• NUOVI “DIRITTI”

Scozia e Danimarca, la pedofilia culturale si fa norma

Il governo scozzese è in procinto di promuovere nelle scuole di ogni ordine e grado la nuova “Guida per l’educazione Lgbti”, che contrappone bambini e genitori e cancella il dato maschile/femminile. In Danimarca ecco un cartone animato sulla Tv pubblica con il personaggio dal pene lunghissimo e salva-bambini. Nuovi abusi sui minori, che riecheggiano le “Comuni” degli anni Settanta.

Viviamo in un mondo che si riempie la bocca di “diritti del bambino” e contemporaneamente attenta al loro pudore, inculca confusioni perverse e promuove gli abusi pedofili. Tutto torna al punto di partenza: eliminato Dio, non rimane che l’egoismo. In Scozia e in Danimarca, per esempio, sono emerse delle iniziative che (francamente) sfiorano la follia pura e una violenza senza precedenti verso i bambini.

Il governo scozzese, dopo anni di tentativi, è in procinto di promuovere nelle scuole di ogni ordine e grado la nuova “Guida per l’educazione Lgbti”. La guida è un aggiornamento della precedente per “Sostenere i giovani transgender”. È stata redatta per la prima volta da Lgbt Youth Scotland nel 2017. Il governo aveva originariamente approvato la guida, ma ci aveva ripensato dopo le proteste di chiese cristiane, movimenti e associazioni di famiglie. Nella guida si incoraggiano gli insegnanti a sostenere i bambini che desiderano “cambiare genere”, a non informare i genitori se il loro bambino inizia a identificarsi come transgender e consiglia loro di informare le autorità locali nel caso di genitori che si oppongano alla pretesa identità transgender del loro bambino.

Il Sunday Times ha rivelato che l’esecutivo scozzese sembra intenzionato ad approvare la nuova guida: una road map che delinea “una sequenza di eventi che una scuola può intraprendere per informare e poi sostenere un alunno trans”. Le linee guida prevedono, tra l’altro, iniziative e programmi sin dal ciclo primario, rivolti a bimbi tra i 5 e 6 anni: “Opzioni di gioco neutre dal punto di vista del genere; elogi e complimenti uguali per tutti; evitare ogni possibile separazione o suddivisione tra maschi e femmine durante la permanenza in aula o attività di classe; utilizzare libri e risorse che eliminano gli stereotipi di genere (maschio/femmina) e promuovere quelli che includono l’identità transgender; partecipare alle giornate commemorative per i transgender”. Sorvoliamo per pudore e ribrezzo sul seguito dei programmi per i cicli di studio superiori.

La responsabile dell’associazione dei Giovani Lgbt scozzesi, Caitlin Wood, ha confermato la notizia: “Penso di poterlo dire, quindi lo dirò ora. Ma quella particolare guida sarà presto una guida del governo scozzese, il che è davvero emozionante… Questo dovrebbe anche fornire alle scuole informazioni chiare ed esplicite su ciò che il Governo si aspetta dall’applicazione di un tale programma, così come noi stessi abbiamo descritto nel nostro sito web”. La guida semplicemente dimentica ogni diritto e patria potestà dei genitori, erode i compiti educativi degli insegnanti (obbligati a promuovere la conoscenza dell’ideologia Lgbt e a sostenere le “scelte” dei bimbi), abolisce i diritti degli alunni che dichiarassero di non essere “transessuali”.

Le proteste non mancano, compresa l’opposizione da parte delle femministe di Women and girls in Scotland che sono contrarie alla ‘svolta’ educativa perché essa “non considera le esigenze di altri gruppi di giovani, maschi e femmine, e ignora ogni loro diritto alla privacy”.  Le femministe scozzesi sono sul piede di guerra anche per la decisione del governo di modificare la legge del 2018 sulla rappresentanza di genere nelle amministrazioni pubbliche: l’esecutivo della premier Nicola Sturgeon vuole includere nella definizione di donna anche i maschi, così da sdoganare i ‘trans’.  Il governo va per la sua strada, direzione baratro sociale e civile della nazione. A febbraio si celebrerà nelle scuole del Paese il “Mese della Storia LGBTI”, profumatamente finanziato dal governo.

In questi giorni, dopo alcune stravaganti e inquietanti iniziative (come le misure a favore dell’immigrazione Lgbti con semplice autodichiarazione e i programmi televisivi per bambini con bella mostra di donne e uomini nudi che descrivevano la propria sessualità, rispondevano a domande dei bimbi su anatomia e rapporti sessuali), è spuntata una nuova serie sulla televisione pubblica: un cartone animato, il cui protagonista è un umano con un pene lunghissimo (grazie al quale aiuta bambini e adulti a scampare pericoli), sta provocando l’ennesima protesta. La serie animata si basa sulla vita del personaggio John Dillermand e sulla sua virilità sovradimensionata. Rivolto a bambini dai quattro agli otto anni, il cartone animato segue le prove e le tribolazioni del gigantesco “pisellino” di John accompagnate da commenti espliciti. “Non c’è quasi nulla che non possa farci. Può salvare il mondo, se gli è permesso”. La Tv pubblica danese DR, equivalente alla nostra Rai, è stata costretta a difendere il cartone dopo le critiche seguite all’episodio di debutto.

Nella sua pagina ufficiale su Facebook, l’emittente pubblica ha pure insistito sul fatto che l’obiettivo del programma è quello di “rendere i bambini più a loro agio con il proprio corpo”. Non sorprende che John Dillermand e il suo pene gigante abbiano diviso gli spettatori, con alcuni che sostengono che sia inappropriato per i bambini.

Noncurante delle critiche che grandi e piccoli giornali del mondo hanno mostrato per l’iniziativa, Erla Heinesen Højsted, una psicologa clinica che lavora anche con la Tv pubblica danese, ha difeso il programma sul Guardian esaltando la figura del protagonista del cartone animato, cioè quell’impulsivo di “Dillermand che alla fine fa sempre la cosa giusta con il suo pene” e persino salva i bambini dai leoni!

Ecco, appunto, un pene di un adulto che salva i bimbi dai leoni cattivi come lo chiamate? Vogliamo chiamarlo abuso di minori o pedofilia culturale? Questa violenza e il corrispondente lassismo che va diffondendosi nei confronti della dignità e del pudore dei bambini è una delle inaccettabili conseguenze della perdita della bussola del mondo attuale. Non solo. Non possiamo dimenticare che nelle “Comuni” socialcomuniste degli anni Settanta, in varie città europee, da Parigi a Francoforte, proprio le nudità, lo scoprirsi, il raccontare di rapporti e sensazioni tra bambini e adulti era la regola. L’ipocrisia con la quale le nostre società e certi giuristi parlano di “supremi diritti dei minori” rende, se possibile, ancor più tragica la cornice culturale e politica in cui tutto ciò sta accadendo. Non c’è nulla di civile in tutto ciò, solo un raffinato maquillage della peggiore barbarie umana, alla quale tutti dovrebbero ribellarsi.