestito da operazione umanitaria. La procura di Trapani indaga su 4 esponenti di Ong per eventi accaduti tra il 2016 e il 2017 sospettando soccorsi di clandestini attuati in accordo con i trafficanti.

L'inchiesta ha preso il via nel 2018 ed esamina uno dei periodi più caldi nei flussi migranti illegali dalla Libia considerato che nel 2016 giunsero in Italia 181mila clandestini e nel 2017 altri 120 mila. Per gli inquirenti alcune Ong avrebbero attuato soccorsi dopo accordi stretti direttamente con i trafficanti in almeno dieci episodi che hanno visto coinvolta le navi Iuventia dell'Ong tedesca Jugend Rettet, la Vos Hestia di Save The Children e la nave Vos Prudence di Medici Senza Frontiere. Le ultime due navi imbarcavano e portavano in Italia i clandestini raccolti dalla più piccola Iuventia che poteva così restare operativa a ridosso delle coste libiche e continuare a “fare il pieno” di clandestini.

L’inchiesta guidata dai pm Brunella Sardoni e Giulia Mucaria coordinati dal procuratore Maurizio Agnello, si avvalgono anche delle prove raccolte da un poliziotto imbarcato sulle navi sotto copertura, che includerebbero foto e video. Le navi delle Ong coinvolte avrebbero falsificato anche le comunicazioni con le autorità italiane lanciando l’allarme per interventi di ricerca e soccorso che in realtà sarebbero stati semplici trasbordi dai barconi e gommoni dei trafficanti dei clandestini. Falsificati, nell’ipotesi di reato, anche molti documenti del soccorso mentre oltre a segnalare ai trafficanti la posizione delle navi per facilitare l’arrivo dei barconi, le Ong inquisite avrebbero addirittura restituito agli scafisti i giubbotti di salvataggio indossati dai migranti illegali al momento del soccorso.

Poche ore prima dell’annuncio dell’inchiesta di Trapani, a Ragusa erano state rese note rese note le accuse alla Ong Mediterranea che opera con la nave Mare Jonio, che si sarebbe fatta pagare oltre 100mila euro dagli armatori del portacontainer danese Mersk Etienne per imbarcare in mare i 27 clandestini raccolti dal mercantile nell’agosto 2020 e rimasti per 38 giorni sulla nave in attesa che qualcuno ne autorizzasse lo sbarco. L'11 settembre i migranti illegali vennero trasferiti sulla Mare Jonio che ottenne il via libera a sbarcarli a Pozzallo.

Tra gli indagati l'ex leader no-global Luca Casarini, il capo missione di salvataggio Beppe Caccia (ex assessore al Comune di Venezia nella giunta Cacciari ed ex consigliere regionale in Veneto dei Verdi), il regista Alessandro Metz e il comandante Pietro Marrone. "Le indagini fin qui svolte, corroborate da intercettazioni telefoniche, indagini finanziarie e riscontri documentali, hanno permesso di far emergere che il trasbordo dei migranti effettuato dall'equipaggio della Mare Jonio - si legge in una nota della Procura - è stato effettuato solo dopo la conclusione di un accordo di natura commerciale tra le società armatrici delle due navi, accordo in virtù del quale la società armatrice della Mare Jonio ha percepito un ingente somma quale corrispettivo per il servizio reso".

Difficile ipotizzare se le due inchieste indichino o meno una maggiore attenzione della magistratura nei confronti delle attività delle Ong il cui atteggiamento, anche senza voler ipotizzare complicità con i trafficanti, ha sempre costituito un incentivo e un fattore di attrazione per l’immigrazione illegale e un valido supporto commerciale per chi gestisce questi traffici. La questione potrebbe avere un impatto diretto sul governo Draghi, specie ora che al ministero dell’Interno siede il sottosegretario leghista Nicola Molteni, che insieme all’allora ministro Matteo Salvini aveva preparato i Decreti Sicurezza e acerrimo nemico dell’immigrazione illegale.

“Serve chiarezza immediata, occorre contrastare con ogni mezzo lecito il traffico di esseri umani” ha dichiarato il leader leghista Matteo Salvini, aggiungendo ieri che “credo siamo solo all'inizio". Del resto la Lega chiede all’attuale governo una svolta sul tema dell’immigrazione illegale, ridotta ai minimi termini proprio quando Salvini sedeva al Viminale ma che a causa dell’approccio del governo Conte 2 sta tornado a essere una grave emergenza in un’Italia messa anche economicamente in ginocchio da Covid e lockdown prolungati. Già nel 2020, con quasi 35 mila sbarcati, i flussi sono raddoppiati rispetto al 2019 ma quest’anno rischiano di crescere fino a 75/100 mila. Dall’inizio dell’anno al 4 marzo sono sbarcati in 5.661, il doppio dei 2. 553 dello stesso periodo del 2020 e quasi 20 volte i 281 sbarcati nei primi 60 giorni del 2019.

Mentre alcune Ong finiscono sotto accusa sembra invece sgonfiarsi l'indagine sul presunto coinvolgimento dell’Agenzia europea per le frontiere (Frontex) nel respingimento di migranti illegali tra le coste greche e turche. Il rapporto ha scagionato Frontex da qualsiasi illecito in 8 casi pur rilevando che in 5 altri episodi "non è stato possibile risolvere completamente gli incidenti oltre ogni ragionevole dubbio".

Lo sfruttamento dei flussi migratori illeciti viene preso di mira in maniera crescente da molti Stati europei e in Gran Bretagna ha indotto il ministro dell’interno britannico, Priti Patel, a proporre di estendere la pena detentiva da 3 anni all’ergastolo per i trafficanti di esseri umani dopo che, dall’inizio dell’anno, i clandestini sbarcati attraverso il Canale della Manica hanno superato le 500 unità, quasi il doppio dello stesso periodo dello scorso anno. Equiparando uno scafista a un assassino il governo britannico di Boris Johnson mira a scoraggiare tali attività criminali attraverso la Manica.