a cura di Benedetta Frigerio
  • CINA

Pechino approfitta del virus per distruggere chiese

Demolizione di una chiesa a Yixing, nel Jiangsu

Il regime comunista cinese approfitta dell’epidemia di coronavirus per accelerare la sua persecuzione dei cristiani. La dura realtà emerge in una drammatica testimonianza rilasciata all’emittente statunitense Fox News, Todd Nettleton, portavoce di The Voice of Martyrs (una Ong che aiuta i cristiani perseguitati nel mondo).

Approfittando del fatto che tutti i cittadini fossero (e siano tuttora) costretti a stare chiusi in casa, le amministrazione locali hanno demolito chiese e rimosso croci, senza aver alcun problema di resistenza dei fedeli o disordini dei cittadini locali. I funzionari della provincia dello Jiangsu, ad esempio, hanno ordinato la demolizione della chiesa di Xiangbaishu nella città di Yixing. L’opera di demolizione è stata comunque filmata e diffusa da Bob Fu, il fondatore di China Aid. Un’altra organizzazione cristiana, la Compagnia Cristiana Cinese dei Giusti, ha diffuso il video di una grande croce rimossa da una chiesa nella contea di Guoyand, nella provincia dell’Anhui.

Nella provincia dello Shandong, durante la chiusura totale di tutti i luoghi pubblici, chiese incluse, una direttiva ha vietato di tenere Messe online. Quindi, al di là del divieto di assembramento dei fedeli, per motivi sanitari, sono state vietate le funzioni stesse. La direttiva, come è tipico del regime comunista di Pechino, non è stata emessa direttamente dal Partito, ma dalle stesse organizzazioni cristiane ufficiali, così da farla apparire come una scelta libera interna alla Chiesa stessa. I latori sono infatti il Consiglio cristiano cinese della provincia dello Shandong e la locale Chiesa delle Tre Autonomie (protestante). Costringere le Chiese ad autocensurarsi: un modus operandi che si spera non venga imitato in Occidente.