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Scandalo Alibaba: vende bambole sessuali per pedofili

Child sex dolls, bambole sessuali con sembianze di minori e anche piccolissimi: sono vendute da Alibaba, colosso cinese dell'e-commerce. «Vengono modellate su bambini veri, usando immagini prese dai social», rivelano reportage citati da Collective Shout. Perché il governo comunista cinese consente tale incitamento alla pedofilia?

Domande, risposte e un disclaimer: di seguito si parla di “child sex dolls”, cioè di “bambole sessuali” con fattezze di minori e anche di piccolissimi, con tanto di particolari che potrebbero disturbare. Anche parecchio.

1. Che cos’è Alibaba? L’Alibaba Group Holding Limited, o semplicemente Alibaba Group, è una multinazionale cinese colosso dell’e-commerce (uno dei più grandi del mondo) che ha sede a Hangzhou, nella provincia orientale dello Zhejiang, nella Repubblica Popolare Cinese, dove è stata fondata nel 1999.

2. Cosa vende Alibaba.com sulle proprie piattaforme online? Praticamente di tutto, come tutti i giganti dell’e-commerce. Alibaba vende però anche “sex toys” in forma di bambole modellate «sui corpi di ragazzine in età pre-puberale, di bimbetti e di neonati». Questa citazione letterale è di Collective Shout, un’organizzazione grassroots australiana senza scopo di lucro che combatte lo sfruttamento sessuale in tutte le forme, e continua così: «L’indagine condotta per una settimana intera dal nostro team ha scoperto un gran numero di bambole che replicano le fattezze di bambini, commercializzate con etichette quali “ragazzina”, “seno piatto” e “bambole sessuali per uomini”. Le forniscono 18 aziende. Alcune bambole sono lunghe appena 65 centimetri, ovvero le dimensioni di un bambino di sei mesi. La responsabile delle nostre campagne, Melinda Liszewski, che ha indagato su queste bambole utilizzando l’app di Alibaba e uno pseudonimo, si è poi vista recapitare parecchi “aggiornamenti”, fra cui dei video che illustrano bambole nude anatomicamente del tutto realistiche e il modo in cui utilizzarle». Un altro particolare: «I loro corpi, i loro tratti facciali e il loro peso sono analoghi a quelli di bimbi veri, ma sono pure progettati per ricevere il pene di un adulto. Alcuni reportage sulle aziende che producono bambole legate a questo tipo di abusi sessuali indirizzati ai minori rivelano che le bambole vengono modellate su bambini veri, utilizzando immagini reperite sui social media».

3. È legale questo commercio? «Nel 2019», osserva Collective Shout, «l’Australia ha approvato una norma federale che mette fuori legge gli abusi sessuali indirizzati a minori che vengano praticati attraverso questo tipo di bambole. L’emendamento alla legge contro lo sfruttamento sessuale dei minori del 2019 amplia infatti la definizione di materiali atti a compiere abusi verso minori proprio per comprendervi anche le bambole sessuali in foggia di bambino, rendendone illegale il possesso, l’utilizzo di mezzi che servano a pubblicizzarle o a promuoverle, nonché l’uso di servizi postali per spedirle. Alcuni Stati hanno anche adottato provvedimenti specifici per vietarle».

4. Alibaba vende ancora queste bambole? Dopo la campagna scatenata da Collective Shout, sembra che alcune di queste bambole siano «state rimosse, mentre invece molte altre permangono. Abbiamo chiesto alle principali società di emissione di carte di credito e alle compagnie che trasferiscono denaro in modo sicuro, le quali processano transazioni relative a questi materiali ricavandone percentuali ‒ tra cui Visa, Mastercard, PayPal, Western Union e MoneyGram ‒, di sospendere immediatamente l’attività». Intanto la pressione sul gruppo Alibaba continua sui social media attraverso l’hashtag #AlibabaChildSexDolls.

5. È la prima volta che accade? No, Alibaba ha venduto “child sex dolls” già nell’aprile 2018, venendo analogamente costretta a ritirarle piuttosto celermente dalle reazioni pubbliche.

6. Qual è la differenza tra le “child sex dolls” del 2018 e quelle del 2020? La differenza è il 2019, anno in cui, a settembre, il governo neo-post-comunista cinese ha rafforzato il controllo su Alibaba e su altre 99 società private, quale «ultimo suo sforzo in ordine di tempo atto a esercitare un’influenza sempre maggiore sul massiccio settore privato del Paese». Come osserva l’agenzia di stampa finanziaria internazionale Bloomberg, infatti, già «nel 2001 il Partito Comunista ha accettato i cosiddetti “capitalisti rossi”, ovvero degli imprenditori privati, consentendone poi l’ingresso nell’assetto legislativo del Paese un anno dopo».

Conclusione. Dove si sbaglia dicendo che il governo neo-post-comunista cinese sa bene, e quindi consente, magari persino positivamente sfrutta, questo palese incitamento alla pedofilia, ovvero uno dei crimini peggiori di sempre, lasciando che tale perversione continui indisturbatamente fino a quando, e se, qualcuno non se ne renda conto e protesti vigorosamente? Forse che la pedofilia rientri nel giro mentale descritto dal famoso slogan «Arricchirsi è glorioso» - che magari Deng Xiaoping (1904-1997) non ha mai pronunciato letteralmente, ma che descrive perfettamente lo spirito della nuova Cina da lui inaugurata - con cui il regime ha aperto al crony capitalism, il capitalismo clientelare, per salvarsi dalle catastrofi causate, anche a livello economico, dalla lucida follia ideologica di Mao Zedong (1893-1976)? Forse che il «socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era» di Xi Jinping consideri pure la pedofilia uno strumento di espansione, di dominio e di potere atto a rimodellare la globalizzazione in versione cinese nel quadro della «Belt and Road Initiative» (Nuova via della seta)?