• SANTA MARIA IN AQUIRO

Roma e la Madonna di Lourdes, storia di un quadro conteso

In una delle più antiche chiese romane, Santa Maria in Aquiro, è custodito il primo dipinto delle apparizioni di Lourdes realizzato nell’Urbe. Il quadro fu commissionato da un romano che aveva recuperato miracolosamente la vista bevendo l’acqua della fonte indicata dalla Vergine a Bernadette. E quello stesso dipinto fu al centro di un’incredibile contesa, in cui venne interpellato perfino il Papa.

 

Lourdes e la Francia. Lourdes e i Pirenei. Lourdes e Maria. Si potrebbe continuare nel cercare “binomi” che ormai fanno parte dell’immaginario collettivo. Ma, in questa ricerca, potrebbe risultare assai difficile menzionare il seguente binomio: Lourdes e Roma. Eppure, c’è un episodio assai particolare che lega le due città: la prima, speciale culla - si potrebbe dire - della devozione mariana; l’altra, la famosa “culla del Cristianesimo”. Ma cosa lega Roma e Lourdes? Complice - felicemente complice - di questa particolare “accoppiata” è una chiesa. Una chiesa che si trova nel pieno centro della Capitale, a pochi passi dal Pantheon e da Palazzo di Montecitorio. Una delle più antiche chiese di Roma; tanto ricca di storia, quanto poco conosciuta. È Santa Maria in Aquiro.

Sulla fondazione di questa chiesa - di mirabile bellezza architettonica e artistica - possiamo trovare alcune fonti che la collocano tra la fine del IV e l’inizio del V secolo. Secondo il Liber pontificalis la chiesa di Santa Maria «a Cyro» fu rinnovata dalle fondamenta, abbellita e ampliata da papa Gregorio III (731-741). Ma, senza soffermarci troppo sulla storia di questa chiesa - seppur interessante -, focalizziamo la nostra attenzione su una cappella in particolare. Entriamo, dunque, in questa chiesa. Nella terza cappella a sinistra troviamo un quadro. Si tratta della prima raffigurazione delle apparizioni di Lourdes realizzata a Roma, dipinta davvero poco tempo dopo i mirabili avvenimenti della Francia che - all’epoca - destarono tanto stupore nel mondo intero. Il quadro risale al 1873, ma giunse a Santa Maria in Aquiro solo nel 1882, dopo essere stato ospitato in altre chiese del centro di Roma.

La storia di quest’opera è alquanto affascinante. Anno 1873: un cittadino romano, perduta la vista, nel bere l’acqua della fonte miracolosa di Lourdes riesce a recuperarla prodigiosamente. Avviene, allora, una grazia: a sue spese, l’uomo aveva fatto dipingere un quadro raffigurante l’apparizione dell’Immacolata Concezione alla piccola Bernadette. Il quadro prima viene posto nella chiesa di San Lorenzo in Lucina per poi essere trasferito presso la Chiesa di Santa Rita da Cascia delle Vergini. Iniziò così una forte devozione a quell’immagine: papa Pio IX, colpito da tutto ciò, volle elevare la pia unione che si era costituita in questa chiesa ad arciconfraternita, con facoltà di aggregare altre confraternite, grazie a un suo breve del 27 agosto 1875. Il quadro, nel 1880, fu poi trasportato prima a Santa Croce dei Lucchesi, poi a San Rocco all’Augusteo. Infine nella chiesa di Santa Maria in Aquiro.

La tela è di autore ignoto. La figura della Vergine sovrasta il quadro. È grande, Maria. Come la sua bellezza, la sua tenerezza. Uno sguardo amorevole verso Bernadette, piccola. È in ginocchio. In completa e tenera genuflessione verso la Mamma, la “Bella Signora”. Si scorge, in quel capo chino, accettazione e abbandono completo in Maria. È così speciale l’incontro: Maria nella grotta - un po’ stilizzata - è una figura sublime. Ai suoi piedi, nascono rose. Dove Maria passa, non possono che esserci vita, profumi, colore e bellezza, sempre. La piccola Bernadette - anche lei, quasi stilizzata - ha una cuffia bianca, un vestito color rosso (quasi porpora) con una mantellina color senape. Il quadro, per chiunque entri nella chiesa, rimane impresso nella memoria. Ma il colore, forse, che più rimane nel cuore e nella mente del fedele è l’oro: le dodici stelle che circondano il volto della Vergine sono ben evidenti.

In merito al passaggio dalla chiesa di Santa Rita delle Vergini a quella “in Aquiro” c’è un episodio assai singolare. Entra in scena, a questo punto, la figura della marchesa romana Cecilia Serlupi Crescenzi. La famiglia Serlupi Crescenzi era molto nota nella Capitale per la sua devozione, per il suo amore alla Chiesa e al romano pontefice. A lei era stato affidato il quadro affinché ne avesse cura, per il passaggio tra le due chiese. Prezioso il suo diario riguardo a tali avvenimenti. La tela era stata trasportata nella chiesa di Santa Maria in Aquiro perché in Santa Rita si stava procedendo al restauro del tempio cristiano. Ma, una volta terminati i lavori, la chiesa rivoleva indietro il quadro. La marchesa ci narra che il popolo andò addirittura “dal padre curato cui dissero che badasse bene a non farlo togliere né giorno né notte, perché in tutte le ventiquattr’ore vi erano persone che si davano la muta a sorvegliare ciò che accadeva, e che se si azzardassero di cercare di portarlo via, avrebbero dato un segnale e sarebbe successo uno scandalo”.

La tela doveva rimanere nella nuova chiesa. Da questo momento nasce una vera e propria contesa fra le due chiese romane. Il parroco della chiesa di Santa Rita non voleva però desistere dal suo intento: la tela doveva ritornare nella sua chiesa. Fu allora che la marchesa - grazie al suo temperamento forte, deciso - chiese addirittura udienza a papa Leone XIII in persona: “Se il Santo Padre mi dà ragione tanto meglio, altrimenti, se il popolo ce lo consentirà, ciò che non sarà, il Comitato porterà il quadro in casa dell’eminentissimo cardinal vicario (non alle Vergini…) e lì il Comitato si dimetterà in massa e metteremo sul giornale il resoconto del nostro agire, semplicemente, senza astio alcuno». Il quadro rimase, così, in Santa Maria in Aquiro, dove ancora oggi si può ammirare nei suoi vivi colori, nelle sue forme.