• PUGLIA

Se la sinistra insegue le lobby gay

Si avvicinano le imminenti elezioni al Comune di Bari e alla Regione Puglia e come accade dovunque si vota, chi si candida vuole ingraziarsi le potenti lobby omosessualiste, che non costituiscono solo un serbatoio di voti, ma spesso sono in grado di determinare chi vince e chi perde. 

Il sindaco Emiliano

I primi ad essere monitorati dall’Ufficio LGBTQI – acronimo di Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer, Intersessuali - istituito il 17 maggio dal Comune di Bari, saranno i dipendenti dell’amministrazione. Attraverso un’indagine conoscitiva, sarà rilevato il loro livello di omofobia.
La notizia è stata data in occasione della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, fortemente voluta dal Sindaco della città, per il quale “il tavolo LGBTQI sarà un dolcissimo omaggio alla famiglia tradizionale”.

La nuova struttura “dovrà promuovere tutte quelle iniziative atte a superare le discriminazioni, volte a creare un clima sociale di rispetto delle differenze, svolgendo una funzione sia conoscitiva sia operativa”. Nelle intenzioni iniziali, dovrà anche servire alla nascita di una casa famiglia “per tutti coloro – si afferma - che sono stati rifiutati dai genitori dopo aver fatto outing”. S’intravvedono le imminenti elezioni al Comune di Bari e alla Regione Puglia – previste per il prossimo anno – e come accade dovunque si vota, chi si candida vuole ingraziarsi le potenti lobby omosessualiste, che non costituiscono solo un serbatoio di voti, ma spesso sono in grado di determinare chi vince e chi perde. Com’è accaduto nel 2005 con Nichi Vendola, che strapazzò Raffaele Fitto.

A distanza di otto anni, il leader locale del Pdl ancora non si capacita di aver perso in una regione da sempre di “destra”, che premiò il candidato dichiaratamente omosessuale. Da allora, l’anima pugliese ha svelato la sua identità, ancestrale, direbbe Vendola. E’ stato un moltiplicarsi di iniziative, di associazioni che accedono ai finanziamenti regionali, di film, come quello di Ferzan Ozpetek, Le mine vaganti, girato in Puglia, che tratta il tema della omosessualità, sostenuto e sponsorizzato dall’Apulia Film Commision, l’ente regionale che promuove la cultura cinematografica.

Siamo nella Regione del Governatore che “non vuole stare in un acronimo”, quello dei Dico, come ha dichiarato qualche mese fa durante un dibattito con Rosi Bindi. “A 54 anni – ha aggiunto Vendola - voglio dire che mi voglio sposare con il mio compagno. Rivendico questo. Come cittadino, come persona e come cristiano voglio poter vivere una discussione vera e chiedere al mio Stato e alla mia Chiesa per quale motivo progetti d'amore non possono essere liberati da un tappo di Medioevo che tante volte ha ferito la nostra vita.
Prendiamo quello che è possibile, si dice. Ma è con questa logica che abbiamo uno standard di diritti civili da repubblica islamica, perché abbiamo rinunciato a una battaglia di principio. Invece voglio poter dire anche in Italia che abbiamo diritti interi e non dimezzati".

Sulla scia di queste dichiarazioni, si pone il Sindaco del capoluogo, Michele Emiliano, che in occasione dell’apertura dell’Ufficio LGBTQI, dichiara: “Festeggiamo non solo l’apertura di quest’ufficio, ma la riuscita di un metodo di lavoro inclusivo fondato sulla partecipazione, che ci ha consentito di recuperare in pochi mesi 20 anni di ritardo.

Ci siamo mossi come un grande coro dove le differenze non sono state motivo di conflitto ma di grande arricchimento reciproco. E, cosa non secondaria, abbiamo mantenuto l'impegno preso un anno fa, rispettando i tempi previsti.
Dopo nove anni di governo questo ufficio rappresenta un'eredità importante per chi verrà dopo". Il “grande coro” è quello di una politica al servizio di un’ideologia, quella omosessualista, che vuole rendere “normale” e “naturale” quel che “normale” e “naturale” non è. Una politica che istituisce tavoli e uffici LGBTQI, patrocina cortei sguaiati che si svolgono per le strade delle città e si allinea a quella corrente di pensiero relativista che come un carro armato si aggira per l’Europa.

Tutti si mobilitano per decretare la distruzione dell’istituto familiare, che per sua natura – qui, senza virgolette – deve essere costituito da un uomo e una donna che intendano procreare. Altro che “dolcissimo omaggio alla famiglia tradizionale”. Si può dire, in fondo, che la politica, per suoi interessi palesi e biechi, abdica in questo campo, al suo ruolo primario, che non è quello di servire un’ideologia, ma di dire la verità e di concorrere, così, a difendere i principi fondamentali sui quali si fonda la società occidentale.