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San Frediano, Zita e il miracolo dei fiori

A Lucca sorge la basilica di San Frediano, ricordata per il miracolo di Santa Zita la quale, avendo nascosto nel grembiule del pane destinato ai poveri, onde evitare che fosse scoperta Dio tramutò il pane in fiori.

San Frediano

Nella sua Commedia Dante identifica Lucca con Santa Zita i cui concittadini iniziarono, del resto, a venerare ancor prima che fosse canonizzata, diffondendone il culto velocemente anche fuori le mura. Zita, di umili origini, era andata a servizio, giovanissima, presso una famiglia benestante, dimostrando dedizione per il lavoro e amore per i più bisognosi. Sospettata di furto, un giorno incontrò il suo padrone che le intimò di aprire il grembiule, effettivamente rigonfio di pane avanzato e destinato ai poveri. Ella rispose che vi erano solo fiori e fronde e così fu: dalla sua veste uscirono rose e fiori. Il miracolo viene ricordato ogni anno il 27 di aprile quando a Lucca si riempiono di piante di tutti i tipi e colori la piazza S. Frediano e le vie circostanti. 

Qui sorge la basilica dove la Santa riposa. È il luogo di culto più antico della città nella cui cripta è sepolto lo stesso Frediano che lo fondò nel VI secolo intitolandolo ai tre santi leviti Lorenzo, Stefano e Vincenzo. Fu molto caro ai longobardi tanto che per anni gli venne attribuito l’appellativo di Basilica Longobardorum.

Nel 1112 ebbe inizio una fase di ricostruzione che si concluse nel secolo successivo con l’ornamentazione a mosaico della parte superiore della facciata che rappresenta, con modi bizantini, l’Ascensione di Cristo nella mandorla sostenuta da Angeli e la teoria degli Apostoli, un tempo affiancati alla Vergine, la cui immagine andò perduta con l’apertura della monofora centrale.

La chiesa ha una semplice pianta basilicale paleocristiana, con abside e tre navate suddivise da elementi romani, sia colonne che capitelli. L’aspetto medievale è ancora preminente, nonostante gli interventi di ristrutturazione successivi grazie ai quali le mura e le cappelle laterali si arricchirono di pale d’altare ed affreschi. Per la cappella della famiglia Trenta, costruita nel XV secolo, fu Jacopo della Quercia a realizzare il bel polittico con la Madonna col Bambino e i Santi Lorenzo, Girolamo e Frediano

Di particolare pregio è il fonte battesimale, vero capolavoro di arte romanica locale, il cui artefice, che firma il lavoro, fu senz’altro affiancato da altre maestranze, come la discrepanza di stile nelle diverse parti dimostra. La fonte lustrale racconta, nel rilievo scultoreo, le storie di Mosè, tra cui il passaggio del Mar Rosso dove i soldati del Faraone, curiosamente, sono vestiti come cavalieri medievali per rendere attuali quei fatti accaduti in un remoto passato.