Santa Maria Crocifissa Di Rosa

La fondatrice delle Ancelle della Carità, santa Maria Crocifissa Di Rosa (1813-1855), si curò sempre di trasmettere a tutte le sue figlie in Cristo la centralità dell’adorazione eucaristica, come sorgente di amore per il prossimo. Un secolo dopo la sua morte terrena sarà lei, secondo la testimonianza di Pierina Gilli, a guidare la veggente di Montichiari in molte apparizioni di Maria Rosa Mistica

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La vocazione alla santità era chiara fin dall’infanzia nella fondatrice delle Ancelle della Carità, santa Maria Crocifissa Di Rosa (1813-1855), sesta di nove figli, nata a Brescia da genitori nobili e devoti, che la battezzarono come Paola Francesca Maria. Fu in particolare la madre a educarla alla pietà cristiana.

Un fatto può aiutare a capire quale amore per Dio animasse Paolina, come veniva chiamata da piccola, e la ricca fede trasmessale in famiglia. Dopo la Confessione e la Cresima, ricevute nel 1820, la bambina, come si legge nella sua Positio super Virtutibus, «confessò alla mamma che la invidiava, quando la vedeva ricevere l’Eucaristia. […] Allora la mamma le insegnò la Comunione spirituale, e Paola usò di quel mezzo per essere vicina a Gesù». «Questa faceva non solo ogni giorno ma anche più di frequente, mettendo le sue delizie nelle Visite a Gesù Sacramentato, che entrò subito come la cosa più cara nel regolamento di vita che si prefisse a 8 anni».

La profonda devozione per l’Eucaristia, che ricevette per la prima volta nella Pasqua del 1823, divenne in breve la sorgente delle premure che manifesterà verso i bisognosi di ogni tipo. A 11 anni, rimasta orfana della madre, il padre la mandò per l’educandato dalle Visitandine, dove a un certo punto, non accontentandosi della semplice visita giornaliera che lei e le compagne di collegio facevano al Santissimo, chiese e ottenne di poter fermarsi mezz’ora davanti al tabernacolo. E, riferiscono gli atti della sua causa di beatificazione, «richiesta una volta dal direttore cosa dicesse al Signore in tale occasione, rispose ingenuamente: “Chiedo qualche cosa da patire”».

Uscita dal collegio rientrò in famiglia, declinando l’offerta di un possibile matrimonio, e a meno di 18 anni fece voto di verginità perpetua. In quel periodo, già sotto la guida spirituale di monsignor Faustino Pinzoni, prese a occuparsi delle operaie in una filanda del padre ad Acquafredda e dei poveri in un altro piccolo comune bresciano, curandosi dei loro bisogni materiali e spirituali. Arrivò il 1836, anno in cui a Brescia scoppiò il colera, mietendo vittime su vittime: la santa, sentendosi chiamata da Dio e consigliatasi con il suo direttore spirituale, chiese al padre il permesso di assistere in ospedale le donne colpite dall’epidemia. Il genitore acconsentì e il 24 giugno Paola, insieme alla nobile Gabriella Echenos Bornati (1798-1844), entrò nel nosocomio bresciano.

Mesi dopo il colera finì, ma quell’esperienza in corsia diverrà la base per la costituzione quattro anni più tardi della Pia Unione delle Ancelle della Carità: Paola (superiora), Gabriella (vicaria) e altre 30 compagne, superate alcune divergenze con la direzione, il 18 maggio 1840 iniziarono ufficialmente il loro servizio all’ospedale femminile di Brescia. Le Ancelle, che intanto si erano dedicate anche all’educazione dei sordomuti e all’assistenza domiciliare, si diffusero presto in altre città italiane e all’estero: la fondatrice si curò sempre di trasmettere a tutte le sue figlie in Cristo la centralità dell’adorazione eucaristica. Ottenuta l’approvazione pontificia e poi imperiale, l’opera divenne una congregazione religiosa e Paola, il 18 giugno 1852, ne vestì l’abito assumendo il nome di Maria Crocifissa.

La santa fu chiamata all’incontro eterno con lo Sposo il 15 dicembre 1855, all’età di 42 anni. Il giorno prima, nel suo testamento spirituale, aveva lasciato scritto: «Quello che vi raccomando, o figliole, è una grande carità. Abbiate carità prima fra di voi, poi con le povere ammalate.  Nel vostro operare abbiate di mira solo la gloria del Signore; operate, solo, solo per Lui; nell’assistere le ammalate considerate non la creatura, ma la persona stessa del Signore. Date tutto il tempo prescritto agli esercizi di pietà. Siate esatte nell’osservanza delle sante Regole, anche nelle più minute. Fatevi scrupolo anche delle cose più piccole, specialmente delle mancanze di carità. Dio vi benedica!».

Un secolo più tardi, nel 1944, sarà lei, secondo la testimonianza di Pierina Gilli (1911-1991), allora postulante presso le Ancelle della Carità e in isolamento per la meningite, ad apparire alla veggente di Montichiari, recandole la guarigione. E ancora Maria Crocifissa, il 24 novembre di due anni più tardi, come farà in seguito diverse altre volte, fece da guida a Pierina nella prima apparizione di Maria Rosa Mistica - una mariofania dai contenuti ricchissimi e fortemente eucaristici, che oggi la Chiesa, pur non riconoscendo ancora le apparizioni, sta via via approfondendo (vedi qui e qui). La santa le rivelò che la Signora che stava vedendo era la Madonna e che le tre spade conficcate all’altezza del suo Cuore Immacolato avevano un preciso significato: «Primo: per le anime religiose che tradiscono la loro vocazione. Secondo: per riparare il peccato mortale di queste anime. Terzo: per riparare il tradimento dei sacerdoti che si rendono indegni del loro sacro ministero. Particolarmente mi raccomandò - scrisse Pierina - la santificazione dei sacerdoti, dicendomi: “Se questi saranno santi, tante anime si santificheranno”». Preghiera, sacrificio e penitenza le richieste per cooperare al piano divino.

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