a cura di Benedetta Frigerio
  • Jihad

Padre Maccalli è vivo

Padre Pier Luigi Maccalli è vivo. Un breve video di 24 secondi diffuso nei giorni scorsi dal gruppo jihadista forse legato ad al Qaeda che lo ha rapito lo mostra vestito con abiti tradizionali e con una folta barba bianca. Il sacerdote della SMA, Società per le Missioni Africane, era stato sequestrato nella notte tra il 17 e il 18 settembre del 2018 in Niger, vicino al confine con il Burkina Faso, nel villaggio di Bomoanga, una parrocchia che fa parte della diocesi della capitale Niamey. Da allora non si erano avute sue notizie certe, ma non si era mai persa la speranza. Insieme al sacerdote nel video compare un altro italiano di cui non si sa molto, Nicola Chiacchio, sequestrato in Mali dove forse si era recato per turismo. Entrambi prendono la parola per dire il proprio nome e la data: 24 marzo. Padre Maccalli al momento del sequestro si trovava in Niger da 11 anni. I suoi superiori lo descrivono attivo nello sviluppo di scuole e strutture sanitarie e nella formazione di giovani agricoltori. Inoltre era impegnato nel contrasto di pratiche tradizionali come la circoncisione e l’escissione il che gli aveva attirato una certa ostilità. La regione del Niger in cui è stato rapito da alcuni anni è destabilizzata dalle incursioni di gruppi jihadisti che si ritiene abbiano le loro basi in Burkina Faso e in Mali e che agiscono indisturbati, in totale libertà di azione. Nel dicembre 2019 è stato ucciso il capo di un villaggio a circa dieci chilometri da Bomoanga e in un altro villaggio, a una quarantina di chilometri di distanza, i jihadisti hanno ucciso lo stregone, colpevole di celebrare sacrifici rituali secondo la religione tradizionale. Si spera che il video preluda a una richiesta di riscatto o comunque all’avvio di trattative per la liberazione dei due italiani sequestrati. Il 14 marzo in Mali sono stati liberati un altro italiano, Luca Tacchetto, e la sua compagna di nazionalità canadese, Edith Blais, che erano stati rapiti il 16 dicembre 2018 in Burkina Faso, mentre erano in viaggio per raggiungere il Togo.