• UN PIEDE IN DUE SCARPE

Recovery Fund: Spagna e Italia incapaci di procedere

Uniti nell’assalto alla libertà di educazione nei propri Paesi, Sanchez e Conte si muovono all’unisono nel tentativo di scaricare i probabilissimi ritardi nell’approvazione del Recovery Fund sui nemici interni. Questa diabolica strategia sinora non ha sortito gli effetti sperati. In tutto ciò, emerge con forza come le coalizioni politiche al governo di Spagna e Italia non siano in grado di svolgere alcuna azione diplomatica verso i propri partner socialisti in Europa.

Il prossimo 19 giugno si terrà, in video conferenza, la riunione del Consiglio europeo. Sarà la prima riunione nella quale i capi di stato e governo prenderanno atto ed inizieranno a discutere la proposta di Recovery Fund della Commissione Europea; un incontro tutt’altro che risolutivo e sul quale molte ombre aleggiano, a causa delle diverse e distanti posizioni di vari paesi e blocchi regionali. È sconfortante notare, ancora una volta, che il tadem Conte-Sanchez anteponga la ricerca di consenso politico e polemico interno, piuttosto che impegnarsi diplomaticamente nel convincere i paesi critici verso il Piano Von der Leyden a sostenere le misure proposte. Nei giorni scorsi sia l’italiano Giuseppe Conte sia lo spagnolo Pedro Sanchez hanno polemicamente invitato i leader delle rispettive opposizioni a persuadere i loro alleati europei (Orban ed il PPE) ad approvare il piano europeo favorevole ad Italia e Spagna. Una mossa politica che la dice lunga sulla scomparsa del senso dello Stato e della responsabilità istituzionale.

La debolezza politica delle diplomazie di Spagna ed Italia è tutta condensata in questi polemici inviti agli oppositori interni. Uniti nell’assalto alla libertà di educazione nei propri paesi, Sanchez e Conte si muovo all’unisono nel tentativo di scaricare i probabilissimi ritardi nell’approvazione del Recovery Fund sui nemici interni. Questa diabolica strategia sinora non ha sortito gli effetti sperati. L’ “uomo nero”, Orban, ha prontamente risposto a Conte, attraverso un messaggio a Salvini, dicendosi più che pronto con tutti i paesi di “Visegrad” a sostenere le ragioni dell’Italia a patto che l’Italia sostenga le ragioni dei paesi del Centro Est europeo. La responsabilità dunque è tutta e solo sulle spalle del Governo italiano e della sua diplomazia, non certo della opposizione né di altri paesi europei.

Medesimo risultato per la provocatoria polemica di Sanchez nei confronti di Casado, leader del Partito Popolare spagnolo. L’invito del Primo Ministro iberico, alla giuda di una coalizione populista di sinistra simile a quella italiana, ha invocato la comune responsabilità dei partiti di opposizione ed il dovere comune di ricostruire il paese. Pablo Casado non ha certo telefonato ai cristiani democratici olandesi o austriaci per intercedere a favore di Sanchez. No, la posizione dei popolari spagnoli è chiara: «Siamo responsabili e perciò chiediamo un confronto reale e una chiara condivisione delle misure economiche e sociali per la ricostruzione ed il rilancio della Spagna». Ovvero, nessun sostegno a priori per le proposte stataliste del Governo Sanchez che seguita a difendere la sua coalizione politica con Podemos e i  Comunisti.

In tutto ciò, emerge con forza come le coalizioni politiche attualmente al governo di Spagna ed Italia non siano in grado di svolgere alcuna azione diplomatica verso i propri partner Socialisti, Liberali e della Sinistra europea. La polemica verso i Popolari e i Conservatori Europei è uno specchietto per allodole con il quale si tenta maldestramente di nascondere quanto e come i diversi paesi a guida Socialista e Liberale vogliano modificare radicalmente il Recovery Fund. La solidarietà tra “Visionari Europei” è stata capace di dividersi il potere istituzionale, ma ora è scomparsa. L’ impaccio di Sanchez e Conte è palese nel vedere come i leader e primi ministri di Svezia (Governo di Socialisti e Sinistra), Danimarca (Governo di Socialisti e Sinistra) e Olanda (Governo di Liberali e cristiano democratici) siano i peggiori avversari del Recovery Fund.

I peggiori nemici di Italia e Spagna sono oggi loro vecchi soci di caminetto. È comprensibile l’imbarazzo, lo è meno la spocchia polemica di due governi molto simili per coalizioni politiche, programmi e supposti legami con Venezuela. La confusione regna al pari delle comiche prese di posizione degli ultimi giorni. Un bagno di umiltà e realismo sarebbe necessario a Sanchez e a Conte, entrambi dovrebbero prender atto che i paesi di Visegrad non sono autoritarismi antidemocratici, che tra i propri amici liberali ci sono paesi (Olanda) con problemi sistemici di razzismo. È dura riconoscere che il Governo Socialista finlandese e quello Popolare ungherese hanno, contemporaneamente rinunciato ai propri poteri straordinari emergenziali negli scorsi giorni, difficile ammettere che il modello sociale e sanitario socialista svedese è fallito, ma è indispensabile avere un atteggiamento di apertura ai dati della realtà per ogni azione e responsabilità politica.

Incaponirsi nella illusione del doppio binario, da un lato approvando leggi liberticide e stataliste con l’appoggio dei propri alleati di sinistra, dall’altro invocando il consenso interno ed europeo alle opposizioni per eventuali riforme strutturali, è frutto di una comicità che sfiora la follia. Coloro che invocano un ritorno alle virtù del dopoguerra, impersonate da De Gasperi e Togliatti, presumono che esista una coscienza della storia civile ed istituzionale italiane oggi ignorata o, ancor peggio, triturata nella barbara polemica politica italiana.