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Piroso shock contro Gasparri: e la deontologia?

Il giornalista Antonello Piroso si scaglia su Twitter contro il collega Maurizio Gasparri invocando la “pulizia etnica (intellettuale)”. La parentesi usata non giustifica un’affermazione inaccettabile, che fa seguito a delle dichiarazioni (legittime) del politico forzista contro la droga e il Ddl Zan. Opportuno un intervento del Consiglio di disciplina dei giornalisti.

Nei giorni scorsi sia i magistrati amministrativi che i commercialisti, con solenni decisioni dei rispettivi vertici, si sono dati norme più severe sull’utilizzo dei social. Più sobrietà nei toni, più cautela nell’accettare richieste di amicizia, meno faziosità nella pubblicazione di contenuti, maggiore rispetto della dignità di colleghi e personaggi pubblici: queste le principali regole che i magistrati dei Tar e del Consiglio di Stato e i commercialisti e revisori contabili sono chiamati a rispettare per non incorrere in sanzioni disciplinari e per salvaguardare quindi la propria immagine e la reputazione della categoria alla quale appartengono.

I giornalisti queste norme le hanno già dal 2016, cioè da quando è entrato in vigore il Testo unico dei doveri del giornalista, che all’articolo 2 impone agli iscritti all’Ordine di rispettare la deontologia professionale anche quando pubblicano informazioni, commenti, opinioni sui propri profili social. Le cronache quotidiane, però, sono ricche di esempi di violazioni di tale principio, soprattutto da parte di giornalisti di punta che arrotondano il loro stipendio con comparsate televisive ed esternazioni sopra le righe anche nelle cosiddette piazze virtuali come Facebook o Twitter.

L’ultimo a spararla grossa e ad offendere un suo collega è stato Antonello Piroso. Un suo tweet velenoso contro Maurizio Gasparri, politico di centrodestra ma anche giornalista, ha scatenato reazioni veementi da parte di ampi settori della politica italiana (non solo di centrodestra) e l’indignazione dell’Ordine dei giornalisti.

«Maurizio #Gasparri è un politico (mio e vostro stipendiato, peraltro) così Seducente, Coinvolgente, Convincente, che ogni volta che lo ascolto mi vedo costretto a rivalutare il concetto di pulizia etnica (intellettuale)», si legge nel tweet di Piroso di domenica sera, giorno di Pasqua.

L’aver messo tra parentesi la parola “intellettuale” non solleva per nulla l’autore del tweet dalla responsabilità di aver evocato una categoria, quella della pulizia etnica, inaccettabile in qualsivoglia scambio dialettico. E che cosa avrebbe detto di così sconveniente l’esponente di Forza Italia per meritarsi quel commento?

Gasparri ultimamente si è dimostrato molto attivo nel dibattito sulla droga e sui diritti civili, temi sui quali le sue opinioni sono diametralmente opposte a quelle di Piroso. Nella polemica sul conferimento della delega in materia di lotta alla droga alla ministra grillina per le politiche giovanili Fabiana Dadone, proprio Gasparri aveva assunto una posizione fortemente critica nei confronti del premier Mario Draghi, considerato l’atteggiamento fortemente antiproibizionista della stessa Dadone. Gasparri aveva colto l’occasione per ribadire la sua netta contrarietà a qualsiasi forma di legalizzazione di droghe. Anche sul disegno di legge Zan in materia di omofobia il senatore azzurro si era detto contrario alla sua approvazione, esprimendo concetti riconducibili alla difesa dell’unicità della famiglia naturale.

Tutte argomentazioni esclusivamente politiche, che attengono alla sacrosanta libertà d’espressione di un politico e che quindi non possono essere in alcun modo accompagnate da offese gratuite e, come in questo caso, da frasi di cattivo gusto, addirittura evocative dello sterminio.

La reazione di Gasparri non si è fatta attendere: «Devo essere grato perché la “pulizia etnica”, cioè la soppressione fisica, invocata per me sui social da Piroso, e seguita da insulti da lui causati, viene derubricata a “intellettuale”, ovvero la soppressione totale del mio diritto di espressione? Riservandomi ogni altra iniziativa chiedo pubblicamente al presidente dell'Ordine dei giornalisti Verna, nella mia qualità di appartenente allo stesso, come devo immaginare sia anche chi invoca per me “pulizia etnica” sui social, se è compatibile con l’apparenza al giornalismo un linguaggio simile e se il sacrosanto diritto di critica deve essere espresso in queste forme, degne di ben altre orrende condotte e situazioni».

Bene ha fatto Carlo Verna, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, a prendere subito le distanze da quell’orribile tweet: «Oso persino sperare che a scrivere su Twitter di rivalutazione del concetto di pulizia etnica (intellettuale) sia un omonimo dell’iscritto all’Ordine del Lazio Antonello Piroso». L’affermazione di Verna, che non manca di esprimere solidarietà a Gasparri, è seguita da tante dichiarazioni di vicinanza al parlamentare azzurro principalmente da suoi colleghi di partito. Tra i tanti, il forzista Giuseppe Moles, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria, che richiama il valore dell’autodisciplina: «Sarebbe opportuno prima di scrivere riflettere un pochino di più anche per evitare di sdoganare ulteriormente l’uso di un certo linguaggio».

Mostrare i muscoli sui social è uno sport sempre più diffuso nella società multimediale, che in certe situazioni, come questa, somiglia più a una giungla. Oltre che auspicare l’immediata apertura di un procedimento disciplinare nei confronti di Piroso da parte del Consiglio di disciplina dei giornalisti del Lazio, sarebbe davvero opportuno richiamare gli organi rappresentativi delle diverse categorie professionali, giornalisti in primis, ad una maggiore sensibilizzazione degli iscritti rispetto al tema dell’autodisciplina sui social, elemento indispensabile per evitare la barbarie dei leoni da tastiera e per consentire un corretto esercizio della libertà di espressione in Rete.